Il Torino con Dell'Aglio, senza moralismi e ipocrisie
La 'notizia' di giornata, al di lá della tensione pre-derby con annessi e connessi, é indubbiamente il responso del test antidoping condotto su Pierre Dell'Aglio, giovane talento della Primavera granata, prelevato la scorsa estate dalla Pro Patria, nella quale aveva disputato il Campionato Berretti.
Cresciuto nelle giovanili della Juventus, della quale rappresentava uno degli elementi piú talentuosi fin dalla tenera etá, il centravanti, nato il 1/1/1994 in Costa D'Avorio, ha militato in bianconero fino ai Giovanissimi Nazionali, per poi trasferirsi al Canavese, alla Pro Patria, ed infine essere prelevato dal neo-responsabile delle giovanili granata Massimo Bava, che lo osservava da tempo.
Una trafila, la sua, non così comune per ragazzi di quest'etá, che tendono a mantenere la stessa casacca delle giovanili negli anni, soprattutto se tecnicamente dotati come il Franco-Ivoriano che é stato fermato nel primo pomeriggio, in quanto risultato positivo alla cocaina nei test antidoping effettuati il 17 novembre scorso in occasione della trasferta di Parma.
Su di lui molte 'voci di corridoio', mai confermate ufficialmente, parlano di problemi caratteriali e poca integrazione coi compagni come causa dei tanti trasferimenti consecutivi, ma si sa... A volte le voci sono fomentate 'ad arte' e non è nostra intenzione corroborare dati sui quali non possiamo esprimerci appieno: ció che ci interessa, però, é riflettere su cosa possa rappresentare non soltanto per la Societá, ma per il ragazzo stesso, quanto avvenuto oggi pomeriggio.
Le controanalisi a poco serviranno, Pierre Dell'Aglio ha già ammesso le sue colpe, dichiarando pubblicamente su Twitter di aver fatto uso di cocaina ("ho fatto la cazzata", dice) e di essere pronto a pagarne le conseguenze: giá questo piccolo dato, pervenuto da un ragazzo di diciotto anni, non é cosa da poco.
Troppo semplice sarebbe, in questo momento, puntare moralisticamente il dito contro un ragazzo giá con le spalle al muro: assai più interessante può essere chiedersi quanto potrebbe valere, proprio ora e proprio a queste condizioni, il recupero di un talento del suo calibro, innanzitutto dal punto di vista umano, e successivamente dalla prospettiva tecnica. Non ci interessa nulla del suo passato, né degli ipotetici errori che può aver commesso: anche Pierre Dell'Aglio, con indosso quella maglia granata, è al tempo stesso patrimonio e responsabilità del settore giovanile del Torino, che per adempiere alla sua funzione principale, la formazione di giovani calciatori con una maturitá e dei valori importanti, in questa occasione ha il dovere di rimediare ai propri errori.
Quando un ragazzo sbaglia, é comprensibile 'prendersela' con la famiglia ed andarne a vagliare le responsabilità, se quello stesso ragazzo é parte di un gruppo, di quel vivaio granata che tante soddisfazioni ci ha dato e che tutti sognamo che torni ad essere quello che un tempo era, allora di famiglie ne ha due.
Se la prima famiglia non é affar nostro (Né mai lo sarà, anzi... Non é nostra intenzione mettere il becco in affari che non ci riguardano, né tantomeno accusare persone che non conosciamo), la seconda famiglia, quella granata, lo é eccome, ed ora ha l'occasione di dimostrarci, non soltanto coi bei risultati, di aver recuperato quello spirito di personaggi dello spessore di Sergio Vatta. Ora é Massimo Bava, tecnicamente eccezionale e competente come pochi nel mondo del pallone, a dover dimostrare che il Torino non é una squadra come le altre, e che un 'figliolo' che sbaglia dovrà avere l'occasione per recuperare: se seguiamo il calcio giovanile con così tanta intensità è per questo semplice motivo, per il suo valore, irrinunciabile, di 'scuola di vita' che anche per Pierre non potrà venire meno.
Lo dico da ateo, chi é senza peccato scagli la prima pietra: ora aiutiamo tutti questo ragazzo senza seppellirlo negli ipocriti moralismi. Il Torino ha il dovere di provarci.
Diego Fornero (Twitter: @diegofornero)
(Foto Fornero)
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