Le Loro storie, Eugenio Fascetti: "Io sono una persona libera"
Un nuovo modo di raccontare il calcio: quello dei protagonisti. Calciatori, allenatori, dirigenti. Sempre sotto la luce dei riflettori, ma mai veramente compresi o comprensibili. Noi li vogliamo avvicinare ai tifosi e ribaltare il meccanismo delle interviste. Non saremo noi a chiedere, saranno loro a raccontarci un aspetto del mondo in cui vivono. Un tema libero, potremmo dire. Sono i protagonisti stessi della nostra passione a condividere con noi “Le Loro storie”. Senza filtri, senza meta.
Il mister non ha un carattere facile, ma non parla mai a vanvera. Meglio imprimere bene in mente ogni sillaba, si rischia di imparare qualcosa.
Non è la prima volta che succede. Si ripetono, questi stupidi episodi di razzismo. A cicli, eccoli ancora, ma qui in Italia è così, non cambia mai nulla, ogni volta punto e a capo.
Fin quando non facciamo come in Inghilterra è inutile chiacchierare. In Premier League ho visto uno tirare una banana a un giocatore dell’Arsenal. Lo hanno preso subito e quello lì allo stadio non ci va più. Mai più. Non un buffetto: quel signore non entrerà mai più nella sua vita in uno stadio. Se non ci decidiamo a usare lo stesso metodo, non si risolverà mai nulla.
Invece qui si parla tanto e sempre a posteriori. Certe persone che stanno nel mondo del calcio dovrebbero riflettere bene prima di dire certe parole, a mente fredda. Sospendere il campionato? Ma per favore. Sospendere le partite quando ci sono i cori? Quindi tutte le volte che c’è un giocatore di colore in campo, due scemi fanno “Bu bu” e l’arbitro fa terminare la partita. Non si gioca più allora. Facciamola finita, la colpa è una bella donna, tutti la vogliono, ma nessuna se la piglia.
Ai miei tempi anche su queste cose c’era meno clamore mediatico, meno giornali, meno televisioni. I presidenti non parlavano mai, ora sono sempre in prima pagina. E quando qualcuno getta benzina sul fuoco è sempre un casino.
Noi allenatori siamo abituati a essere nell’occhio del ciclone. Facciamo un mestiere dove qualsiasi cosa fai arrivano le critiche. C’è sempre qualcuno a cui non va bene qualcosa che hai fatto, ma la soluzione è semplice: spalle robuste, tapparsi le orecchie e andare avanti. Di situazioni difficili ne so qualcosa e il tapparsi le orecchie non è un segno di rassegnazione o debolezza: serve a tutelare lo spogliatoio e a continuare il proprio percorso. Me ne sono sempre fregato delle critiche, tanto quando ho fatto bene, qualcuno me l’ha riconosciuto, quando ho fatto male mi hanno mandato via, ma mi hanno mandato via anche quando ho fatto bene, per cui figuriamoci un po’ se do peso alle parole altrui.
Sono contento di tutto quello che ho fatto: non ho avuto regali, non ho avuto padrini, quello che ho ottenuto l’ho vinto, punto. Non so se meritavo qualcosa in più o qualcosa in meno, sono soddisfatto della mia carriera perché la verità è che io sono una persona libera. Libera di fare quello che ho sempre voluto, libera di andare dove sono voluto andare. Nel mondo del calcio ho trovato persone per bene e altre meno per bene, ma di una cosa sono certo. Io ho sempre fatto scelte libere.
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