Toro News Mondo Granata Il tifoso dei record: “Da Radice ad Abate, da 40 anni non mi perdo un ritiro”

Il tifoso dei record: “Da Radice ad Abate, da 40 anni non mi perdo un ritiro”

Andrea Calderoni
Era il 26 luglio 1986 quando Luca Trevisan approdò per la prima volta in ritiro. Dopo 40 anni e 40 ritiri è sempre al fianco del suo "Toro"

Quarant’anni. Il 26 luglio 1986 per la prima volta nella sua vita, a 21 anni, Luca Trevisan approdò in un ritiro del Torino. Era il Toro di Gigi Radice e Luca quella formazione la conosce ancora a memoria, come se non fossero passati quattro decenni. “Lorieri, Corradini, Ferri, Crippa, Rossi, Cravero, Berggreen, Sabato, Polster, Comi e Gritti”. Dal luglio 1986 al luglio 2026 Trevisan, nativo di Castelfranco Veneto nel trevigiano, non ha mai saltato un ritiro dei granata. E se non si tratta di un record si va poco lontani. “Il tempo è passato, nel 1986 eravamo sempre qui a Pinzolo, c’era Radice allenatore e dormivamo in tenda. Oggi mi devo accontentare dell’appartamento ma il Toro resta il denominatore comune della mia vita. Ho tanti ricordi straordinari, legati a grandi della nostra storia. Li abbiamo visti tutti, da Martin Vazquez a Emiliano Mondonico, il top dei top. Tutti questi nomi trasudavano tremendismo granata” ricorda Trevisan.

Il ritiro più divertente? “Ne ho fatti tantissimi, quello a Norcia con Lerda è tra i primi. Ricordo anche quello di Colle Val d’Elsa. Faceva un caldo incredibile, rimanemmo a corto di t-shirt e a fornircele fu direttamente Emiliano Mondonico. In mezzo al campo in quel ritiro vestiva i panni da dirigente del Torino un certo Luciano Moggi”.

Il ricordo che non può dimenticare di questi quarant’anni di ritiri? “Non posso dimenticare tutte quelle famiglie che ho incontrato in giro per l’Italia e non solo. Sono il motore del Torino. Bene, secondo me, fa la Maratona a rientrare allo stadio perché bisogna sostenere la grande tradizione storica. Partecipare al ritiro significa vedere nascere e crescere una squadra, significa conoscere allenatori che hanno alimentato l’epopea granata”.

Il ritiro più faticoso? “Senza dubbio quello in Austria di qualche anno fa. Volete un aneddoto? Di tifosi del Torino ce n’erano molto pochi, io fui l’ultimo a stringere la mano a Pellegri prima della celebre rissa tra Vagnati e Juric. Da lì a 5 minuti sarebbe successo tutto quello che sapete. Un altro ritiro poco coinvolgente fu a Malles: alle 20 il paese chiudeva completamente, non c’era più in giro nessuno”.

Impressioni su Abate? “Mi sembra che faccia lavorare la squadra. È chiaro che servono rinforzi. Io continuo a essere qui al fianco della squadra anche se la mia è una missione più di spirito che di tifo. Non chiedo più foto e autografi ai giocatori, però mi sento in dovere di essere ogni anno al ritiro”.