Toro News Columnist Protesta il 4 maggio? Sì, ma gandhiana
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Protesta il 4 maggio? Sì, ma gandhiana

Alessandro Costantino
Torna "Il Granata della Porta Accanto", la rubrica su Toro News di Alessandro Costantino: "Un sit-in di protesta pacifica e silenziosa che renda l'accesso alla lapide arduo per chi non è desiderato"

Con la salvezza ormai quasi matematicamente acquisita, l'attenzione dei tifosi si è inevitabilmente spostata dalle vicende di campo a quelle extra campo. In questi giorni, infatti, si è acceso un focoso dibattito sulla proposta da parte di una frangia della tifoseria di organizzare un presidio a Superga il 4 maggio. Gli ormai irrimediabilmente rovinati rapporti tra Cairo ed il popolo granata, la contestazione feroce che proprio lo scorso 4 maggio aveva avuto una sua prima dimostrazione eclatante di virulenza con la marcia dei ventimila e lo stadio vuoto ormai da parecchie settimane sono i palesi sintomi di un malessere ormai talmente radicato da non poter più rimanere "neutro" neppure nel giorno per definizione più sacro del calendario granata. Il 4 maggio e la Basilica di Superga sono da sempre tempo e luogo di raccoglimento, di commozione e di sincero ricordo per una delle tragedie più assurde e toccanti dell'intero universo sportivo italiano, nonché della storia del Torino. Anche in periodi di contestazioni o di "maretta" verso la squadra o verso la dirigenza, il 4 maggio è sempre stato un giorno di "tregua" tacita: nessuno ha mai voluto mischiare il sacro con il profano e si sono sempre lasciati ai piedi del colle di Superga tutti i problemi legati alla stretta attualità. La notizia del presidio, però, oggi crea uno scenario inedito e molto tifosi, anche se idealmente in opposizione al presidente e alla sua gestione non hanno gradito l'idea di abbattere uno degli ultimi tabù della nostra storia. In linea di principio sono d'accordo con questa posizione: la tragedia di Superga trascende il qui e ora, declinandosi in un evento senza tempo che è pura fede e ricordo. D'altro canto non era mai accaduto in 120 anni di storia di avere un presidente così longevo e così poco amato da creare una situazione di rigetto talmente forte e radicata da rendere necessario un messaggio inequivocabile da parte della piazza anche nel giorno di Superga.

La contestazione a Cairo non è una moda passeggera o una sghiribizzo nato da quattro capetti da curva: è un fenomeno che si è alimentato in venti anni di delusioni, di promesse non mantenute e di atteggiamento palesemente contrario ai valori del club e che si è rinforzato a fronte della messa in atto di un processo di scientifico e mirato lavoro di smantellamento del sentire comune di tutta la tifoseria granata. La contestazione non è altro che l'ultimo baluardo alla cancellazione della nostra identità attraverso azioni e mancanze perpetrate sempre nell'ottica di evitare qualunque impulso ad una rinascita del nostro senso di appartenenza. Detto questo, è chiaro, però, che se un segnale di contestazione deve arrivare sino al colle di Superga, questo non può che avere un unico, imprescindibile carattere: quello gandhiano della resilienza e della non violenza, sia fisica che verbale. Quello che mi immagino infatti è un sit-in di protesta pacifica e silenziosa che renda l'accesso alla lapide arduo per chi non è desiderato in quel luogo. Non una parola deve essere spesa contro chiunque, né un gesto o un atteggiamento aggressivo deve generarsi da questo mare di folla granata che, in perfetta armonia, riempie di calore e rispetto granata gli spazi che conducono al retro della Basilica. Non si impedisce niente a nessuno, né si usa alcuna forza in alcun modo per impedire alcunché: al contrario si testimonia in un silenzio religioso un reale disdegno verso chi, dopo tanti anni, non ha capito ancora nulla di come funziona il nostro mondo e il nostro cuore. Un mondo che non vive di soldi o successo, ma di sudore e sangue, un mondo che non svende la propria dignità, ma al contrario sostiene senza condizione chi sa difendere con i fatti e con la coerenza i valori condivisi da tutti noi condivisi. Gandhi diceva: "La non violenza non consiste in una docile sottomissione alla volontà del malvagio, ma nel contrapporre la propria anima alla volontà del tiranno": certo il metodo del Mahatma non ha per noi granata lo stesso fascino iconico delle maniche arrotolate di Capitan Valentino, ma sarebbe comunque un perfetto contrappasso a chi ci definiva "un fastidioso acufene". Il silenzio a volte fa più male di mille parole (e cori)...


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ALESSANDRO COSTANTINO – Granata della Porta Accanto

Da tempo opinionista di Toro News, do voce al tifoso della porta accanto che c’è in ognuno di noi. Laureato in Economia, scrivere è sempre stata la mia passione anche se non è mai diventato il mio lavoro. Tifoso del Toro fino al midollo, ottimista ad oltranza, nella vita meglio un tackle di un colpo di tacco. Motto: non è finita finchè non è finita.