Toro, altro che fuga dei tifosi: sono in crescita, ma il club vale meno
Altro che fuga dei tifosi. Gli ultimi dati raccontano una realtà diversa e, per certi versi, ancora più interessante. Il Torino continua infatti ad avere un patrimonio di tifo importante e, nella stagione 2025/26, lo ha persino incrementato. La ricerca Sponsor Value 2025/26, realizzata da StageUp in collaborazione con Ipsos Doxa, fotografa un movimento complessivamente stabile per il calcio italiano: sono 25,6 milioni i tifosi delle squadre di Serie A, in crescita dello 0,32% rispetto alla stagione precedente. In questo quadro il Toro sale a 415mila sostenitori, con un incremento dell'1,5%. Un dato che colloca i granata alle spalle di Atalanta e Lazio e davanti al Bologna e che soprattutto smentisce l'idea di una base di tifosi in progressivo disimpegno. Il popolo granata non sta diminuendo: sta crescendo.
Ed è proprio qui che nasce il paradosso. Perché se da una parte aumentano le persone che si dichiarano tifose del Torino, dall'altra il valore del marchio è diminuito. Secondo Brand Finance, il Toro ha chiuso l'ultima rilevazione con un brand value di 34 milioni di euro, in calo del 16% rispetto all'anno precedente. La contrazione non è stata la peggiore della Serie A, con la Fiorentina che ha perso il 30%, ma resta comunque significativa. E il confronto con le big rende ancora più evidente la distanza: Inter e Milan hanno fatto registrare rispettivamente una crescita del 22% e del 28%, mentre anche Napoli e Roma hanno aumentato il proprio valore. Il Toro, quindi, si trova davanti a una situazione quasi controintuitiva: ha più tifosi, ma il suo marchio vale meno.
Il patrimonio c'è, ma non viene trasformato in valore
È questo probabilmente il dato sul quale il Torino dovrebbe interrogarsi maggiormente. Perché 415mila tifosi rappresentano una base tutt'altro che trascurabile. Significa che il club conserva un seguito importante e che, nonostante anni caratterizzati da risultati altalenanti e da un rapporto spesso complicato tra squadra e ambiente, la passione non è venuta meno. Anzi, nell'ultima rilevazione è aumentata. Il problema sembra quindi essere un altro: quanto di questo patrimonio viene realmente trasformato in valore commerciale, visibilità e attrattività?
Ed è qui che entra in gioco anche il dato televisivo. Nell'ultima stagione il Torino ha chiuso al decimo posto nella graduatoria complessiva degli ascolti, con 19,53 milioni di spettatori complessivi e una media di 513.935 spettatori per partita. Ma osservando separatamente le due piattaforme emerge un quadro meno positivo: il Toro è 14° sia su Dazn sia su Sky per media spettatori. Su Dazn la media è stata di circa 361.700 spettatori a partita, mentre su Sky si è attestata intorno ai 361.500. Numeri che confermano come la base di tifosi non si traduca automaticamente in una capacità di attirare pubblico televisivo paragonabile alle principali piazze del campionato.
Il Toro deve tornare a essere interessante
Ed è probabilmente questa la vera sfida per la stagione 2026/27. Non tanto recuperare tifosi, perché i numeri dicono che il Toro non li sta perdendo. Il punto è riuscire a valorizzare quelli che già ci sono. Juventus, Inter, Milan, Roma e Napoli superano abbondantemente il milione di spettatori medi complessivi e hanno una capacità di generare attenzione che va ben oltre il semplice numero dei sostenitori. È quella capacità che permette di attrarre sponsor, aumentare il valore del brand, sviluppare merchandising, contenuti digitali e nuove opportunità commerciali.
Per il Toro, dunque, la fotografia è particolare: 415mila tifosi, in crescita dell'1,5%, ma un brand da 34 milioni, in calo del 16%, e ascolti che lo collocano nella seconda metà della classifica. Non è il ritratto di una piazza che si sta svuotando, ma quello di una piazza che non viene ancora valorizzata quanto potrebbe. E allora il vero obiettivo del nuovo campionato non dovrebbe essere soltanto riportare il Toro più in alto in classifica, ma renderlo nuovamente più interessante agli occhi di chi lo guarda da fuori. Il patrimonio, dunque, c'è e i numeri lo confermano. A mancare sembra essere soprattutto la capacità della società di trasformarlo in valore, visibilità e attrattività. Perché se i tifosi crescono mentre il brand arretra e gli ascolti restano lontani dalle grandi piazze, la domanda non può essere rivolta soltanto al pubblico: deve riguardare anche ciò che la società sta facendo per valorizzare il proprio patrimonio.
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