Benedetti a TN: "Non mi svenerei a trovare altri presidenti. Cairo ci tiene a galla"
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Aprile 1992. Il Torino si giocò l'accesso alla finale di Coppa Uefa. Il 1° aprile si tenne la semifinale d'andata contro il Real Madrid. A distanza di ben 34 anni, alla vigilia di quel 1° aprile, che oggi vedendo il club granata appare tanto un bel "pesce d'aprile", su Toro News in esclusiva ricorda quei momenti un protagonista di quella doppia sfida al Real Madrid: Silvano Benedetti.
Buongiorno Silvano. Passano gli anni ma restano vivido quel ricordo... "L'emozione resta unica, inimitabile. Giocare in quello stadio contro quel club fu una grande emozione, sebbene rimanemmo sconfitti nel match d'andata in Spagna. Mi ricordo bene le emozioni di quelle ore. Ci furono anche dei sassi lanciati contro il nostro pullman. In campo non fummo condizionati, nessuna remora. Facemmo due grandi partite tra andata e ritorno".
Il Torino potrà mai tornare a vivere serate così? "Oh, come si dice, la speranza è l'ultima a morire. Ogni giorno da tifoso del Toro spero che riusciremo un giorno a rivivere quelle emozioni. Chi lo sa".
Cosa non è funzionato in questo Torino? "Anche dopo la prima sconfitta con l'Inter per 5 a 0 il Torino non mi era apparso una brutta squadra. Non capisco cosa non sia funzionato. Il Torino ha pagato i troppi gol presi ma nei singoli elementi difensivi i granata non sono così scarsi. Coco e Maripan potrebbero fare i titolari in più di mezza Serie A. L'annata è stata fin qui storta, ogni azione che subisci prendi gol. Nonostante i gol presi, non credo il Torino abbia una brutta difesa".
Il doppio cambio in corsa direttore sportivo-allenatore proietta i granata già verso il futuro? "Io penso che da Petrachi a D'Aversa siano tutti proiettati alla prossima annata. Il campionato attuale è praticamente finito, bisogna programmare con vasto anticipo il calciomercato estivo".
Cosa pensa dopo vent'anni di gestione del Torino di Urbano Cairo avendoci lavorato anche a stretto contatto per molto tempo. "Lui è un imprenditore attento a non farsi inghiottire da questa voragine del calcio, tanti presidenti si sono rovinati pensando di cambiare il gioco del calcio. Cairo fa gli acquisti restando con i piedi per terra, non esagera nelle spese. Può essere positivo e negativo. Ci tiene a galla da più di vent'anni. Tranne il mio Toro in Coppa Uefa e il Toro dell'ultimo Scudetto di cinquant'anni fa non mi pare ci siamo contraddistinti in modo particolare, quindi prima di cambiare tenterei ancora di migliorare questa situazione. Non mi svenerei a trovare altre vie. Il Torino non ha avuto grandi imprenditori che lo hanno condotto molto più lontano rispetto a quanto stia facendo Cairo. Pianelli è stato l'eccezione, Borsano anche sebbene poi abbia avuto i problemi che sappiamo".
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