Una caporetto.
Una caporetto. I postumi che si porta dietro una sconfitta come quella contro il Monza sono quasi incalcolabili perché rompono una narrazione che più parti avevano faticosamente cercato di costruire. Il Torino e Ignazio Abate avevano tremendamente bisogno di stringere i denti e arrivare il più possibile indenni al triplice fischio della quinta giornata di Serie A, alla sosta lunga per le nazionali. Ciò non avverrà perché il "tifone" che si è abbattuto ieri sera sui granata ha un peso specifico gigantesco. Eliminati dalla Coppa Italia, fuori da quella che poteva essere l'unica valvola di sfogo della stagione, l'unica via per regalare qualche serata un po' diversa all'intero ambiente granata. Un'eliminazione che brucia quel poco di positività che nel corso delle settimane si era cercato di plasmare intorno al nuovo Torino di Ignazio Abate (dal Filadelfia a Pinzolo fino alla prima interna contro il Milan). Un'eliminazione che mitiga le quattro operazioni in entrata effettuate nelle ultime 24 ore del calciomercato granata. Un'eliminazione che lascia tanto, tantissimo amaro in bocca perché conclude nel peggior modo possibile il primo segmento dell'esperienza di Abate sulla panchina del Torino.
E dopo il "tifone" bisogna sempre fare la conta dei danni e chiedersi cosa resta? Resta amaramente soltanto il campionato, competizione in cui, organico alla mano, il Torino non avrà alcun problema a stare lontano dalle zone calde della classifica ma faticherà terribilmente a uscire dall'ormai tradizionale anonimato cronico, quello che da anni accompagna questo club. Resta quindi il serio rischio che a febbraio o marzo sia tutto finito, come da conclamata consuetudine. Infatti, colmare il gap con le prime sette-otto del campionato di Serie A era impresa quasi impossibile e visionati i roster sembra piuttosto evidente che il Torino non ci sia riuscito. Questo, tuttavia, non sminuisce una campagna acquisti condotta con solerzia da Gianluca Petrachi. Ha dovuto ribaltare una rosa facendo un mercato slow cost. Ha dovuto lavorare di formule e di ingegno, ha dovuto far affidamento a scommesse ed è dovuto stare dietro ai tempi che impone il mercato. Ecco proprio quest'ultimo aspetto merita una puntualizzazione. Il tonfo contro il Monza è stato figlio anche delle tempistiche del mercato granata. Presentarsi all'appuntamento con una serie infinita di operazioni da chiudere è stato oltremodo svantaggioso per chi ha preparato la partita e poi è sceso in campo.
Se hai risorse limitate, ti devi necessariamente adeguare alle tempistiche che il mercato impone. E quindi sei costretto a vivere un ritiro estivo con almeno 7 titolari mancanti, sei costretto a iniziare il campionato con almeno 4 titolari mancanti, sei costretto a presentarti all'ultimo giorno di mercato con almeno 4 colpi da chiudere a tutti i costi (e il quinto lo devi ricavare dagli svincolati a mercato già chiuso). L'aggravante è se vivi questa lunga rincorsa con un allenatore 39enne alla prima esperienza in Serie A dopo appena due anni di professionismo. Sì, è un'aggravante perché rischi seriamente di esporlo a situazioni dalle quali risulta complicato uscirne indenni. Rischi di farlo scivolare alla prima in casa contro il Milan, di farlo rimanere a zero punti dopo la seconda di campionato a Reggio Emilia, rischi di portarlo a una pessima eliminazione dalla Coppa Italia ancor prima della fine dell'estate. A questo sommi che nelle prossime tre gare di Serie A affronti Fiorentina in trasferta, Roma in casa e Bologna fuori e trai una conclusione: il rischio è di bruciare una scommessa lodevole che hai provato a compiere. Per sopperire a queste tempistiche rallentate era fondamentale reggere l'urto, stringere i denti e restare in piedi fino alla sosta per le nazionali. Sine qua non era la qualificazione in Coppa Italia, invece la partita contro il Monza si è tramutata in un fiasco. Ha contribuito a renderla un fiasco anche lo stesso allenatore che ha gestito con scarsa esperienza una giornata diversa da tutte le altre. Emblematico in tal senso è stato l'ingresso di Aboukhlal: uno dei peggiori tra i granata nelle prime uscite stagionali e al centro di mille e più voci di mercato, è stato catapultato in campo in una giornata in cui ha potuto pensare a tutto meno che alla partita. Come nel più crudele dei giochi dell'oca, il Torino è tornato indietro in un colpo solo di diverse caselle. La narrazione della positività ha subito una netta inversione di tendenza. L'anonimato è tornato ad aleggiare. Torino-Monza 0-1 non è una semplice sconfitta come tante altre, per tutto quello che rappresenta in questo momento storico granata è la sconfitta, appunto una caporetto.
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