Primavera: quanti ragazzi faranno davvero il grande salto?
Piccoli campioni, grandi promesse, sogni da coltivare e a coccolarsi: tutto questo sono i giovani dei vivai italiani, cui il Torino non fa certo eccezione, nonostante i fasti del 'Mago' Sergio Vatta siano ancora lontani. Ma quanti dei ragazzi che seguiamo con affetto ed attenzione potranno farcela davvero?
E' un interrogativo che va ben oltre un'analisi dei giovani granata, ma che deve porsi facendo riferimento all'intero movimento calcistico giovanile italiano, avvalendosi di dati certi ed inconfutabili, recentemente posti da ricerche autorevoli condotte sul nostro panorama. Prima fra tutte, quella condotta dall'Avv. Alessandro Greco, esperto di diritto sportivo, che nel proprio scritto 'Analisi sul calcio giovanile italiano: problemi e prospettive' ha effettuato uno studio statistico estremamente significativo prendendo a parametro il campionato Primavera 2009/2010, quello della leva '90/'91, per intenderci (le modifiche regolamentari introdotte dalla stagione in corso hanno abbassato il limite di età alla stagione di compimento del diciannovesimo anno), andando ad analizzare dove militino oggi i giovani protagonisti di allora. La scelta dell'annata in oggetto non è certamente casuale: quella che volge ormai al termine, infatti, è la terza stagione trascorsa da allora, e ciò, come vedremo, ha un particolare significato in termini regolamentari.
PIU' DELLA META' SCOMPARE - Il dato più inquietante che emerge dagli studi condotti da Greco, infatti, è la percentuale di giovani allora militanti nel campionato Primavera che, ad oggi, siano fuori dal calcio professionistico: o perché tesserati tra i dilettanti, o perché addirittura definitivamente lontani dal calcio giocato. Ebbene, il 58% di questi ragazzi, ben oltre la metà, si trova oggi in questa condizione, con la presumibile considerazione che, per i giovani attualmente militanti anche nella Primavera granata, potrebbe verificarsi nei prossimi anni qualcosa di simile.
Addirittura, dei tesserati allora per i campionati Primavera, è il 22%, quindi un giocatore su cinque, a risultare del tutto svincolato, neppure tesserato per una compagine dilettantistica, quindi, di fatto, per usare un'espressione forte ma efficace, relegato al mondo dei tornei di calcetto tra amici o poco più.
ODISSEA DI PRESTITI E COMPROPRIETA' - Altrettanto inquietante, poi, è l'analisi dello status di quel 42% di giocatori che rimane, in un modo o nell'altro, tuttora vincolato al calcio professionistico: di costoro, più della metà (il 58%) si trova nello status di prestito o compartecipazione. Pare scontato, dunque, rilevare, come di questa larga maggioranza di giocatori il cui cartellino non fa interamente capo ad una Società, quasi il 70% (esattamente il 67%) militi in un campionato di Lega Pro, con il 32% in Serie B e soltanto un miserrimo 1% impiegato nella massima serie. Un dato realmente allarmante, considerato che si fa riferimento a giocatori che, ormai dall'estate del 2010, non militano più in campionato giovanili, ed avrebbero avuto, potenzialmente, ogni possibilità di mostrare il proprio valore.
GALEOTTI I CONTRIBUTI FEDERALI - Ma davvero soltanto l'1% dei giocatori ex Primavera attualmente in prestito o comproprietà possono meritarsi il palcoscenico della Serie A? Purtroppo, pare proprio di si, ma ad aggravare questo dato interviene un altro meccanismo da non sottovalutare, quello dei contributi federali, ovvero premi in denaro concessi dalla Federcalcio ai club di Lega Pro, che, per ottenerli, sono costretti da regolamento a schierare in ogni gara 2 giocatori Under 22 (3 nel caso della Lega Pro 2). Tale meccanismo, spesso vera e propria ancora di salvezza per un sottobosco calcistico assai povero di denaro ed in perenne precarietà economica, è stato approntato dalla FIGC con l'ovvio intento di favorire impiego e crescita di giovani giocatori, ma gli studi del Greco dimostrano come questo si sia rivelato una pericolosa arma a doppio taglio.
GIOVANI USA E GETTA - I giovani calciatori, infatti, finiscono per essere impiegati fino a tempo utile (esattamente due stagioni dopo l'addio regolamentare al calcio giovanile: quelle di compimento del ventesimo e del ventunesimo anno di età) dai Club di Lega Pro, che, però, si trovano ad approfittare di questa iniziativa federale 'accogliendo' giovani proveniente dalle Società di A e B, trovandosi rarissimamente ad impiegare giovani dei propri vivai, che vedono, dunque, sempre più limitate le proprie prospettive di crescita.
Se questo può essere considerato un problema per il movimento calcistico nel complesso, certo non lo è per squadre di massima serie come il Torino, per le quali, anzi, i Club di Lega Pro possono fungere da veri e propri serbatoi per i giovani lanciati nel mondo del professionismo (ovviamente, con l'arcinota formula di prestito o comproprietà), ma c'è l'ennesimo dato che colpisce: nelle due categorie di Lega Pro per la stagione in corso, infatti, sono proprio i '91 ed i '92 i più utilizzati, con 150 giocatori circa per annata (ancora rientranti nelle classi utili per la corresponsione dei contributi), mentre i nati nel '90 ancora tesserati in categoria risultano dimezzati (80 circa), dato che peggiora ancora per gli '89, che, ad oggi, sono poco più di una trentina.
La conclusione è molto semplice ed intuitiva: fintanto che i ragazzi possono portare contributi in cassa, vengono impiegati in Lega Pro, nella stagione di compimento del ventiduesimo anno di età la maggior parte di loro si trova, di fatto, relegata al dilettantismo.
REGOLAMENTO... E POI? - Al di là delle questioni regolamentari, peraltro, non si possono sottovalutare i dati tecnici: se l'impiego di giovani nei campionati che contano è così scarso sicuramente inciderà un fattore culturale, ma sarà altrettanto vero che, volenti o nolenti, i giocatori che fuoriescono dai vivai italiani non dispongono di un sufficiente bagaglio tecnico da consentire palcoscenici di livello? La risposta non è affatto scontata (in effetti, della Primavera granata di allora i soli Simone Benedetti e Gianmario Comi militano, oggi, in Serie B, ma si tratta di ragazzi del '92 che allora giocavano sotto età: nessun '91 milita in questa categoria, mentre l'unico '90 è Sergiu Suciu), anche se non si può certo nascondere che, in Italia, i settori giovanili spesso dispongono di risorse talmente limitate da non poter essere paragonate ai corrispettivi del resto d'Europa, ed in questo il Torino, orfano del Filadelfia, con le principali compagini attualmente suddivise su tre impianti differenti, lontane dall'allenamento della prima squadra, e prive persino di una palestra, non pare certo fare eccezione.
Ecco perché, proprio nei prossimi giorni, affronteremo approfonditamente un confronto tra i settori giovanili italiani ed i corrispettivi nel resto d'Europa, con un occhio alle eventuali soluzioni proposte dagli altri campionati, ovviamente sempre da una prospettiva granata, con il 'miraggio' del Fila e dei giovani di Sergio Vatta che, pur senza tecnologie strabilianti, continuano ad aleggiare nella memoria di ognuno di noi.
Diego Fornero
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