Il torinismo è anacronistico
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Avevo già visto più di una volta questo film e questa scena, ma ieri sera mi ha colpito in modo molto particolare. Mi trovavo, infatti, a casa di un mio paziente e amico il quale ha tristemente fatto notare come sia una scena che nel calcio non sarebbe minimamente possibile vedere. I motivi li conoscete bene: questo calcio non è più uno sport, è semplicemente una sorta di borsa dove una piccola lobby di S.p.A. si spartisce potere economico. E purtroppo (o per fortuna, chissà…) il nostro Toro non ne fa parte; non potrà mai competere con i petroldollari, con i soldi di tre televisioni o con i soldi delle autovetture. E questo porta inevitabilmente un disillusione forte. Basti vedere come la maggior parte dei miei pazienti ha reagito alla ormai prossima partenza di Angelo Ogbonna: quasi come fosse ovvia, come se fosse scontato che un giocatore di livello così alto (nonostante i molti problemi fisici avuti, lui lo è davvero) non possa in nessun modo rimanere. Ed è anche quello che sta succedendo per Alessio Cerci, di cui si spera possa rimanere ‘’ancora’’ un anno ma di cui si conosce già l’inevitabile futuro lontano dal granata.
Magari sperare in un ritorno alla gloria del Grande Torino è pura utopia, ma sarebbe quanto meno il minimo poter anche solo sperare di competere con le ‘’maxi-potenze’’ italiane ed europee… anche se a pensarci, se ciò accadesse, avrei molto lavoro da psicologo in meno, ma alla fine per il Toro questo ed altro!
Riccardo Agnello
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