''Non lasceremo assassinare il Toro''
Un nove dicembre particolare per me ed alcuni tifosi e Club granata. Un dodici dicembre amaro per tutti. Mercoledì presso il Ristorante IL CANONICO di Carignano dalla granatissima Sig.ra Silvia, si è celebrata, in una grande e suggestiva sala, una Cena Sociale molto particolare del nostro Toro Club C.T.O. Claudio Sala. Duecento tifosi si sono trovati alle 19,30 per un aperitivo molto lungo, prima dell’agape, durato oltre un ora dove, dopo i saluti di rito, è stato presentato per la prima volta in pubblico il progetto azionariato, scaturito da un libro di Luciano Cavagnero “ Se vogliamo possiamo” scritto nel finire del 2006, diffuso in poche copie ed in sordina per lungo tempo e dal quale, da poco più di un mese, è nato dapprima un sito http://www.toromio.net ed immediatamente dopo un gruppo di lavoro che in due incontri presso un importante studio notarile torinese ha già raddoppiato i suoi partecipanti. Un progetto che è ancora giustamente un neonato cantiere aperto, a cui si stanno rapidamente aggregando tifosi, professionisti di vario genere con primi segnali anche di piccole e grandi imprese. Ha già in poco tempo maturato un percorso più lineare e strutturato di quanto emerge dal libro e dal sito, proprio grazie ai contributi dei tifosi partecipanti e non al gruppo. La presentazione alla cena ha dato i segnali attesi: molto entusiasmo ed immediata adesione in alcuni, curiosità in altri, scetticismo in altri ancora, specie in alcuni ex calciatori, convinti che i tifosi non aderiranno perché scottati da altre esperienze. Personalmente essendomi impegnato in questo mese ad aiutare Luciano, ed il suo inizialmente piccolo gruppo, a diffondere l’iniziativa ed avendo incredibilmente riscontrato una rapida adesione di persone semplici, serie, per nulla attratte dalla notorietà per quanto importanti, e soprattutto profondamente granata, ho la netta impressione che questa volta si possa costruire qualcosa di serio, solido e duraturo. Non c’è dubbio che chi è scettico o non crede in questa idea, se non si adopererà per realizzarla o peggio la boicotterà, sarà la prima causa di un eventuale fallimento e non potrà certo vantarsi in un futuro di preveggenza e lungimiranza. Semmai, volente o nolente, attesterà la sua adesione ad un Club piuttosto numeroso in Italia, speriamo meno tra i tifosi granata; quello di coloro che si lamentano spesso della puzza che sentono attorno a loro, scoreggiando a ripetizione e facendo finta di nulla. Il progetto azionariato nei primi mesi dell’anno prossimo avrà un nome ufficiale, degli obbiettivi più delineati, uno statuto e sicuramente uno staff dotato di segreteria e referenti. Sappiate che tutti coloro che non vogliono starsene con le mani in mano o coltivare solo i propri orticelli ma ritengono di avere tempo e risorse per contribuire fattivamente ( al momento non sono previsti versamenti di quote ma una semplice promessa di pagamento ed un eventuale impegno nel presenziare incontri e diffondere il progetto) sono più che ben accetti. Alla cena sono intervenuti anche rappresentanti del Centro Coordinamento e dei Toro Club Punt Masin, La Gru, Roberto Salvadori, Alessandria e Fedelissimi Granata di Roma per il quale si è presentato il presidente Pesce in persona. La solita allegria e gioia ha pervaso tutti i duecento all’arrivo sia di Claudio e Patrizio Sala, Renato Zaccarelli, Roberto Salvadori ed Antonino Asta, sia di Fabio Bernardi che ha accompagnato Rolando Bianchi e Davide Zoboli. L‘allegria durata fino oltre l’una di notte, non ha impedito che si accendessero discussioni ai tavoli sulla situazione attuale della società, della squadra e delle giovanili, sul Filadelfia e sulle prospettive future Anche la redazione di Toro News si è presentata numerosa ad ha gestito, con l’aiuto del nostro capo redattore Nicola Ferraro, alcuni spazi di interviste pubbliche ai calciatori di ieri e di oggi. In contemporanea si svolgeva una riunione importante al Centro Coordinamento, dove ero assente giustificato, ma tenuto informato dal rappresentante del CCTC alla nostra cena. Purtroppo le notizie che ci giungevano a scadenza oraria lasciavano presagire quanto poi è scaturito dal comunicato ufficiale e dal successivo legittimo comportamento allo stadio delle curve. E’ banale scriverlo ma ancora una volta questa cena, come tutte le manifestazioni dei tifosi granata, è stata una splendida dimostrazione di come, nonostante tutto, il Toro, il nostro Toro difficilmente si farà sopraffare dagli eventi e dalle forze distruttive non tanto casuali che lo circondano ormai da lungo tempo. Sabato allo stadio ho seguito con una tristezza infinita nel cuore, questa volta con tutta la mia famiglia al completo, le indicazioni del CCTC. Non abbiamo proferito parola per quindici minuti, osservando la partita ma soprattutto lo scandire dei secondi e dei minuti sugli orologi digitali dei maxi schermi. Il silenzio irreale, rotto solo da qualche isolato applauso dalla tribuna, mi ha ferito come non mai, anche se ho compreso e condiviso la scelta. Quando allo scadere dei quindici minuti la Curva Maratona ha fatto sentire nuovamente la sua presenza con un improvviso e prorompente urlo, che sapeva di rabbia, disperazione ma anche di grande forza, non ho potuto trattenere un pianto a dirotto che ha ammutolito ancora di più moglie e figli, in quanto rara manifestazione del mio stato emotivo. Mi ci è voluto qualche minuto per riprendermi e poi ho iniziato ad urlare come sempre. Non ho voluto mai credere che anche oggi sarebbe finita come è finita, ma i presagi c’erano tutti. Non so più che dire. La formazione messa in campo per me è quella titolare. Il tipo di gioco in casa contro una squadra chiusa e notoriamente abile nel contropiede in trasferta, non poteva che essere quello. Purtroppo le difficoltà di questi ragazzi, che alla fine sono stati comprensibilmente invitati dalla curva a togliersi la maglia, sono inspiegabili se non pensando a qualcosa di sordido che forse tutti pensiamo ma non osiamo o vogliamo credere. Anche l’arbitraggio ancora una volta è stato inquietante , quasi studiato ad arte per farti pensare ad una intransigenza nei confronti del Sassuolo qualora la mettesse troppo sul piano fisico, compensata poi dalla solita strategica segnalazione di fuorigioco inesistenti o negazione di un ennesimo rigore che urla vendetta. C’è tanta amarezza in tutti, e a maggior ragione in coloro che hanno condiviso la gioia di mercoledì, ed ascoltato le promesse di riscatto da parte di Rolando e Davide. Ma all’amarezza si deve contrapporre la fiducia in un progetto che viene da tifosi e che può crescere solo grazie ai tifosi. Non lasceremo morire il Toro, lo difenderemo insieme. Per difenderlo non ci si può più limitare ad urlare o a tacere, non si può pensare di osservare e pontificare, reclamando un presidente o un emiro arabo, e soprattutto non ci si può nascondere dietro la solita frase da ignavi o da furbi: i tifosi facciano i tifosi. I tifosi del Toro sono sempre stati diversi dagli altri tifosi, altrimenti il Toro sarebbe già sparito da un pezzo. Prepariamoci ad una nuova marcia in decine di migliaia, prepariamoci a costruire una muraglia con i nostri corpi e ad impegnare parte dei nostri capitali per un progetto serio che noi ben conosciamo e per ora nessuno sembra intenzionato a regalarci.
© RIPRODUZIONE RISERVATA