TORO, CHE FINALE! - Genoa-Toro: scocca il 90° minuto e la lavagna del quarto uomo segna i minuti di recupero decisi dall'arbitro Peruzzo: ben cinque! Nemmeno un paio di settimane fa il comportamento medio dell'appassionato granata presente allo stadio o davanti ai teleschermi sarebbe simile a quello del mitico Fantozzi: salivazione azzerata, mani due spugne, ecc. ecc. Ma il Toro visto sabato scorso ha cambiato pelle, eccome! Niente più tremori, patemi d'animo, tutti indietro a difendere il prezioso punto conquistato fino a quel momento. No, amici miei: sono i rossoblu di Gasperini a dover rinculare davanti a Perin. I granata finalmente sicuri di sè, compatti, manovrano a loro piacimento il pallone e tentano in extremis il colpaccio al termine di un'azione dove sono in sei o sette a toccar palla facendo fare la figura dei birilli agli uomini di casa. Purtroppo è sbilenco il tiraccio tentato a una manciata di secondi dalla fine dal buon Cerci. I tre punti anche stavolta sfumano fra imprecazioni varie? Resta negli occhi la consapevolezza nei ragazzi di Ventura di essere finalmente squadra, di avere un gioco e di poterlo imporre dal principio alla fine di una partita. Ne prenda atto chi ancora parla, secondo me a sproposito, di Toro votato esclusivamente a lottare per non finire in serie B!
Quel tiraccio di Cerci al 95', quando Maestrelli trionfo' nella Lazio
IL MAESTRO MAESTRELLI - Quando viene a giocare la Lazio a Torino penso sempre a colui che ne è stato, più che un simbolo vero e proprio, una leggenda. Uomo tutto d'un pezzo, incapace di fingere con chicchessia, leale e aperto anche troppo persino per i suoi tempi eroici! - sia da calciatore che successivamente da allenatore. Tommaso Maestrelli merita di essere ricordato anche dal popolo granata alla vigilia di questo atteso Toro-Lazio soprattutto per un episodio singolare. All'apice della sua carriera da calciatore nel Bari viene convocato per le Olimpiadi di Londra nel 1948. Pochi lo sanno, il diretto interessato troppo schivo per parlarne apertamente, ma su di lui aveva messo gli occhi un certo Egri Erbstein. Insomma, a 26 anni e dopo il terribile intermezzo di una guerra mondiale combattuta sul fronte jugoslavo, Tommaso Maestrelli fu in predicato di andare a giocare nel Grande Torino. Non se ne fece poi nulla ma Tommaso, come molti atleti della sua generazione, si sentirono improvvisamente orfani quel terribile 4 maggio 1949. Dici Lazio e pensi a Maestrelli: perchè? Amici granata, questo fu un grande uomo prima ancora che un grandissimo tecnico che insegnò a giocare bene a calcio calciatori considerati, a torto o a ragione, degli scarti dai grandi club che dettano legge nel calcio nazionale. Arrivò a Roma in punta di piedi nel 1971. Era appena retrocesso in B col Foggia ma praticando un bellissimo calcio e accettò di allenare in una società disorganizzata e sull'orlo di una crisi finanziaria profonda. Dalla B alla A nel segno di un centravanti altissimo, per molti sgraziato, nato e cresciuto in Galles per poi trasferirsi in Italia quasi adolescente. Giorgio Chinaglia, al secolo Long John, all'inizio fu il primo oppositore tenace del buon Maestrelli. Tra una mancata rissa e l'altra, mese dopo mese, Maestrelli passò dal nemico numero uno a vero e proprio maestro di football e di vita vissuta. Grazie a lui lo spogliatoio laziale si compattò e, conquistata la promozione in A, la Lazio nel 1972/73 contese fino all'ultimo minuto dell'ultima giornata lo scudetto alla Juve bonipertiana e al Milan del Paròn Rocco. Un altro al posto di Maestrelli, dopo tutto quel che gli fecero passare in quella stagione arbitri, giornalisti romani, i suoi stessi giocatori e il presidente Umberto Lenzini, volubile e restio a spendere, avrebbe detto stop. Invece Maestrelli tentò l'impossibile e, incredibile a dirsi, ci riuscì! Nel 1974 andò a conquistare lo scudetto più sorprendente sì, amici, persino più di quello dell'85 targato Verona! - della storia del calcio italiano.
Pulici; Facco, Martini; Wilson (il capitano, quello con la riga in mezzo e con gli occhiali ray-ban a goccia quando era in borghese!), Oddi, Nanni; Garlaschelli, Re Cecconi, Chinaglia, Frustalupi, D'Amico. Quella Lazio fece impazzire di gioia gli abitanti della capitale infastiditi dall'invadenza dei rivali giallorossi e una regione intera. Non potè goderselo come avrebbe meritato quel trionfo contro le grandi arroganti ora come allora nulla cambia in Italia, vero amici? - Tommaso Maestrelli. Un anno dopo gli pronosticarono un male incurabile. I sacrifici fatti da giovane, lo stress per dover confrontarsi ogni giorno con certi gaglioffi che non lo meritavano, il troppo amore per il pallone: tutto venne a galla all'improvviso! Lui, da guerriero implacabile, reagì alla grande tornando apparentemente in forma giusto in tempo per salvare dalla retrocessione la nuova Lazio in cui stava inserendo due campioncini a caso come Bruno Giordano e Lionello Manfredonia all'ultima giornata. Muore il 3 dicembre 1976, sfiancato dalla malattia. Lode a te, maestro Maestrelli: di uomini veri nel calcio odierno in mano a ipocriti e parolai ce ne sarebbe ancora bisogno, credimi!
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