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Giovanili Toro, bene i rinnovi ma ora... servono investimenti coraggiosi

Diego Fornero
Un operato encomiabile quello di Massimo Bava, da una stagione a capo del settore giovanile del Torino, che necessita, ora, di un appoggio importante da parte della società.Se, infatti, la scelta di proseguire coi tecnici già...

Un operato encomiabile quello di Massimo Bava, da una stagione a capo del settore giovanile del Torino, che necessita, ora, di un appoggio importante da parte della società.

Se, infatti, la scelta di proseguire coi tecnici già sulle panchine delle massime categorie granata nella passata stagione, è sicuramente da salutare con favore, non ci si può esimere da constatare, osservando giorno dopo giorno il cammino delle giovanili granata, come gli addetti ai lavori del vivaio del Torino si debbano, in realtà, confrontare con una situazione di scarsità di fondi e carenza di investimenti significativi. Niente che infici il buon lavoro svolto, anzi, uno dei grandissimi punti di forza del settore giovanile diretto da Massimo Bava è proprio l'eccezionale rapporto qualità-prezzo, per usare un gergo poco specialistico, ma non ci si può esimere dal confrontare le compagini a disposizione del Torino con 'le grandi d'Italia', almeno a livello giovanile.

Eccezion fatta per l'Atalanta, che, nel proprio quartier generale gioiello di Zingonia sforna talenti sulla falsariga di quanto accadeva su sponda granata ai tempi del Filadelfia, se si considerano, giusto per avere un campione significativo, le otto partecipanti alla fase finale della Primavera, non si può non notare come l'unica a non avere a disposizione rinforzi di livello prelevati all'esterno (tradotto= cartellini rilevati ad un prezzo congruo) fosse proprio il Torino, eccezion fatta, forse, per Abou Diop e per Willyan Barbosa, peraltro neppure schierato, causa squalifica.

Nella Primavera a disposizione di mister Moreno Longo nella stagione appena conclusa, tra i titolari, l'unico ad essere stato prelevato da un'altra società professionistica, con un'operazione di acquisizione di cartellino nella passata estate, si può dire sia stato Alessio Astone (tra l'altro, oggi interamente del Torino, che, nell'operazione per l'acquisizione di metà cartellino di Riccardo Fiamozzi da parte del Varese, ha assolto anche ai propri doveri economici di valorizzazione premiale nei confronti dei lombardi). Per il resto, si tratta di ragazzi prelevati spesso da società dilettantistiche (basti pensare a Emmanuel Gyasi, che giunge dal 'piccolo' Pecetto, società della collina torinese) o a parametro zero (si pensi a Claudio Sparacello, ottima intuizione 'sponsorizzata' dall'agente del giocatore, Giorgio Parretti).

La differenza la fa lo scouting, è vero, e su queste colonne non ci stancheremo mai di ripetere che l'ossatura delle squadre giovanili, il vero elemento differenziale, lo faranno le categorie iniziali: dai Giovanissimi agli Allievi Nazionali, annate che, nell'esperienza attuale, rappresentano il vero e proprio fiore all'occhiello del settore giovanile del Torino. Anche le intuizioni di Bava, che conosce il calcio piemontese come le proprie tasche ed ha validi osservatori in tutto lo stivale, tuttavia, devono essere sostenute da un po' di coraggio negli investimenti. Prelevare un giocatore dai dilettanti, se ha un costo ridicolo in termini di investimento sul cartellino (spesso le società di provenienza si vedono riconoscere la valorizzazione del giocatore soltanto alla conclusione del primo contratto da professionista, come da regolamento federale), ha comunque dei costi significativi in termini logistici, basti pensare al vitto e alloggio dei giocatori provenienti da fuori Torino, ed ai contratti da professionisti che il Torino riserva soltanto alle 'stelle' delle proprie formazioni maggiori, valorizzando poco il resto del gruppo ed accentuando il rischio di lasciarsi scappare alcuni dei propri elementi di maggior valore (giusto per fare un esempio: buona parte della formazione degli Allievi Nazionali della Juventus è già vincolata contrattualmente, a Torino l'unico '96 con questo riconoscimento è Vittorio Parigini).

Da questo punto di vista non si può, né si deve, lesinare. Investire su questi ragazzi, significa investire sul futuro: se il livello medio delle formazioni granata, con cuore e grinta dei ragazzi, e con l'eccezionale preparazione ed apporto umano dei proprio tecnici e collaboratori, consente di raggiungere ottimi risultati, non ci si può dimenticare, tuttavia, che c'è un ulteriore obiettivo fondamentale da raggiungere: costruire dei giocatori, valorizzarli, magari concedere loro anche palcoscenici importanti. Dopo Ogbonna, e forse Suciu e Gomis, da questo punto di vista al Toro c'è stato il vuoto: è il momento di colmare questo gap, con tanta fiducia, con organizzazione, ed, ahinoi, non sarà molto romantico dirlo, ma anche con un po' di denaro. Ce la farà il Torino? Attendiamo fiduciosi.

Diego Fornero
(foto Dreosti)