Toro News Columnist La lavagnetta tutta estera
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La lavagnetta tutta estera

Riccardo Levi
In questa pausa nazionali, in cui purtroppo ancora una volta l’Italia ha fallito l’accesso al mondiale, in casa granata c’era una sensazione altrettanto incommentabile, neanche un italiano in nazionale maggiore

La sveglia di oggi, 1º aprile 2026, è stata tutt’altro che felice per tutti quegli italiani che, per la terza volta consecutiva si vedono volare via il sogno azzurro di anche solo partecipare al Mondiale. La partita di Zenica purtroppo si commenta da sola: l’errore in tackle di bastoni al 41’ è una sentenza vera e propria, una discesa libera culminata con la nostra eliminazione una volta ancora.

Il Toro, emblema di quanto il calcio italiano abbia bisogno di una riforma istituzionale

Se oggi il calcio italiano si ritrova ancora una volta fuori dal Mondiale, allora forse è arrivato il momento di smettere di guardare soltanto il risultato finale e iniziare a mettere davvero sotto la lente tutto ciò che c’è dietro. Il primo grande tema è quello delle giovanili e delle squadre B: in Italia manca ancora un vero ponte tra Primavera e professionismo, e non è un caso se l’ultimo passo per tanti ragazzi diventa il più complicato. Il campionato Primavera resta troppo distante dal calcio dei grandi per intensità, pressione, ritmo e responsabilità, e così tanti talenti finiscono per perdersi proprio nel momento più delicato della loro crescita. All’estero questo passaggio viene accompagnato, strutturato, quasi protetto; da noi invece resta troppo spesso affidato al caso o alle possibilità di pochissimi club. E anche qui il problema è istituzionale, perché senza una Federazione forte, presente e capace di sostenere un progetto comune, tutto resta spezzato. Sono sempre più evidenti i casi in Italia di giovani che necessitano più possibilità e il Toro, così come molte altre squadre d’Italia è e sarà sempre pieno di quei famosi “what if”…

Rimanendo in tematiche molto presenti in casa granata si inserisce poi la logica del risparmio ad ogni costo, che porta molte società a trovare più conveniente pescare all’estero piuttosto che investire davvero su un percorso interno. Non per una questione ideologica, ma economica: fuori si spende meno, si rischia meno e si trovano profili più accessibili, spesso provenienti da contesti in cui il mercato consente margini più ampi. Il problema, però, è che così il calcio italiano si impoverisce due volte: perde identità e perde anche la capacità di costruire valore in casa propria. Se diventa più facile comprare fuori che formare dentro, allora il sistema ha già fallito a monte. Ed è proprio qui che il Toro diventa emblema di un problema più grande: senza controlli reali, senza incentivi concreti, senza una direzione comune tra FIGC e Lega Serie A, ogni società resta libera di navigare a vista, e chi vive solo di tagli e convenienze finisce per trascinare con sé anche il resto del sistema. Per questo non è più solo una questione granata: è il segno evidente di quanto il nostro calcio abbia bisogno, con urgenza, di istituzioni vere, presenti e credibili, ma soprattutto di una riforma profonda. Perché la terza mancata qualificazione consecutiva al Mondiale non può più essere letta come un incidente: è il risultato di anni di errori, assenza di visione e scelte che hanno progressivamente allontanato il calcio italiano da sé stesso. E se l’amministratore delegato della Lega Sere A come scusante avrà la solita morale sulla pirateria beh, penso si commenti da solo…


RICCARDO LEVI

Riccardo è più che un semplice studente con il calcio nel cuore perché ha sangue granata nelle vene. Appassionato da sempre del Toro, coltiva il sogno di diventare match analyst grazie al suo entusiasmo per schemi e tattiche calcistiche. Analitica, dettagliata e mai scontata, nella sua rubrica Riccardo offre analisi tecniche e tattiche approfondite delle partite del Toro, esplorando oltre il risultato e mostrando ciò che sfugge a un occhio superficiale.


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