Toro: tutti i nodi vengono al pettine
Ad inizio stagione avevo mal digerito la conferma di Foschi, Diana, Pisano, Di Michele e l’arrivo di Colantuono. Non mi avevano entusiasmato alcuni nuovi arrivi come Loviso e Vantaggiato. La fascia di capitano a Di Michele poi mi ha messo malumore più di ogni altra cosa, soprattutto pensando al fatto che avrebbe dovuto leggere i nomi degli invincibili il 4 Maggio. Ma la piazza, dopo aver protestato tutta l’estate, sembrava aver accettato positivamente soprattutto la conferma del DS e l’arrivo di questo allenatore con il fare del sergente di ferro. Inoltre alcune prestazioni determinanti dello zuccone di Guidonia, con vittorie roboanti, hanno dato l’illusione a tutti che un improvvisa maturità tardiva fosse sbocciata nella scatola cranica nel neo capitano. Non ho speso troppo del mio scarso talento di giornalista sportivo per commentare le vicende di quel periodo, un po’ perché impegnato a collaborare all’avvio del movimento di Toromio (http://www.toromio.net), un po’ perché onestamente non avevo voglia di scrivere contro. Non conto nulla ma so che in fondo anche i commenti negativi di chi non ha molto peso, se letti dai diretti interessati, possono nuocere. Non ho voluto fare il gufo, sia ovviamente quando le cose sembravano andar bene, sia quando hanno iniziato ad andare male. Ma tutti i nodi vengono al pettine, con o senza i commenti di chi sa o di chi non sa. Fortunatamente a Gennaio si è verificato un piccolo miracolo, anche questo forse tardivo, che ci ha portati se non altro ad imboccare finalmente una strada più consona allo spirito granata. Petrachi, il suo mercato quasi funambolico e a costo zero, l’addio di Foschi, l’arrivo di Ferri e finalmente l’epurazione, parziale e a tempo determinato purtroppo, del clan di ex palermitani che ci aveva infognati per bene. Il 4 maggio a leggere i nomi degli invincibili ci sarà probabilmente il capo cannoniere della serie B, un ragazzo che ha preso in mano la squadra e che ci sta facendo credere di tifare nuovamente per il Toro: questa è già una gran cosa. Purtroppo gli errori estivi sono stati tanti, come negli anni precedenti, e tra questi non possiamo escludere quello dell’allenatore. Cairo aveva già deciso di accantonarlo, forse nel momento sbagliato, affidando la guida della squadra, ancora ricca di traditori, a Mario Beretta.
Sinceramente la scelta non mi era dispiaciuta, anche se non ho mai gradito i cambi di allenatore in corsa, ma gli effetti sono noti a tutti ed hanno portato inevitabilmente al ritorno del Tuono. Tuttavia i risultati positivi che si sono ottenuti in questo nuovo corso del Toro 2010, dopo la rivoluzione nella rosa, non sembrano merito suo, ma di Petrachi e Ferri. Le sconfitte con la Salernitana e con l’Ancona invece possono essere attribuite in gran parte alle sue scelte. Non discuto il fatto di utilizzare solo part-time Gasbarroni in quanto sono al corrente che deve ancora guarire completamente da un risentimento muscolare. Così come sapevo che per lo stesso motivo non era stato schierato d’Ambrosio contro la Salernitana, o Garofalo è stato tenuto in panca ieri. Tuttavia le scelte operate in sostituzione degli assenti non sono sembrate le migliori ; a questo si aggiunge la sensazione che questo nuovo Toro stia già lentamente involvendo, perdendo la lucidità, freschezza ed aggressività delle prime partite, confermando le voci che mi arrivavano dagli amici di Palermo sulla presunta mediocrità del mister e del suo staff nella conduzione tattica ed atletica delle squadre.
Il carattere non si discute ma conta relativamente, se non sono presenti altre qualità. Ed ecco che anche questo problema, sollevato ad inizio stagione da una parte della tifoseria che gradiva la conferma del Camola, torna a galla. Sarebbe davvero un peccato che gli errori dell’allenatore ci impedissero anche solo di provare una promozione che, a questo punto e con questa nuova rosa a molti, sembra ancora possibile. Tutti i nodi vengono al pettine per l’appunto, ma il problema è che più sono più è difficile districarli, più tardivamente si svelano senza mezzi termini più è complesso prendere una decisione. L’allenatore capace conta, eccome se conta. Vari esempi in massima serie anche quest’ anno, da Ranieri alla Roma, passando per Mazzarri al Napoli, per arrivare a Rossi al Palermo piuttosto che Mihajlovic al Catania. Quali soluzioni possibile per noi, se si esclude il continuare a sperare in una improvvisa illuminazione del Cola per le future partite, contando sul fatto che mica si può sbagliare sempre? Perso per perso, si potrebbe ributtare in pista Beretta anche se senza dubbio rivedere il Camola sulla panchina del Toro, soprattutto con questa rosa, darebbe più sicurezza.
Ma è assai probabile che Gian Carlo non accetterebbe. Un’ alternativa potrebbe essere promuovere Ferri o Asta. Altre soluzioni esterne non ne vedo. In sostanza così avanti nel campionato è davvero arduo avere un idea su cosa sarebbe meglio fare. E’ certo che la squadra vista contro l’Ancona ci ha fatti nuovamente imbufalire per gli errori ed il disordine, ma ci ha anche continuato ad appassionare come non riusciva a fare da tempo. La grinta e la voglia di lottare non è mancata, anche sotto di due goal e di un uomo. In effetti il materiale su cui lavorare oggi sembra esserci e sarebbe davvero un peccato sprecarlo. Una sola certezza dovrebbe coinvolgere tutti: a questo punto davvero non servono voci contro da parte della tifoseria e dei media, se davvero si vuole bene al Toro. Ognuno faccia la sua parte del dodicesimo dentro e fuori dal campo, fino alla fine. Poi si tireranno le somme senza esserci ulteriormente divisi all’interno.
* presidente Toro Club CTO "C.Sala"
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