Mi sono laureata in fantascienze politiche non so più bene quando. In ufficio scrivo avvincenti relazioni a bilanci in dissesto e gozzoviglio nell’associazione “Brigate alimentari”. Collaboro con Shakespeare e ho pubblicato un paio di romanzi. I miei protagonisti sono sempre del Toro, così, tanto per complicargli un po’ la vita.
Meitè, colpo di una notte di mezza estate
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Comprato e subito pronto a partire per il ritiro di Bormio, immersione Toro.
Lo abbiamo messo nella borsa della spesa dell’estate, Meitè. Una spesuccia di giocatori che tra quelli infilati dentro e quelli tirati fuori dalla borsa, è costata un pelo meno di venti milioni di euro – come saldo tra venduti e comprati - , la quinta borsa della spesa in campionato, più costose ci sono quelle della opulenta Juve (200), Atalanta (30), Napoli (23) e Inter (21).
Mi stimolano i colpi di mezza estate, l’altr’anno c’era stato N’Koulou, quest’anno lui, Meitè. Nomi francesi da ripetere più volte a voce alta per azzeccarne la pronuncia, perché poi bisogna scandirli con precisione quando fanno gol. E lo fanno gol, caspita se lo fanno!
Meitè lo individui subito in centro al campo: quasi un metro e novanta di forza, la struttura fisica non deve essere spiegata. Ma non gli manca neanche la tecnica per indirizzare volitivamente il pallone. Quello su cui più dovrà lavorare è la tattica – parole sue – che in Francia trova meno spazio nella preparazione. Le altre parole che ha speso, sono state per dire che il Toro ha carattere, e lui quello vuole conquistare, il carattere Toro.
Meitè arriva da uno scambio col Monaco, la nostra contropartita è stato Antonio Barreca, una dipartita sofferta, piena di affetto per un ragazzo sicuramente cresciuto col carattere Toro, pronto a portarselo in giro per il mondo, quel carattere.
A chi ha chiesto a Meitè se a Monaco avesse parlato di Toro con Glik – Glik Glik Glik…non resisto, devo dirlo almeno quattro volte – , lui ha risposto di sì: mi ha detto che il Toro è una grande squadra, che sa far crescere professionalmente chi ne indossa la maglia.
Perché questo vuole fare Meitè, crescere. Ammira Pogba e Modric, studia le loro movenze, per imparare e migliorare. Fisico e tecnica. Il fisico lo racconta subito che è un parigino ma che le radici affondano nell’Africa sud-sahariana – in Costa d’Avorio – come la maggior parte dei giocatori delle giovanili francesi. Fisico e tecnica che gli permettono di giocare in Ligue 1 con soli 17 anni sotto ai piedi.
Impara a giocare a calcio nell’Auxerre, e nel 2013 viene acquistato dal Lille, per un milione e mezzo di euro. Sempre presente in campionato, non si perde il preliminare di Champions e neanche la fase finale dell’Europa League. È il febbraio del 2016 quando una delle migliori squadre belghe – Zulte Waregem – lo prende in prestito. Insieme vincono la Coppa Nazionale 2017. Il ritorno in Francia ha i colori del Monaco, che a gennaio cerca di valorizzarlo prestandolo al Bordeaux, dove Meitè disputa una grandissima stagione che alza di molto le sue quotazioni – 15 milioni di euro. Questo, inizialmente, chiede il Monaco al Torino. E al Genoa, alla Fiorentina. Ma Petrachi corteggia a lungo e, alla fine, meglio. Il colpo di mezza estate – Meitè – si sogna a Torino.
Meitè si presenta con un ottimo curriculum in fatto di competenze: è uno che legge l’avanzata avversaria e si oppone fisicamente, la ferma, ma con la stessa caparbietà innesca la cavalcata offensiva. I piedi sanno dove e come orientare il pallone e l’occhio vede il gioco, disegna geometrie coi compagni in campo. E se il suo metro e ottantasette non bastasse a spiegarlo, contro l’Inter l’ha dimostrato: il gioco aereo è nelle sue corde.
Meitè fisico e tecnica. Tira fuori il carattere e facci sognare tutto l’anno il nostro colpo di una notte di mezza estate, Soualiho Meitè.
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