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Luongo, la prova più difficile. Solo così sarà un successo

Davide Bonsignore
Prima squadra per merito, Primavera per necessità: la prova del nove sulla mentalità di Andrea Luongo

La foto in copertina dice tanto di più di ogni parola sulla prestazione di Andrea Luongo in casa dell'Atalanta. Tornato dalla prima squadra, il classe 2008 si è messo a servizio della Primavera di Baldini con tanto di fascia da capitano e numero 10 sulle spalle. Un ruolo più offensivo rispetto a quanto richiesto da Abate ma un'esperienza e una ritrovata centralità che ne hanno subito mostrato il peso specifico. "Qualsiasi allenatore vorrebbe Luongo in squadra", si è lasciato andare il tecnico della formazione Primavera nel postpartita. Ora, però, per Luongo c'è una prova ancora più difficile: far vedere a tutti - ed è una conferma, più che una dimostrazione - di avere non solo le qualità ma anche la mentalità giusta per arrivare.

"Un faro per i compagni di squadra": la prestazione di Andrea Luongo

Il 7 in pagella è di quelli dei migliori in campo: sull'1-3 del Torino a Zingonia c'è tanto della partita di Andrea Luongo. Il suo nome non figura sul tabellino, ma oltre al cross al bacio per il colpo di testa di Falasca c'è una prestazione da vero leader. Riportato in un più offensivo ruolo da mezz'ala, rispetto ai compiti da play affidatigli da Abate, detta i tempi e dà indicazioni e feedback ai compagni come un vero capitano. "È logico che avere un Luongo in campo è un faro anche per i compagni di squadra, è un esempio". La fascia e Baldini gli richiedono questo e lui esaudisce alla perfezione, come spiega bene la foto in copertina. Aggiunge una qualità che, in triangolazione con Conzato e Banse sulle corsie, rendono il Torino una squadra imprevedibile. Soprattutto, però, mette in campo quel peso specifico che ci si aspetta da un giocatore che ha vissuto gli ultimi mesi insieme ai "grandi". Ora, però, gli si richiede il compito più difficile.
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La prova del nove: ora conta la mentalità

"Luongo non si risparmia niente. I complimenti che vanno fatti a Luongo non sono tanto per la prestazione, è per il fatto che è sceso dalla prima squadra, ma aveva una felicità nel giocare questa partita che era clamorosa. Quindi è questa la cosa importante". In questa frase di Baldini c'è la descrizione perfetta del compito che si richiede a Luongo: raccontare, nuovamente, di avere la mentalità giusta. Dopo un ritiro portato a termine in maniera superlativa con la prima squadra, sei titolarità tra amichevoli e Coppa Italia (all'esordio), le aspettative di un diciottenne possono essere di continuare a salire, gradino dopo gradino. Un po' a sorpresa, invece, è arrivata la decisione del Torino di far fare a Luongo nuovamente la spola tra prima squadra e Primavera. "I ragazzi hanno bisogno di giocare", ha spiegato Abate proprio su questo tema.

La prova del nove per il classe 2008 adesso sta nel confermare quanto detto da Baldini: far vedere a tutti di essere pronto, a livello di testa, per fare il grande salto. La felicità raccontata dal tecnico nel giocare, ancora una volta, una partita con la propria Primavera è una solidissima base per la cartina tornasole che Luongo potrà crearsi dimostrando di saper accettare con il massimo del professionismo sia le chiamate in prima squadra sia i minuti in Primavera. Solo così il numero 10 e il numero 79 granata potranno continuare a crescere contemporaneamente, fino a che il numero non diventerà uno solo e si potrà parlare, finalmente, di quel salto come di un atterraggio.

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