Toro News Mondo Granata Parola ai Toro Club: "Pulici il simbolo del Toro del '76. Oggi irripetibile perché..."
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Parola ai Toro Club: "Pulici il simbolo del Toro del '76. Oggi irripetibile perché..."

Redazione Toro News
La magia dello scudetto del '76 e perché oggi è irripetibile: cosa ne pensano i Toro Club delle ultime in casa granata?

Quattro domande, tre pareri e un dibattito sulle ultime in casa granata. Torna "Parola ai Club", il format pensato da Toro News per dare voce ai Club granata sulla prima e più importante testata giornalistica online dedicata al Torino FC. Tre diversi membri di tre Toro Club sparsi in giro per l'Italia sono i protagonisti di questo format. Per questa puntata abbiamo intervistato Lorenzo Pistamiglio (presidente Toro Club Sauro Tomà), Beppe Mercuri (presidente Toro Club Asti) e Aldo Cappon (presidente Toro Club Veneto Granata "Aldo e Dino Ballarin"). Ecco cosa hanno risposto alle nostre domande.

Qual è il ricordo più bello che associa allo scudetto del 1976?

Pistamiglio: "Avevo 22 anni, ero in Curva Maratona quel Torino-Cesena. Ricordi belli in quel periodo c'è ne sono tanti, abbiamo vinto uno Scudetto dopo tanti anni. Avevamo festeggiato tutti in piazza e l'emozione era indescrivibile".

Mercuri: “Io stavo per compiere 16 anni, abitavo a Baldichieri, a quindici chilometri da Asti. Ascoltai la partita a casa, alla radio, perché mio padre non voleva farmi andare a vedere la partita a Torino. Mi disse: ‘Tu non vai da nessuna parte. Ne avrai di tempo per festeggiare scudetti e coppe…’, non l’avesse mai detto. Fu comunque un pomeriggio drammatico: se la Juve avesse vinto a Perugia, avrebbe vinto il campionato… Ma ho ricordi bellissimi e vividi. Mi ricordo che appiccicai un adesivo con un Toro e uno scudetto con il numero 7 sulla 500 di mio padre”.

Cappon: "Ero piccolo, però ricordo i paracadutisti che sono venuti giù in centrocampo per festeggiare lo scudetto, la folla che è stata corretta perché ha evitato di fare l'invasione di campo e dopo proprio per questo i calciatori hanno sfilato addirittura con lo scudetto sulla maglia e altri addobbi. Non ero allo stadio ma ho visto i filmati. Ricordo che, invece, quell'anno andai in una partita precedente, in occasione dell'anniversario della tragedia di Superga. Era un Torino-Lazio, ricordo..."

Chi è il giocatore a cui è più legato di quel periodo?

Pistamiglio: "Come tanti Pulici. È uno di quelli che non si è fatto coinvolgere in certe situazioni ed è stato il fautore di quello Scudetto. Anche Patrizio Sala, che viene spesso volentieri alle nostre cene, ma un po' tutti quelli che sono venuti. Noi anche adesso cerchiamo sempre di avere giocatori. Ma adesso non te li mandano, quando erano più miserabili, come dico io, venivano volentieri. Adesso si sentono chissà chi. Quindi ci affidiamo a giocatori che hanno smesso da pochi anni".

Mercuri: “Tutti, in quel periodo, si identificavano in Pulici. La prima domanda che ti faceva anche chi non seguiva il calcio era: ‘Gioca Pulici?’. Il Torino, in quel momento, era Pulici, uno dei più grandi attaccanti della storia del calcio italiano. Un attaccante completo come lui non l’ho più visto. Di quell’anno ricordo Torino-Fiorentina 4-3, quando Pulici fece tre gol e, al terzo, Mazzone gli strinse la mano per complimentarsi con lui”.

Cappon: "Sono tutti dei grandi campioni, però Pulici su tutti, che abbiamo avuto anche ospite due volte con il club. È sempre stato una persona disponibile. Quello che dice sono sempre cose importanti, nonostante sia passato del tempo sono sempre attuali. Comunque tutta la squadra, insomma. Era anche una specie di blocco Nazionale, quindi i vari Castellini, Salvadori, Pulici, Graziani, Patrizio Sala... Erano tutti convocati in Nazionale. E quindi era anche un motivo di vanto. Rispetto ad adesso tanta roba, diciamo".

Qualcuno di questi dovrebbe avere un qualche ruolo in società?

Pistamiglio: "Normalmente dovrebbe essere così. Chi insegna ai giovani e ai giocatori attuali come funziona l'ambiente e farglielo assaporare. Qualcuno che li porta ai musei a conoscere la storia del Toro. Cairo, però, non vuole nessuno, vuole solo comandare lui senza altre persone vicino. Sappiamo come agisce".

Mercuri: “Sì, e questo è stato uno sbaglio del presidente. Forse non ha capito cos’è il Toro per noi: una squadra diversa da tutte le altre. Se si fosse fatto affiancare da Pulici, Zaccarelli, Claudio Sala, avrebbero potuto dargli ottimi consigli e forse certi errori non li avrebbe commessi. La loro presenza non avrebbe tolto spazio al presidente, perché se una squadra funziona, il presidente viene applaudito. Il problema di oggi è far capire ai giocatori dove si trovano e, per questo, mi è piaciuto molto Vanoli; anche D’Aversa, penso, sia stato molto aiutato dal suo vice, Sullo. Io penso che il Torino debba spiegare la storia del club ai giocatori che arrivano, ma ritengo che con Petrachi ci sarà un miglioramento sotto questo aspetto”.

Cappon: "Per dire, lo stesso Pulici che menzionavo prima, che non è mai stato chiamato a fare questo incarico, ma anche lo stesso Zaccarelli che, invece, a differenza di Pulici, l'ha fatto sia come allenatore che anche come dirigente. Quindi questi sono dei personaggi che vedrei benissimo sul Toro attuale, se fosse possibile".

Perché il Toro in questi 50 anni non è più riuscito a costruire qualcosa di simile?

Pistamiglio: "Siamo stufi di non vedere niente di presente, di vivere solo di passato. È una cosa incredibile. Non ci aspettavamo mai che dopo vent'anni di Cairo ci avrebbe portato in queste condizioni ignobili. Credo che avere due squadre forti a Torino sarebbe un guadagno per tutta la città. I risultati non arrivano, cambiamo allenatori ma non succede niente. È tutto così uguale e verso il basso. Vedere qualche giocatore buono, venderlo e poi andare ad acquistare le riserve dell'Empoli, non del Real Madrid o dell'Inter. Una volta eravamo noi che andavamo a prendere i giocatori migliori degli altri. C'è anche poco supporto nell'ambiente proprio a causa di ciò che lui ha creato. Quando un personaggio ti dice che devi essere contento del decimo posto, è tutto lì dentro il motivo della nostra situazione negli ultimi anni".

Mercuri: “A me questo tipo di calcio che si è sviluppato non piace. Non potremmo vincere uno scudetto in questo calcio. Già nel derby giochiamo contro una squadra che disputa sempre la Champions, che con le riserve potrebbe tranquillamente giocare in Serie A. È una lotta impari. Dovresti fare uno sviluppo incredibile, che però non puoi realizzare perché c’è un abisso tra i due fatturati. Ti devi accontentare di fare qualcosina. Anche con Cairo ci sono stati momenti in cui il Torino poteva fare il salto di qualità, con Ventura e Mazzarri, e probabilmente non ha voluto investire. Il risultato parla chiaro: 20 anni di delusioni. Ma già da prima, da Borsano in poi, il Torino è finito. Oggi qualcuno è convinto che il Torino sia una grande squadra, ma in questo calcio è un piccolo club. Il calcio moderno dice che il Torino ha un fatturato esiguo, però c’è da dire che, se il presidente non fa tutto da solo e si avvale di una collaborazione, magari i risultati li ottiene”.

Cappon: "Eh, perché non è facile. Quello era un altro calcio, quello dei giorni odierni è "una brutta copia" di quello del '75/'76. Sono andati vicini a vincere lo scudetto anche l'anno dopo, ma, fatalità, nessuna squadra ha perso il campionato con 50 punti. Loro ne hanno perso per un punto, ma meritavano di sicuro una doppietta, dopo il '75/'76, nel '76/'77. E quindi vale la pena ricordare perché sono passati tanti anni, però si vede sempre questa opportunità che si allontana. Adesso ci si accontenta di molto meno, per dire, di un posto in Europa League, una Coppa Italia... Ma lo scudetto secondo me in questi frangenti è una cosa irripetibile".

Interviste ai Toro Club a cura di Andrea Novello, Matteo Curreri e Davide Bonsignore