Ora tocca nuovamente a noi
Da quello scudetto ne è passata di acqua sotto ai ponti Più di trent’anni sono un pezzo di vita per ciascuno di quelli della mia generazione. Io nel mio piccolo sono stato vicino ancora per diverso tempo a quel Toro che ci aveva dato l’illusione di ricostruire un ciclo. Ho sofferto come tutti osservandone il lento declino, ho superato male la ferita dell’addio di Orfeo Pianelli e poi mi sono silenziosamente allontanato, occupato in gran parte dalla difficile costruzione personale di un futuro. L’università, la ricerca di un lavoro, l’impegno per affermarsi professionalmente, la costruzione di una famiglia. Quanti di noi hanno vissuto questo percorso in modo diverso ma simile! In quegli anni in cui a volte mi sembrava di non avere più la cognizione del tempo, per il vorticoso susseguirsi degli eventi e l’obnubilamento della mente che la stanchezza mai recuperata, per le notti insonni prima sui libri poi nelle interminabili ore di guardia, mi creava, un “settimo” senso continuava a tenermi in contatto con la mia squadra, anche quando mia non sembrava più. A volte era ancora lui, quello strano papà gobbo, che prima da pensionato immancabilmente tradito e dimenticato dalla nota famiglia “ovina”, poi dal letto di una lunga sofferenza, risvegliava in me l’orgoglio di appartenere a questa eroica famiglia granata, telefonandomi spesso affranto per le folli e sempre meno edificanti vicende che si susseguivano, a volte felice per le poche ma sempre “epiche” imprese che nonostante tutto hanno caratterizzato la nostra storia anche in quel periodo. Da uomo onesto aveva accettato l’inevitabile condizione di “gobbo pentito” e quelle sue telefonate, oltre ad infondermi la contraddittoria e tipicamente granata sensazione di gioia e dolore, mi responsabilizzavano nella mia veste di granata da sempre. La mia storia recente è comune a quella di tanti cinquantenni granata, che hanno visto la farfalla granata, il colbacco, lo scudetto del 76, i Borsano, i Vidulich, i Goveani e quant’altro. Che hanno gioito per la nascita dei loro figli e si sono immediatamente preoccupati di fare in modo che non soffrissero ma nemmeno rischiassero di vivere una condizione di “gobbo” o “interista” pentito. Che hanno parlato e raccontato la storia di questi cent’anni di Toro, magari accompagnandoli una volta a Superga, per far comprendere loro che una meravigliosa avventura terrena si può anche tragicamente e prematuramente spegnere, ma proprio perché meravigliosa continua a vivere nel suo ricordo costante e ne trae linfa per una orgogliosa resurrezione. Hanno raccontato ed atteso che si compisse il miracolo che quasi sempre si è compiuto. Tante piccole creature, a volte ancora incerte nel camminare, hanno consapevolmente scelto la strada dell’eroismo, impavido ed onesto vestendosi di granata ed accettando di combattere ad armi impari contro i soliti voraci e disonesti golia del calcio. Da par mia ho avuto l’opportunità di assumere l’inusuale ed inaspettata posizione di presidente di un Toro Club e mi sono rimesso a lavorare per aiutare, nel mio piccolo e con tanti fratelli, il nostro Toro a tornare grande, restando “pulito”. Ho rivisto e fatto amicizia con gli idoli di un passato non così recente come i Sala, i Zaccarelli, i Pulici, avendo la conferma di quanto veri granata fossero e continuano ad essere. Ho iniziato ad incontrare i nuovi volti affacciatisi nel recente mondo societario granata, trasmettendo a voce o per iscritto messaggi che possano, se ascoltati e digeriti, aiutarli nel fare loro i valori del nostro modo di essere. Non c’è più l’ardore di un tempo, si sono in parte esaurite l’energie che profondevo con l’idea un po’ utopica di “ voler cambiare il mondo” in ogni sua virgola sbagliata, anche ma non solo nel calcio. Lascio spesso scorrere e scivolare addosso tanto del marcio che mi circonda e contro il quale una volta lottavo come Don Chisciotte, accorgendomi di aver in gran parte sprecato energie. Ma non si può cambiare ciò che arde dentro: il senso della giustizia assoluta, non quella umana, il disgusto nei confronti dell’ignoranza colpevole come della falsa e presuntuosa cultura, il fastidio per chi mente, ruba, opprime, sfrutta, l’amore ed il rispetto dei principi etici e morali. Tutte queste cose non possono mutare in un uomo che le ha dentro da sempre. In piccolo sai di poterle trovare in questo tifo dal colore granata. Oggi non leggo più “tonnellate” di libri come quarant’anni fa, non ascolto più musica classica, e a volte per pigrizia o contagiato dalla inevitabile frequentazione di bifolchi, perché no anche laureati, preferisco riassumere in brevi espressioni “scurrili” ormai entrate nel vocabolario della lingua italiana, definizioni, concetti, pensieri che richiederebbero fiumi di parole o inchiostro per essere spiegati senza lo stesso risultato. In sostanza mi sono “umanizzato”. Ma dire che la Juve è una “m…”, per esempio, per un buzzurro vestito di granata che non ha nemmeno la consapevolezza di esserlo ( qualcuno c’è, le eccezioni devono pur esistere anche tra di noi! ) è semplicemente uno scurrile, ottuso e frustrato sfogo contro una squadra che ha deciso di considerare nemica. Ma detto o scritto da me come da tanti altri veri granata, assume il suo vero significato “semantico”; chi non lo comprende, non lo accetta o peggio ancora ha la presunzione di offendersi non fa altro che confermare tutto quanto espresso nella sintetica ma efficace definizione. La stessa efficace definizione può essere adottata, senza che nessuno possa permettersi di considerala ingiuriosa, per altre società come ad esempio l’Inter, o attribuita a tutti quegli arbitri o giudici che hanno falsato volutamente e per motivi noti, partite o verdetti in svariate storiche situazioni, anche alle recenti olimpiadi Cinesi. Un vero granata non nasconde queste verità, non ha paura di urlarle. Semmai si sforza in alcune occasioni di utilizzare aforismi, media termini da noti letterati, come ho fatto io usando ad esempio Sciascia per definire quei giornalisti da strapazzo che da sempre fanno a gara per diffondere informazioni false e destabilizzanti a discapito del Toro, per fare notizia e vendere carta straccia. L’articolo in questione “ TORO: QUAQUARAQUA', MASOCHISMO E QUESTIONE MORALE”, che chi ha voglia può andare a leggersi sul sito www.torinoclubcto.com , non ha trovato spazio su Toro News. Ciò nonostante è stato bello vedere come tanti veri granata l’hanno letto e mi hanno scritto sms o e.mail per complimentarsi comprendendo e condividendo. Certo anche tra noi si annidano soggetti che di granata poco o nulla posseggono, ma sono le eccezioni, come eccezioni sono gli uomini onesti ed eroici che per tragico errore si sono legati alla squadra dei pigiami, essendo poi costretti (se veramente onesti) a pentirsi e non poter più gioire delle false vittorie. Non è sufficiente dipingere l’armadietto del proprio spogliatoio di granata, mettersi un cappellino e avvolgersi in una bandiera con questi colori, per essere un vero granata, se poi ci si accompagna più volentieri con soggetti disonesti e viscidi, si predilige la lamentela pesante e pretestuosa, si è immotivatamente presuntuosi ed arroganti. Purtroppo queste “maschere” esistono anche tra di noi, rare ma rumorose, scrivono sui forum e ti disgustano senza pudore, magari occasionalmente seduti al tuo fianco allo stadio. Uno dei motivi per cui quest’anno desisterò nel portare mio figlio allo stadio è questo. E’ sufficiente un idiota in mezzo a cento persone, che al prima errore insulta e bestemmia ( cosa inconcepibile) per rendere disgustoso uno spettacolo che, nella peggiore delle ipotesi è solo triste ( mi riferisco a molte partite viste in questi ultimi due anni). Ma il vero granata è un'altra cosa. Il vero granata sapeva fin dall’inizio di questa lunga estate di “mercato” le cose che io vantavo per iscritto di prevedere e che si sono avverate come in un film già scritto. Non bisognava essere dei veggenti, era sufficiente essere logici ed osservare gli eventi degli ultimi tre anni con razionalità per immaginare quanto è accaduto in questi mesi. Il discusso e solo in minima parte ancora discutibile presidente è andato oltre le logiche aspettative. Non è vero che era in sofferenza economica, che non sapeva come muoversi, che non voleva spendere. Alla faccia di quanti hanno “gufato” in questi mesi, ha fatto scelte oculate e messo mano al portafoglio, a mio parere persino in modo eccessivo. Con l’aiuto di De Biasi e del nuovo D.S. ha voluto trattenere dei giovani talenti come Rubin, Ogbonna, e Malonga, ha richiamato una promessa come Vailatti ed una speranza come Abbruscato, non ha lasciato andar via una bella ma difficile scommessa come Di Michele. Ha sopito le uscite infelici del piccolo capitano, senza togliergli la fascia. Ha rinforzato la difesa con un buon portiere di riserva, un ottimo centrale, un discreto difensore di fascia destra. Ha preso con pochi soldi un centrocampista davvero promettente come Saumel. In attacco è andato sull’usato sicuro con Amoruso ed alla fine ha fatto due colpi mica da ridere come Abate e Bianchi, spendendo oltre ogni ragionevole aspettativa. Io non ho idea se l’acquisto di Bianchi ci darà le stesse soddisfazioni che sembra poterci offrire il giocatore austriaco pagato quasi un ventesimo del primo. So che tutti bene o male lo volevamo. So che nel brutto successo di ieri con il Brescia, Saumel è stato il migliore dei nostri, accompagnato per l’appunto dal solito Sereni, da Pratali, Ogbonna e, manco a dirlo, dallo “ zuccone di Guidonia”. So che potrei scrivere finalmente un articolo non più ironico tipo “ COLPO CAIRO: ABATE E BIANCHI ALLA CORTE DEL TORO”. So che probabilmente non è ancora finita qui. Spero in sostanza che non ci si prenda più in giro, ne escano sui giornali o sui forum altri osceni isterismi. L’organico a disposizione di De Biasi quest’anno, dovessero anche verificarsi le giuste cessioni, come tutti auspichiamo, è secondo solo alle cinque “grandi” (non aggiungo altri aggettivi) del calcio italiano e persino di poco. Nessun’altra squadra può vantare nomi e tasso tecnico di siffatta natura. Sono felice per il mister, persona seria e da Toro, perché ora potrà lavorare su un materiale da grande squadra e dimostrare le sue reali capacità. Ora non ci sono più scuse, nemmeno per il nostro talentuoso capitano. Il progetto esiste eccome; magari c’è voluto un po’ di tempo e qualche errore di troppo per metterlo in moto, ma esiste. Ora sta a lui dimostrare di essere un giocatore da nazionale ed un capitano granata in campo e fuori. Deve rendersi conto che in qualsiasi altra squadra lui vada, alla seconda o terza partita tipo quella con il Brescia di ieri, lo sistemano in panchina. Noi invece vediamo in lui l’erede di Valentino Mazzola, Gigi Meroni, Claudio Sala, Leo Junior. Abbiamo già avuto ed avremo la pazienza di attenderlo, ma non ci può più deludere e non ha motivi per farlo che risiedano al di fuori della sua personalità. Spero che Cairo e De Biasi, “ a fari spenti ” negli spogliatoi, usino le stesse famose frasi utilizzate dal grande Pianelli “ Pretendiamo che mangiate l'erba, che usciate dal campo a testa alta, con le maglie intrise di sudore. Non vogliamo sentire nessuno lamentarsi, non vogliamo discussioni contro questo o quello. Entrate in campo e fate il vostro dovere fino in fondo. E niente vittimismo se qualche volta le cose potranno andare storte». Ora tocca a questi giocatori dimostrare di essere da Toro. Ora tocca nuovamente a noi ancora una volta far comprendere a questi ragazzi cosa significa essere del TORO. Il vero granata è un eroe, impavido, forte, onesto, sincero, temerario e libero come una farfalla. Se non verranno rispettate le premesse saprà farsi sentire nel giusto modo.
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