Dalla zona retrocessione diretta a una rincorsa con passo da scudetto: i due volti della stagione paradossale del Torino
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Torino Primavera, dalla crisi profonda alla rinascita: il bilancio della stagione
Una "stagione maledetta", e per certi versi anche paradossale. Il Torino Primavera mette in archivio un anno molto complicato, in cui ha conosciuto i bassifondi di classifica e ha dovuto fare i conti con le difficoltà che una lunga rincorsa verso una salvezza comporta, anche a livello mentale. È stato toccato il fondo nella prima metà di campionato, poi però c'è stata una risalita e così decisa che con essa sono arrivati anche i rimpianti di una squadra che ha mostrato due volti, uno da retrocessione nella crisi e uno da scudetto quando finalmente è stata trovata una quadra.
Torino Primavera, dalla zona retrocessione alla svolta di inizio dicembre con il passo da scudetto
Il tredicesimo posto a fine campionato racconta i due spaccati antitetici della stagione del Torino. Il primo, estremamente negativo. Una squadra a cui mancano da subito i risultati, un cambio di guida tecnica un mese dopo l'esordio stagionale, poi un equilibrio che fatica ad arrivare anche con Baldini. I granata si ritrovano in zona playout già alla terza giornata e vi restano stabilmente a partire dalla nona. Il gruppo non sembra riuscire a esprimere la propria qualità, che però c'è, e non riesce a trovare una via di uscita. Vengono riconsiderate le gerarchie all'interno del gruppo, si mettono in discussione sia Baldini che Ludergnani nelle scelte. Si arriva inizio dicembre, al derby con la Juventus. Il Torino arriva a Vinovo ferito, da penultima forza del campionato con soli 8 punti in 13 giornate: il passo è da retrocessione diretta, senza scusanti. I granata si presentano alla sfida però con diverse novità. Baldini abbandona il 3-5-2 e vara il 4-3-3. Si affacciano più concretamente alla Primavera alcuni singoli che fino a quel momento non avevano avuto spazio o ne avevano avuto ancora poco, come Bonacina e Sandrucci. La prima svolta del Toro arriva dopo l'1-1 nel derby. Ci vorrà ancora un mese per rompere il digiuno di tre mesi senza vittoria - nello scontro chiave penultima contro ultima con la Cremonese -, ma la sensazione è di una squadra che si sta ritrovando.Torino Primavera, la rincorsa fa sognare addirittura i playoff. Poi qualche fatica fino alla salvezza
La rivoluzione in casa granata viene completata con il mercato, l'occasione per dare un nuovo assetto alla rosa: chi non ha comunione d'intenti saluta, chi resta è un fedelissimo, si aggiungono alcuni 2008 promossi dall'Under 18. Si forma un gruppo più compatto, che rema verso la stessa direzione. Qui si crea il paradosso. La classifica della squadra di Baldini è così compromessa che a lungo sembra non essere cambiato nulla. Eppure la situazione è diversa, il Toro è diverso. A fine marzo i granata stanno ancora lottando per staccarsi dalla zona playout proprio perché devono nuotare controcorrente, ma il passo è da scudetto. Dagli 8 punti di inizio dicembre ai 39 della trentunesima giornata: da 0.6 punti a partita a 2.2 come le corazzate Parma, Fiorentina e Cesena, tutte in lotta per il primo posto. La Primavera granata si ritrova addirittura in un limbo paradossale, incastonata tra il +4 dalla zona playout e il -6 dalla zona playoff. Qui poteva esserci l'ultimo bivio, la spinta per provare a far terminare la rincorsa con un clamoroso aggancio alla top 6. Il Toro però perde con il Cesena, pur dominando, e subisce il contraccolpo di un sogno che sfuma concedendosi qualche passo falso evitabile che rischia di riaprire la lotta salvezza. Poi l'affondo finale, con la Lazio, e la certezza di restare in Primavera 1. Era un obbligo più che un obiettivo per il Torino, società che ha fatto la storia della categoria Primavera.© RIPRODUZIONE RISERVATA