Claudio Sala si racconta: "Il Toro per me è tutto"
Claudio Sala si è raccontato ai microfoni del podcast "La quinta di Radice", realizzato da Torostoria. L’ex capitano granata ha ripercorso i suoi anni al Torino, soffermandosi in particolare sullo Scudetto del 1976. Nel corso dell’intervista, Sala ha subito messo in evidenza il suo legame profondo con i colori granata, raccontando con trasporto l’approccio con cui ha vissuto la sua avventura al Toro e l’orgoglio di aver indossato quella maglia: "Il Torino per me è tutto ed è stato tutto. Ho letto la storia del Torino e da quando leggi la storia del Torino non puoi non amare una squadra come il Torino. Io ho sempre cercato di dare quel qualcosa in più, che era anche la cattiveria che ho sempre messo nel giocare le mie partite". Sul suo soprannome: "Il Poeta del gol non si sa ancora di chi sia stata l'idea. Ci siamo trovati questo striscione in Curva Maratona, qualcuno avrà pensato che ero un giocatore che amava far vedere il bello. Io cercavo anche di fare il pratico. Ho imparato negli anni a Monza, Napoli e Torino che diventare cattivo era un optional per un giocatore di calcio e quindi ho scelto quello". Sala ha parlato poi della sua duttilità in campo, caratteristica che lo ha contraddistinto nel corso della sua carriera: "Ho fatto di tutto. Nel Torino ho giocato con il 7, con l'8, il 9, 10 e 11. Ero un giocatore duttile, per esempio a Napoli ho fatto anche il centravanti, ma c'erano giocatori come Sivori e Altafini. Quindi dovevo adattarmi e ritagliarmi uno spazio in quella squadra che aveva giocatori di un certo livello".
Il magico rapporto con il Toro e con Torino
Per quanto riguarda il suo passaggio dal Napoli al Torino nel 1969, Sala spiega i motivi del perché fu un trasferimento tanto chiacchierato: "Mi pagarono 470 milioni di lire, senza passaggio di giocatori. E' stato incredibile proprio perché all'ultimo momento, il Torino prendeva Sala dal Napoli". Sull'amore per la città di Torino: "Abbiamo amato questa città da quando siamo arrivati. Io non sono torinese, ma lombardo. Mia moglie è campana. Amo la tranquillità di questo posto. I miei figli sono nati tutti e due a Torino pur non essendo nessuno dei due genitori torinese". Sala analizza, poi il Torino degli anni '70, una squadra che aveva un'identità ben precisa: "Io sono arrivato a Torino nel '69, qui ho trovato tutti calciatori che giocavano con il cuore e tutti cresciuti nel settore giovanile. Era una squadra con un'identità ben precisa, che amava il Torino, perché non essendo superiore alle altre squadre ha cercato di diminuire questo gap con le grandi squadre". Non manca un elogio a Giorgio Ferrini, storico capitano del Toro: "Giorgio Ferrini è stato un giocatore soprattutto tattico e con grande ambizione. Io l'ho amato perché rappresentava un po' il mio carattere, poche parole ma faceva capire con gli occhi cosa volesse dire essere nel Toro. Sono felice di aver ricevuto la fascia di capitano da lui"La vittoria della Coppa Italia e lo scudetto del 1976
Claudio Sala ricorda le vittorie in maglia granata: la Coppa Italia nel 1971 e lo Scudetto del 1976: "Nella finale di Coppa Italia nel '71 siamo arrivati in finale ai rigori e per la prima volta sono riuscito a vincere un torneo con il Torino". Su Gigi Radice, allenatore del Toro dal 1975 al 1980 e poi dal 1984 al 1988: "Radice era un allenatore molto severo. Era uno di quelli che metteva l'anima e faceva capire che dovevi fare dei sacrifici per arrivare. Quando lo incontravi al primo anno aveva sempre qualcosa da dire e si vinceva sempre. Conobbi Radice al Monza, poi l'ho ritrovato al Torino e vinse subito... non era facile stare dietro ai suoi pensieri. In quello Scudetto lui ha messo tutto. E' riuscito ad imprimere alla squadra un gioco che assomigliava a quello degli olandesi, prettamente d'attacco e la difesa doveva contenere gli avversari. A conclusione posso dire che Radice poteva stare un anno, dopo cominciava ad essere più pesante". Il commento sulla partita decisiva contro il Cesena per la vittoria dello Scudetto: "Non riuscivamo a sbloccare la partita. Nel momento in cui Pulici è andato a fare gol di testa, saltando a 50 cm da terra e rischiando la testa, siamo andati tutti ad abbracciarlo. Poi c'è stata un' incomprensione tra due giocatori del Toro e abbiamo pareggiato. Volevamo vincere per mantenere il record, vincendo tutte le partite casalinghe del campionato. Neanche gli Invincibili c'erano riusciti, ma non ce l'abbiamo fatta. Dopo la partita siamo andati a festeggiare nei ristoranti e il giorno dopo abbiamo deciso di andare a Superga per commemorare coloro che avevano creato la storia del Toro. Solo chi non conosce la storia del Toro non può capire cosa vuol dire essere del Toro. Io da piccolino ero tifoso dell'Inter come mio padre e con lui andavo allo stadio. Invece quando sono venuto qua ho capito che il Torino era la squadra più importante del mondo".I derby con la Juventus: "Si vinceva sempre"
Claudio Sala parla anche delle sfide nei derby con la Juventus dell'epoca: "I derby con la Juventus si vincevano sempre. Qualcuno si pareggiava e pochi si perdevano. Rappresentava una rivalsa contro una squadra che vinceva sempre. Io ho iniziato ad apprezzare i miei compagni che mi spiegavano cosa volesse dire battere la Juventus già nel settore giovanile. Ci hanno dimostrato come poteva essere giocare un derby".
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