Toro News Columnist Rimediare agli errori del passato: la missione di Petrachi

Rimediare agli errori del passato: la missione di Petrachi

Gianluca Sartori
Il Toro in una foto / Gli importanti ritorni di Mandragora e Rodriguez sono simbolici. Grazie al cambio della direzione sportiva il Torino potrebbe riprendere a crescere

Saranno state anche le motivazioni extra dovute al fatto di incontrare quella che, fino a pochi giorni prima, era la sua ex squadra. Ma era prevedibile che Rolando Mandragora potesse avere fin da subito l’impatto che ha avuto all’interno del Torino. Qui a Torino il centrocampista napoletano lo conosciamo bene, da ben prima dei tifosi viola, visto che fu determinante già nel suo primo anno e mezzo al Toro. Sbarcò sotto la Mole nel gennaio 2021, voluto da Davide Nicola, chiamato a salvare un Toro ultimo in classifica o quasi. Il tecnico di Vigone, che aveva conosciuto Rolando a Udine, volle partire da lui e Sanabria per mettere insieme i cocci di una squadra costruita malissimo – ricordate Rincon regista? – che sembrava destinata alla retrocessione. Rolando fece molto bene anche l’anno successivo, il primo di Juric (per certi versi il migliore della gestione del tecnico croato), poi lasciò il Toro. Il diritto di riscatto non divenne obbligo perché, combinazione, Rolando non raggiunse le presenze necessarie. Chi è arrivato dopo, lo ha fatto rimpiangere.

FLORENCE, ITALY - SEPTEMBER 5: Rolando Mandragora of Torino FC celebrates a victory for 2-1 against ACF Fiorentina during the Serie A match between ACF Fiorentina and Torino FC at Stadio Artemio Franchi on September 5, 2026 in Florence, Italy. (Photo by Stefano Guidi - Torino FC/Torino FC 1906 via Getty Images)

Il suo ritorno al Toro negli ultimi giorni del mercato estivo appena concluso fa il paio con quello di Ricardo Rodriguez: lui il Filadelfia lo ha lasciato nel 2024, a parametro zero. Sei mesi dopo è stato sostituito da un Cristiano Biraghi a fine corsa, mentre Ricardo dal canto suo – nonostante l’età non più verdissima - continuava a rendersi protagonista col Betis e con la Svizzera, in Spagna, in Europa e nel mondo. Gli addii di Mandragora e Rodriguez, a mio parere, sono tra i più marchiani errori commessi a livello di scelte tecniche dal Torino degli ultimi anni. E il fatto che siano tornati consolida la sensazione che proprio rimediare agli errori del passato, e in particolare del suo predecessore, è proprio la missione in cui è attualmente impegnato Gianluca Petrachi.
Se il direttore salentino si è trovato con le tasche vuote è stato anche perché chi c’era prima di lui non ha seminato abbastanza bene: i giocatori appetibili sul mercato erano pochi (e quasi tutti pescati da Ludergnani nelle giovanili), mentre gli esuberi faticavano a trovare offerte.

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Tuttavia, Petrachi – e c’è ancora chi lo critica… - è riuscito in quest’estate a rivoltare la rosa come un calzino, cambiando tutto meno che l’attacco, il reparto dove sono stati confermati i senatori che l’anno scorso hanno tenuto il Torino al sicuro dalla retrocessione. L’uomo mercato granata ha dovuto aspettare la fine per trovare i tasselli mancanti, perché bisognava prima realizzare almeno due plusvalenze e, senza l’offerta del compratore, vendere è complicato.
Del tutto evidente è che ridursi a fine mercato ha avuto delle ripercussioni sul campo (vedi le tre sconfitte che hanno inaugurato la stagione). Ma Petrachi, alla fine della fiera, ha consegnato ad Abate un Toro che, qualitativamente, appare più forte dello scorso anno in tutti i reparti, e numericamente è coperto (anche troppo) in ogni ruolo. Giocatori protagonisti di operazioni sballate ed emblemi della mediocrità degli anni passati, come Lazaro, Ilic, Sazonov ed Anjorin, hanno trovato sistemazione altrove. Altri ancora ne rimangono in rosa, ma da qualche parte si doveva pure cominciare. E i ritorni di Rodriguez e Mandragora sono un ottimo punto di partenza.

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