Toro News Interviste Jacopo Balestri a TN: "Vi racconto il mio ex compagno Roberto D'Aversa"
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Jacopo Balestri a TN: "Vi racconto il mio ex compagno Roberto D'Aversa"

Andrea Calderoni
In esclusiva le parole dell'ex laterale difensivo granata, originario di Pisa. Per lui la gara di domenica alle 18 avrà un sapore un po' diverso

Pisano doc, Jacopo Balestri ha vissuto l'apice della propria carriera tra il 2005 e il 2007 con indosso la maglia del Torino. Proprio per questo la gara di domenica 5 aprile alle ore 18 tra Pisa e Torino sarà un po' speciale per l'ex laterale difensivo. Ecco il suo racconto in esclusiva su Toro News.

Buongiorno Jacopo. Da pisano come sta vivendo la stagione in Serie A? "La Serie A dopo 34 anni è stato un regalo enorme per tutta la città e tutto il popolo pisano. Credo che sia stata una grande iniezione di fiducia per tutti. Erano riconosciute le difficoltà perché le potenzialità di una città come Pisa non erano paragonabili a quelle di società che sono in Serie A da tanto tempo. Sapevi che potevi soffrire, forse pensavi di poter lottare un po' di più. La matematica non ti condanna ma complice la distanza servirebbe un miracolo calcistico. La squadra comunque ci crede, così come la città che resta vicino a tutto l'ambiente. L'impegno si è sempre visto, le difficoltà erano attese e si sono presentate".

E il Torino? L'ha delusa? "Il Torino vive da anni una situazione molto difficile e non riesce mai a partire con il piede e con la voglia giusti per fare una stagione soddisfacente. Ho visto che l'arrivo di D'Aversa ha portato carattere. Il mister sa trasmettere le sue idee in modo forte. La squadra lo segue e questo è un dato importante".

Lei è stato compagno di D'Aversa ai tempi del Mantova. Com'era da calciatore? "Roberto era un giocatore carismatico, non di tantissime parole ma potevi sempre far affidamento su di lui. Va a Roberto il mio più grande in bocca al lupo per la conclusione della stagione e per il prosieguo granata".

Quanto pesa la contestazione sul rendimento della squadra? "Incide tantissimo perché il giocatore che va in campo sente e percepisce la situazione difficile. Fondamentalmente non è mai facile giocare partite in un clima in cui il pubblico non apprezza. La contestazione non fa certamente bene alla squadra. La situazione difficile non fa bene né alla squadra né alla dirigenza né ai tifosi".

Vlasic è stato uno dei pochi a salvarsi in questa stagione granata? "Vlasic è un giocatore di talento e ha preso per mano i compagni nei momenti difficili, è un protagonista nella stagione del Torino. Ha doti tecniche ed è anche carismatico. Tante situazioni non sono semplici da sbrogliare quando ci sei dentro. La squadra ha ritrovato un po' di stimoli, voglia e cattiveria calcistica. Le partite delle ultime settimane lo testimoniano".

Sta per concludersi l'ennesima settimana complessa del calcio italiano. Come si esce da questa situazione? "Si tratta dell'ennesimo fallimento di un paese ha sempre vissuto di calcio. Bisogna ritrovare dei valori che si sono persi per mille motivazioni. Il modo di vivere il calcio è cambiato, un po' tutti hanno cambiato il loro modo di viverlo dai tifosi ai presidenti passando per i calciatori. Bisognerebbe ritrovare valori vecchio stampo. Probabilmente si viveva il calcio in maniera spasmodica e assidua concentrandosi sul momento del campo. Esistevano regole non scritte che aiutavano un po' tutti a trovare la maniera giusta per interpretare la gara o il campionato. Bisogna ritornare al calcio, oggi si divaga troppo e si perde il focus. Oggi non ci sono più presidenti che hanno in mano la situazione, ci sono direttori sportivi che non fanno soltanto quello, calciatori che pensano molto ad altro e tutto questo ha portato inconsapevolmente al tracollo. Sono venuti a mancare i valori del senso di appartenenza. Una volta si dava qualcosa di personale a una maglia, a una piazza, a una società, oggi molto meno. Tutte le parti del calcio sono coinvolte. Il mondo è cambiato radicalmente e il nostro calcio ha patito la situazione perdendo i suoi valori".