Il Guazzabuglio
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Gli esami non finiscono mai - Ah che inizio di stagione per Kamil Glik! Malgrado un campionato di B da assoluto protagonista, in molti mettevano in discussione il suo posto da titolare al centro della difesa in coppia con Ogbonna. La serie A? Non è cosa per lui, troppo lento per via di quel fisico da guardia svizzera. Non è adatto a contrastare attaccanti più agili e meglio dotati di lui nei fondamentali: così gli espertoni! Kamil però non ha battuto ciglio. A Siena miglior uomo in campo: nella ripresa pareva Rambo per come sradicava palloni di testa e di piede, commettendo tra l'altro pochissimi falli. Prestazione di tutto relax contro il Pescara vista l'inconsistenza offensiva degli abruzzesi. Infine sufficienza ampiamente meritata domenica scorsa. Non poteva certo marcare stretto Milito quando ha segnato con una folgore dai 25 metri su un passaggio sbagliato di Gazzi: chi poteva prevedere un episodio del genere? Sul raddoppio di Cassano tutta la difesa granata è andata al bar per la finta del solito diabolico Principe: vogliamo inchiodare sulla croce il buon Glik per due episodi così? Ora però viene il difficile: marcare i signori Maxi Lopez a Genova, Di Natale mercoledì in casa, e poi Denis a Bergamo contro la Dea. Tre sfide all'OK Corrall da affrontare con grinta, determinazione e lucidità. Tre sfide per dimostrare, caro Kamil, che non hai riconquistato il posto nella tua Polonia a caso. Anche se gli esami, per te come per Ventura che ti ha fortemente voluto, non finiscono mai!
Provaci ancora, Steva! - Veneziano. Così era definito un tempo l'attaccante che, palla incollata al piede, tendeva a fare il fenomeno ignorando sia i compagni smarcati sia il difensore avversario ormai pronto a non abboccare alle sue finte. Alen Stevanovic nelle sue prime gare in serie A sta incarnando alla perfezione questa figura. Sarà la foga con cui si lancia sulla sua fascia di competenza. Oppure sono le aspettative riposte su di lui da un mister che ebbe il coraggio di lanciarlo quando era ormai considerato un oggetto misterioso da impacchettare e da rispedire all'Inter. Sta di fatto che il 21enne di Zurigo fatica a ritrovarsi in questo primo scampolo di stagione. A Genova forse tirerà il fiato per via del cambio di modulo: con Vives probabile finta ala a sinistra, sarebbe Alessio Cerci a occupare la destra giocando più a ridosso delle due punte Bianchi e (forse) Meggiorini. Non te la prendere Steva! Il tuo momento non è ancora arrivato, ma di ali destre che saltino l'uomo con la tua potenza in serie A io francamente non ne vedo!
Last boat to Cairo - Alla conquista di La7 con la regia occulta di un noto produttore cinematografico tunisino già in affari con Mediaset e ora azionista di maggioranza in Sportitalia. Poi a caccia di un ritiro invernale a Dubai per il Toro, nella speranza di attrarre l'interesse di qualche emiro disponibile a investire nella serie A italiana. Quel che scrive oggi il nostro Federico Danesi a proposito del presidente Cairo su http://www.toronews.net/index.php?action=article&ID=29543 fa riflettere e assai sul destino che attende il club di Via Arcivescovado. E' svolta per il sesto club italiano come numero di tifosi? Finalmente si vanno a reperire nuove risorse finanziarie per far partire un progetto serio e di lunga durata che cancelli i precedenti quattro anni di delusioni cocenti? Urbano Cairo e il suo staff hanno compreso che il Toro deve essere non solo una grande del calcio italiano ma anche un brand (cioè un marchio commerciale) da esportare in tutto il mondo? Last boat to Cairo, l'ultima nave a Cairo. Parafrasando un celebre hit dei Madness, la band londinese degli Anni 80 che fece ballare lo ska in tutto il mondo, questa è davvero l'ultima nave – intesa come scialuppa di salvataggio e come apertura di credito – che il popolo granata lancia all'imprenditore alessandrino. Al quale domandiamo speranzosi: quando cominceranno a calare all'Olimpico frotte di appassionati stranieri a caccia di biglietti allo stadio, magliette griffate, visite alla città di Torino e al Museo della Memoria Granata? E, per favore, non ditemi che sto sognando a occhi aperti! Passando in auto per via Filadelfia ho visto l'altro giorno una famigliola di africani parcheggiare la station wagon con targa estera e farsi fotografare impettiti con le loro magliette granata sotto la stele del vecchio Fila: è frutto della globalizzazione, amici!
Renato Tubère
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