La crociata di Cairo e il futuro del Toro
Non è un continente per vecchi. Romantici. La guerra intestina che si è aperta in Europa tra la Uefa e l'Eca da una parte e le Leghe nazionali ed i club medio piccoli dall'altra, come ben spiegava Anthony Weatherhill qualche giorno fa nella sua rubrica su queste colonne, non ha, ahimè, nulla di romantico alla base. Ogni scontro di potere che si rispetti deve essere ammantato da un velo di ideologia o di sentimento per essere fatto digerire e sentito proprio dall'opinione pubblica, ma le motivazioni che lo generano e gli obiettivi a cui tendono le parti in causa sono di solito molto concreti e di mero interesse economico. Non fa eccezione questa disputa che, a sorpresa, vede Urbano Cairo in prima fila alla guida dello schieramento dei club medio piccoli contro le big. Ora, chiunque abbia seguito negli ultimi quattordici anni le gesta del nostro presidente, può, a ragion veduta, aspettarsi molte cose da lui, ma non che si erga a paladino di una causa filantropica. Cairo è un imprenditore che ha sempre saputo perseguire ottimamente i propri interessi, creandosi quasi dal nulla un impero non certo grazie ai suoi slanci affettivi o passionali. La stessa vicenda della costruzione del Filadelfia, e dell'unico milione messo, è la più lampante dimostrazione di quanto appena detto…
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Capirete quindi che l'approvazione verso le parole di Cairo nella sua invettiva a margine della riunione delle Leghe europee in quel di Madrid ("la Super Champions così com'è concepita significherebbe la fine del calcio") è pari solo allo stupore di vederlo guidare una crociata di principio. E anche l'attacco diretto ad Andrea Agnelli, se da un lato è una cosa da stropicciarsi gli occhi e gonfiare il petto per l'orgoglio per ogni tifoso granata, dall'altro suona sospetto alla luce delle mille occasioni avute in passato di fare lo stesso e mai sfruttate. Cosa spinge Urbano Cairo ad esporsi così tanto rispetto al suo solito e a vestire gli inusuali panni di capo popolo? Sia chiaro, io condivido in pieno la posizione che ha preso riguardo l'ipotetica Super Champions dell'Eca e le sue conseguenze e spero vivamente che lotti fino in fondo assieme a Tebas e agli altri rappresentanti dei club medio piccoli per difendere quel poco di essenza sportiva che è rimasta nel calcio moderno, però non posso non domandarmi perché proprio adesso.
Certo la difesa dell'orticello Torino è un buon movente, ma non mi pare abbastanza, o quanto meno non mi pare sufficiente a scaldare il cuore di un presidente che non è noto per essere un tifoso appassionato e viscerale. Vorrei illudermi che il presidente si stia spendendo così tanto perché prevede una presenza fissa del Toro in Europa nelle prossime stagioni e dunque ci tiene a che le porte delle coppe restino il più aperte possibili per ottenerne un beneficio pro domo sua. Però l'Europa è stata frequentata solo una volta dal suo Toro e anche quest'anno è ancora da conquistare sul campo in queste tre ultime giornate, quindi ben lontana dall'essere una certezza (a proposito, se malauguratamente non ci si qualificasse, della rosa attuale cosa accadrebbe, smantellamento o rilancio?).
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C'è quindi una doppia chiave di lettura per spiegare gli ultimi accadimenti: la prima vede un presidente ambizioso, con amicizie di peso nel calcio internazionale, che si espone per il futuro europeo del suo Torino, la seconda un abile politico che cavalca un tema molto sentito dalla massa di tifosi scontenti e che gli garantisce visibilità e prestigio a livello personale. Ovviamente mi auguro che sia la prima la versione più vicina alla realtà, più che altro perché sono sempre in attesa che gli allori raccolti in questi anni dal presidente si bilancino prima o poi con quelli che raccoglierà la squadra e, di conseguenza, i suoi tifosi, cioè noi. La prima cartina tornasole delle mosse presidenziali, comunque, saranno gli arbitraggi delle prossime tre partite: da lì capiremo già molto della bontà o meno, in sede di stanza dei bottoni, della strada intrapresa da Cairo. Sperando per una volta di vedere un finale diverso dal solito…
Da tempo opinionista di Toro News, do voce al tifoso della porta accanto che c’è in ognuno di noi. Laureato in Economia, scrivere è sempre stata la mia passione anche se non è mai diventato il mio lavoro. Tifoso del Toro fino al midollo, ottimista ad oltranza, nella vita meglio un tackle di un colpo di tacco. Motto: non è finita finchè non è finita.
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