Toro News Mondo Granata 1976, Torino campione d'Italia nella profezia di Claudio Sala
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1976, Torino campione d'Italia nella profezia di Claudio Sala

Andrea Croveri
Scudetto 50 / I cross per Pulici e Graziani, la fascia da capitano e quella profezia diventata realtà: il Toro del ’76 porta la firma di un Poeta

Ci sono scudetti che valgono una stagione e altri che, col passare del tempo, segnano un'epoca e assumono i contorni del mito. Lo scudetto conquistato dal Torino nel '76 è rimasto nella storia perché riportò i granata sul tetto dell’Italia ventisette anni dopo la tragedia di Superga interrompendo il dominio della Juventus. E al centro di quella cavalcata c’era un uomo che sembrava sapere già come sarebbe andata a finire: Claudio Sala.

Per tutti era il “Poeta del Gol”. Un soprannome derivato dal suo modo di stare in campo: elegante, creativo, mai banale. Nato a Macherio l’8 settembre 1947, Sala era un’ala destra capace di trasformare ogni pallone in un’idea. Crossava con una precisione quasi irreale, inventava linee di gioco invisibili agli altri e aveva la rara qualità di far sembrare semplice anche la giocata più difficile. Insomma, un artista. Quando Gigi Radice gli consegnò la fascia da capitano dopo il ritiro di Giorgio Ferrini, il Torino trovò il suo leader tattico ed emotivo. Il tecnico lo reinventò spostandolo stabilmente sulla fascia destra e affidandogli il compito di accendere il gioco granata e Sala rispose guidando una delle squadre più spettacolari della storia del club.

La profezia del Poeta

I suoi cross diventavano assist perfetti per “Paolino” Pulici e “Ciccio” Graziani, i “gemelli del gol”, che segnavano con impressionante continuità. Quel Torino era intensità, carattere, senso di appartenenza: una squadra costruita per lottare fino all’ultimo pallone, eppure, a metà stagione, lo scudetto sembrava destinato ai rivali bianconeri.

La Juventus chiude davanti il girone d’andata e in primavera allunga fino a cinque punti. Un margine che appare decisivo. Molti considerano il campionato chiuso, ma dentro lo spogliatoio granata Claudio Sala continua a ripetere una convinzione che allora sembrava impossibile: “Lo scudetto sarà del Toro”. Non era una frase lanciata ai giornali per orgoglio o provocazione. Era una certezza. Sala parlava con la calma di chi sentiva che quel campionato avesse preso una direzione precisa, anche quando la classifica raccontava altro. Da quel momento la stagione cambia volto.

La Juventus si inceppa improvvisamente e perde tre partite consecutive. Tra queste c’è anche il derby di ritorno, vinto dal Torino, una partita che sposta definitivamente l’inerzia del campionato. I granata riprendono fiducia, il Comunale spinge e la rincorsa si trasforma prima in aggancio, poi in sorpasso. Si arriva così all’ultima giornata del 16 maggio 1976. Torino-Cesena finisce 1-1 davanti a settantamila spettatori. Novanta minuti vissuti aspettando notizie da Perugia, dove gioca la Juventus. Quando arriva la notizia della sconfitta bianconera, il Comunale esplode. Il Toro è campione d’Italia. È il settimo scudetto della storia granata e l’ultimo conquistato dal club. Un titolo che va oltre il calcio, perché restituisce orgoglio e identità a una città che da quasi trent’anni conviveva con il dolore di Superga. E il volto simbolo di quell’impresa resta Claudio Sala che non fu soltanto il capitano dello scudetto: fu l’uomo che lo vide arrivare prima di tutti.