Campionato Primavera, una riforma controproducente e pasticciata
A partire dalla prossima stagione, salvo stravolgimenti dell'ultim'ora, parteciperanno al campionato Primavera soltanto le formazioni giovanili dei 20 club di Serie A. Un cambiamento fortemente voluto dalle cosiddette 'big' della massima serie, che impensierisce non pochi degli osservatori, nonché dei diretti interessati, circa la propria effettiva portata e utilità.
L'Italia è il paese dei campanili, e suonava pressoché scontato il fatto che i club di Lega Pro molto difficilmente avrebbero acconsentito alla partecipazione delle formazioni giovanili delle principali squadre italiane (definizione alla quale, ahinoi, difficilmente avremmo potuto accomunare il Torino), vogliosi di mantenere per le proprie formazioni locali quei posti che, spesso, rappresentano il coronamento dei sogni calcistici di alcune realtà territoriali che magari inseguono per anni, se non per decenni, la promozione (si pensi, per fare un esempio, al neo-promosso Bra nella vecchia C2). Che poi la partecipazione ai campionato di Lega Pro spesso e volentieri rappresenti un disastro anche dal punto di vista economico, a quanto pare è una problematica sottovalutata: nel Belpaese ognuno vuole un posto al sole, sia che possa permetterselo, sia che non possa, ed è un problema che va ben oltre il pallone.
La soluzione che ha avuto il Milan come massimo patrocinatore, nell'ottica di una maggiore competitività del campionato Primavera? Rinunciare ai club che militano in Serie B (relegati, ad oggi, non si sa in quale categoria...) e crearsi una 'super-lega' per club militanti in massima serie, suddivisi in due gironi, secondo criteri geografici ancora da definire. Soluzione che comporta, icto oculi, alcune problematiche di non facile soluzione: innanzitutto la storica concentrazione di club nel nord Italia: della prossima serie A saranno ben 13 le compagini provenienti dalla parte più settentrionale del paese (Torino, Juventus, Genoa, Sampdoria, Inter, Milan, Atalanta, Parma, Bologna, Sassuolo, Chievo, Verona, Udinese), a fronte delle 7 relative al centro-sud (Fiorentina, Livorno, Lazio, Roma, Napoli, Catania, Cagliari).
A questo riguardo, potrebbero essere 'trascinate' nel girone del centro-sud le due emiliane, Bologna e Sassuolo, ma si tratterebbe, senz'altro, di una soluzione tampone da ripensare di stagione in stagione, senza contare che, ovviamente, trasferte più impegnative porterebbero ad un aumento dei costi per ognuno dei club partecipanti.
Tematica ancor più interessante, peraltro, è proprio quella della competitività: sarebbe realmente più competitivo un campionato di questo livello? Non a caso, oggi, i tre gironi del campionato Primavera, comprensivi delle società di Serie B, tenevano ben distinti torinesi e genovesi, dalle terribili lombarde: Torino, Juventus, Genoa, Sampdoria, Inter, Milan e Atalanta nel medesimo girone sicuramente innalzerebbero il livello medio, ma comporterebbero anche un certo squilibrio tra i due raggruppamenti.
In più, altra problematica non di poco conto, che pare, anzi, andare nella direzione opposta a quella da più parti invocata, di piena e compiuta valorizzazione dei vivai nostrani, la divisione salomonica tra club di A e B non tiene nella dovuta considerazione l'enorme lavoro svolto da alcune società della cadetteria a livello giovanile, il cui esempio più fulgido è quello dell'Empoli, da considerarsi senza dubbio uno dei migliori vivai d'Italia, se non addirittura il migliore, considerato il rapporto costi/benefici. Ovviamente, considerata la recente retrocessione del Palermo, medesime sorti toccheranno anche al club di Zamparini, nonostante le ottime prestazioni a livello giovanile, sicuramente migliori di quelle offerte dalle formazioni Primavera di Sassuolo, Verona e Livorno nella stagione appena conclusa.
Un pasticciaccio, insomma, che comporterà anche la necessaria creazione di una sorta di Primavera B (magari intitolata a Piermario Morosini, come avrebbe dovuto essere, nelle intenzioni originarie della Lega Calcio, il poi tramontato campionato Riserve), anch'essa divisa in due gironi tra nord e sud, ed anch'essa con costi che potrebbero trovarsi ad essere, di fatto, insostenibili per alcune piccole realtà (si pensi, ad esempio, al neo-promosso Trapani che potrebbe trovarsi a giocare le proprie trasferte giovanili a Carpi). In questo caso, ci si troverebbe ad un livello affine a quello dell'attuale Berretti (riservata ai club di Lega Pro ed alle società professionistiche che gareggiano, peraltro, con classifica a sé stante), che non stimolerebbe certo gli investimenti da parte dei club coinvolto, e che porrebbe i club di fronte ad un campionato dall'appeal prossimo allo zero.
E' veramente questa la soluzione allo scarso impiego ed alla mancata valorizzazione dei giovani dei vivai italiani? Noi diciamo di no, sperando ovviamente che la Lega ritorni sui propri passi o che, qualora ciò non avvenisse, i fatti ci possano smentire già a partire dalla prossima stagione. Fortunatamente, il Torino si trova nella parte alta del tabellone, ma se si considera che nel 2011/2012 la Primavera di Antonino Asta, con i 'grandi' relegati in cadetteria, raggiunse agevolmente la fase finale del campionato senza neanche passare dai play-off, l'interrogativo sorge spontaneo. E mettersi nei panni di Empoli e Palermo è quasi un automatismo...
Diego Fornero
© RIPRODUZIONE RISERVATA