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Malagò annuncia: “Arrivano le seconde squadre”. Farebbe comodo anche al Toro…

Gianluca Sartori

Approfondimento / L'introduzione delle seconde squadre sarebbe una vera svolta. E con un "Torino B" quante cose cambierebbero

"Come cambierebbe il club granata se arrivasse un "Torino B"? La questione delle seconde squadre emerge ormai frequentemente nella politica del nostro pallone. Succede dopo i fallimenti della Nazionale, purtroppo recentemente numerosi. Nelle ultime elezioni federali (quelle terminate con un buco nell'acqua) due dei tre candidati (Tommasi e Sibilia) le avevano come punti cardine del proprio programma, il terzo - il numero uno della Lega Pro, Gravina - era ovviamente più cauto. Ieri il commissario straordinario della Lega Serie A, Giovanni Malagò, ha annunciato la loro introduzione imminente. Alle telecamere di Sportitalia, ha dichiarato che "Per vedere le seconde squadre penso sia una questione di giorni. Lo so perché ho assistito a un incontro tra le varie componenti in Federazione, con il commissario. Uscirà un provvedimento che le sdoganerà, un endorsement definitivo con le squadre. Non so dire se riusciranno a farlo partire già dal prossimo campionato, o al massimo tra un anno. Però oramai il discorso è varato e deve andare avanti. E penso sia una cosa buona per tutti, che aiuta molti ragazzi tesserati di Serie A a non essere solo pagati, ma a capire se c’è tra questi, possibilmente italiano, qualcuno che possa fare bene. Darà anche opportunità al campionato di Lega Pro di valorizzarsi e questo è importante; magari integra qualche posto che si è liberato negli anni per le note vicende di qualche società". 

"COSA SONO LE SECONDE SQUADRE - Per i più distratti, le seconde squadre sono realtà da tanti anni in molti dei maggiori campionati europei (dalla Germania alla Spagna, dall'Inghilterra alla Francia). Sono squadre allestite dai club della massima serie e iscritte nella maggior parte dei casi in campionati professionistici, in cui confluiscono i giovani in uscita dal settore giovanile. Un modo per permettere alle società di tenere sotto controllo i giocatori che non hanno più l'età per giocare in Primavera ma al contempo non ancora pronti per spiccare il grande salto in prima squadra. Una vera e propria struttura "cuscinetto" tra settore giovanile e calcio professionistico in cui i calciatori hanno modo di completare il loro percorso di crescita, giocando nel calcio "vero" (contro avversari più maturi e davanti a migliaia di persone sugli spalti) ma rimanendo sotto l'egida del club di appartenenza che ha interesse a valorizzarli.

"PRO E CONTRO - E' innegabile che l'introduzione di una seconda squadra che possa giocare, ad esempio, in Lega Pro o addirittura in Serie B sarebbe manna dal cielo per i club di Serie A. Quasi tutti i giovani usciti dal campionato Primavera si perdono nei prestiti in giro per l'Italia, lontano dal club di appartenenza, rischiando di non giocare laddove incontrino allenatori che, per conquistare salvezze o promozioni, tendano a fidarsi di calciatori più esperti o, su consiglio del club, di calciatori di proprietà. L'introduzione di formule nuove nelle trattative di calciomercato, come il prestito con diritto di riscatto e controriscatto, pensate per invogliare i club riceventi i giocatori a valorizzarli tramite il pagamento di un indennizzo, non sempre è sufficiente. E spesso succede che dopo un paio di prestiti infruttuosi il prodotto del vivaio venga lasciato libero, non potendo il club di A avere una squadra con troppi giocatori. Di certo l'introduzione delle seconde squadre toglierebbe il posto nel calcio professionistico ad altre città, ma vedendo il numero di società di Lega Pro che sono fallite negli ultimi anni, non è detto che sarebbe un male. Inoltre, stando a quanto accade in Spagna e Germania, le seconde squadre sarebbero un beneficio anche e soprattutto per le nazionali.

"COSA SUCCEDE AL TORINO - Insomma, l'introduzione dellle seconde squadre - con un buon meccanismo che contemperi tutti gli interessi in gioco, come la regolarità dei campionati, la valorizzazione dei giovani, i costi di gestione per i club - sarebbe un passo importante per fare svoltare un sistema calcio che ha bisogno di aria nuova. I modelli da cui trarre ispirazione ci sono. Per quanto riguarda il Torino, il presidente Cairo si è da tempo detto favorevole. Chi segue le vicende dei calciatori granata in prestito sa bene che pochi di loro stanno emergendo davvero. Tenerli in casa, presso un "Torino B" che giocasse le partite al Filadelfia o (quando finalmente tornerà ad esistere) al Robaldo, permetterebbe di seguire al meglio il loro percorso di crescita o perlomeno darebbe un'opzione in più importante nel momento di decidere il loro futuro. Tutto ciò nell'ottica di aumentare la presenza di giocatori nelle giovanili in prima squadra (anche un certo Messi iniziò la carriera dal Barcellona B) o al limite di valorizzarli al meglio per utilizzarli come pedine di scambio nel calciomercato. Edera e Bonifazi hanno avuto grandi difficoltà nel primo prestito dopo il Toro, per poi trovare affermazione in seguito. I 1999 che giocano quest'anno in Primavera, o i 1998 come Butic che hanno ancora un anno di contratto, avrebbero un approdo sicuro per la prossima stagione. Prima, però, bisogna verificare se le parole di Malagò avranno un riscontro concreto.