Toro News Columnist Per Toro-Chievo rabbia ed orgoglio

Per Toro-Chievo rabbia ed orgoglio

Redazione Toro News
Tanti ci contestano, persino tra gli stessi tifosi granata, di vivere troppo di ricordi, di nostalgia del passato, di vittimismo

Tanti ci contestano, persino tra gli stessi tifosi granata, di vivere troppo di ricordi, di nostalgia del passato, di vittimismo attribuendo a questo atteggiamento una causa dell’impossibilità di riemergere. Ricordare gli invincibili, i ragazzi del 75, Gigi Meroni e Giorgio Ferrini e rammentare spesso lo scempio del Filadelfia, oltre che un dovere di ciascun granata è al momento l’unico modo per consentire a circa 6 milioni di tifosi nel mondo di credere in un modello di vita che caratterizza l’appartenenza al Toro, e l’unico strumento per insegnarlo ai propri figli. Tuttavia ho l’impressione, forse sbagliando ma chi leggerà questo articolo si risponderà da se, che la memoria storica del Toro per alcuni tifosi granata e per coloro che oggi operano con varie mansioni nella società, debba essere rinfrescata anche per fatti tutto sommato recenti. Ora vi annuncio una formazione 37 Stefano Sorrentino, 31 Luca Mezzano, 42 Federico Balzaretti, 37 Gianluca Comotto, 32 Andrea Mantovani, 27 Gaby Mudingay, 41 Diego De Ascentis, 39 Paul Constantin Codrea, 41 Massimo Marazzina, 44 André Luciano "Pinga", 36 Fabio Quagliarella Molti, mi auguro, diranno… e allora? E’ la squadra che è salita dalla B alla A dopo una doppia finale con il Perugia nella stagione 2004 – 2005 sotto la guida di Ezio Rossi prima e Renato Zaccarelli, allora Team Manager, dopo nelle ultime giornate. Certo…bravi! Ma provate a vederla in serie A ora. Farebbe così schifo o potrebbe essere una squadra all’altezza? Tutti quei giocatori militano in serie A in squadre che al momento sono più avanti del Toro, fatta eccezione per Mantovani. Mezzano gioca ancora nel Treviso e Pinga ( che in quegli’anni tanti irridevano spesso per il suo di dietro basso e grassottello) solo la stagione scorsa ha giocato 27 partite nell' Internacional di Porto Alegre vincendo la Coppa Libertadores, il Mondiale per Club e la Recopa Sudamericana, segnando il goal vittoria nella finale. Oggi è finito in una squadra degli emirati arabi a far soldi, come, mi sembra, aveva deciso di fare anche un certo Figo….o sbaglio?. Ma vediamo le riserve di quell’anno : 9 Gianluca Berti ,33 Alberto Fontana, 22 Federico Marchetti, 18 Francesco Carbone, 15 Simone Giacchetta, 11 Emanuele Pesaresi, 32 Alessandro Conticchio, 6 Maurizio Peccarisi, 16 Carlos Marinelli, 13 Humberto Soares Danile, 10 Tommaso Vailatti, 29 Filippo Maniero, 16 Salvatore Bruno, 15 José Franco Ramallo, 19 Rizzato Simone Ebbene, alcuni sono “ pensionati” o non ho idea di dove siano finiti ma…. Marchetti è il portiere del Cagliari, Albertone Fontana è una nostra bandiera, Vailatti sappiamo dov’è, Humberto gioca in serie A in Portogallo, Marinelli gioca nella più forte squadra Colombiana il Club Deportivo Los Millonarios, e Franco Ramallo ( altro elemento spesso irriso in quegli anni per la sua particolare andatura e per alcune vere o false leggende che giravano sulla sua dimora quasi da barbone) gioca ancora nel Penarol. Ma non ho mica finito?! Nel 2004 – 2005 un promettente primavera del Toro si chiamava Robert Aquafresca ed avevamo appena lasciato in prestito o comproprietà a squadre che militavano in serie A ( soprattutto il Chievo) giocatori che si chiamavano, Franco Semioli, Pellisier, Tiribocchi. Avevamo venduto un certo Marco Ferrante mi pare all’Inter e prestato Paolo Castellini al Betis Siviglia, dove solo un infortunio grave gli ha impedito di essere un titolare inamovibile ( oggi gioca nel Parma). Stiamo parlando di poco più di 4 anni fa. Proviamo a pensare ad una ipotetica e ormai impossibile formazione oggi, se in quell’anno, non fosse accaduto quanto tutti sappiamo. Proviamo semplicemente ad immaginare in ben quattro anni pochissimi acquisti a costi irrilevanti, utilizzando quei giocatori che paiono essere maggiormente rappresentativi del Toro attuale come ad esempio Rubin, Ogbonna, Dzemaili, Rosina, Natali( escludo alcuni perché, vedrete, appariranno superflui). Proviamo ad immaginare anche solo il ritorno dei prestiti e delle comproprietà di allora. Ecco quale sarebbe la formazione del Toro 2008 – 2009, condita con anni di esperienza insieme, meccanismi rodati e qualche trofeo magari già in tasca, anche solo una coppa Italia o una qualificazione Europea.

Stefano Sorrentino Federico Marchetti Alberto Fontana Cesare Natali Luca Mezzano Federico Balzaretti Matteo Rubin Gianluca Comotto Paolo Castellini Andrea Mantovani Angelo Ogbonna Gaby Mudingay Tommaso Vailatti Blerim Dzemaili Diego De Ascentis Paul Constantin Codrea Carlos Marinelli Robert Acquafresca Massimo Marazzina Alessandro Rosina Franco Semioli André L. "Pinga" Fabio Quagliarella Simone Tiribocchi

Sarebbe ventiquattro elementi e costituirebbero due squadre invidiabili, per di più con un allenatore scelto e protetto da Renato Zaccareli. Non è una formazione da fantacalcio, anzi la realtà forse potrebbe andare oltre, perché molti grandi nomi famosi, se contattati, gradirebbero vestire questa maglia e ci sarebbero più denari per gli acquisti, un vivaio ormai rodato e sicuramente ai vertici. Ho cercato fino ad ora di essere freddamente descrittivo, razionale, impostando un ragionamento logico, anche se nella sostanza ormai irreale ed irrealizzabile. Ma penso e spero che chi legge non possa non avvertire la stessa rabbia che, per quanto fino ad ora soffocata, è ulteriormente montata in me durante l’esposizione. Che cosa ha fatto si che tutto ciò sia una semplice elucubrazione di un apparente folle? Non è stata la sfiga che ci ha tolto gli Invincibili, Meroni, Ferrini, l’ottavo/nono scudetto nel 76 e nel 85, la Uefa con la traversa di Sordo nella finale ad Amsterdam. Sono stati quelle ombre lunghe di cui parla Alessandro Salvatico, squali, caimani e avvoltoi dico io, che sempre sono esistiti attorno a noi e c’erano anche allora. Hanno nomi e cognomi che conosciamo ma che non possiamo pronunciare perché rischiamo la nostra incolumità. Sono coloro che hanno impedito ad un padrone calabrese e sedicente gobbo di ottenere una fideiussione, un prestito per un debito di gran lunga inferiore a quelli che ogni anno squadre di vertice sanano con i soldini dei ricchi magnati che le posseggono. Eppure quel signore che a tanti tifosi stava antipatico perché, brutto, poco mediatico e piombato su di noi per uno sporco disegno economico, era un lavoratore vero e si era reso conto che chi aveva congeniato con lui quel disegno lo stava abbandonando perché non più utile ai lerci scopi. Quel signore si era innamorato del “giocattolo” Toro, aveva capito che poteva farcela da solo, aveva capito come farcela da solo, aveva costruito una squadra affidandosi a quegli uomini che oggi vorremmo ancora nella dirigenza del Toro, coltivando un vivaio, finanziando un progetto che lo avrebbe risarcito dei soldi spesi e avrebbe fatto ricredere tutti i tifosi. Ma non aveva fatto i conti con le ombre lunghe e a strisce, non solo bianco nere. Lotito aveva spalmato i debiti, lui non avrebbe potuto. Le banche avrebbero concesso prestiti a chiunque, ma non a lui. Lui ormai era il Toro. Ecco perché monta sempre di più la rabbia in me. Ecco di cosa devono essere consapevoli i tifosi la società ed i ragazzi che scenderanno in campo domani e tutte le domeniche che verranno da qui alla fine del campionato. Non ci deve essere rabbia per i risultati di questi ultimi tre anni, ma per le motivazioni che ci hanno privati di due stupende e legittime realtà nate e morte praticamente nello stesso anno, il 2005. Devono capire che Cairo è arrivato ed è riuscito, in quella tragica e meravigliosa estate 2005, a ricostruire in un attimo un sogno che le ombre lunghe pensavano di aver definitivamente distrutto. Ha ricreato per magia un gruppo diverso ma apparentemente clonato da quello appena morto. Un gruppo che ha riportato 60 mila tifosi allo stadio in una notte magica. Un gruppo che ancora oggi sente la maglia granata sulla pelle ( leggete le dichiarazioni di Balestri, Brevi, Muzzi ). Poi ha sbagliato pensando che tutto potesse essere più facile del previsto. In un anno ha ritenuto di poter sbancare il banco, di saltare subito in UEFA sostituendo gli eroi con mercenari stanchi che non sentivano e mai sentiranno il brivido di aver vestito una maglia granata. Ha snaturato subito il bel giocattolo granata, volendo troppo e non facendo i conti oltre che con l’inesperienza, la presunzione ed un pò di avidità anche e soprattutto con le ombre lunghe. Loro sono li che agiscono subdole sulla fragile psiche dei calciatori di granata vestiti, fuori e dentro al campo. Impediscono a loro di gioire per gol legittimi, di usufruire di rigori e punizioni sacrosante poi li aggrediscono sui media, prima compatendoli, poi condannandoli, quindi ignorandoli. Attendono ogni passo falso per sferrare il colpo mortale. Ecco cosa devono capire una volta per tutte i nostri ragazzi, il loro allenatore, il loro presidente. Questo TORO prima di entrare nell’arena deve stare alla larga dalle figure sospette che tentano di iniettargli sedativi potenti. Questo Toro, non incontrerà il Chievo, la Lazio e via di questo passo ma affronterà in una lotta impari decine, centinaia di toreri con lame affilate, e altrettanti cecchini nascosti sugli spalti, sugli elicotteri, sui media, nei palazzi di confidustria e della LEGA. Questo Toro deve covare dentro una rabbia ed una forza sovra taurina, direi “minotaurica”. Deve studiare una strategia che gli consenta di dosare le forze e misurare le cariche, perché ogni carica dovrà eliminare un torero senza lasciargli scampo. Non ci devono più essere talpe nello spogliatoio, ed in campo tutti dovranno lottare per tutti, facendo montare la stessa rabbia che noi tifosi abbiamo perché consapevoli di essere scomodi, odiati e sistematicamente boicottati. Se non c’è connivenza con le ombre lunghe da parte di qualcuno della rosa, domani ed oltre vedremo finalmente questo Toro ferito apparire come un terrificante colosso astuto, pronto a studiare con attenzione la mossa di ogni avversario, per caricarlo senza pietà. “ Mors tua vita mea”. In caso contrario la fine non sarà quella degli Invincibili, di Gigi o Giorgio. Non bisognerà andare così lontano. Sarà la stesa di quel povero ed ingiustamente, a mio parere, odiato signore calabrese che rideva sempre, che si diceva gobbo, ma aveva osato ricostruire una bellissima realtà granata.

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