Toro, al Museo la mostra per i 50 anni dallo scudetto: Pulici e compagni osannati
Sarebbe stato davvero strano che Paolo Pulici, Roberto Zaccarelli, Claudio Sala e Roberto Salvadori potessero semplicemente recarsi all'inaugurazione di una mostra. Non potevano che subire un trattamento diverso dall’essere osannati e prestarsi alle numerose richieste di foto e autografi. Un ping-pong continuo da un libro, una cartolina e un telefono all’altro. “Pupi, saluti questo mio carissimo amico?”. “Io non ho vissuto lo scudetto, ma mi hanno raccontato tutto”. E sì, anche se la mostra intitolata '16 maggio 1976: Toro, lassù qualcuno ti ama', che si può visitare al Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata di Villa Claretta a Grugliasco, è incentrata su una vittoria che, a brevissimo disterà mezzo secolo. E dal nutrito numero di tifosi presenti, sembra davvero impossibile che questo mito collettivo, che travalica le generazioni, possa disperdersi. “Non potevamo non ricordare questa grandissima impresa – ha detto il direttore del Museo e curatore della mostra, Giampaolo Muliari - Questa mostra è un ripercorrere quel campionato straordinario con tante fotografie e pagine di giornali. Ma anche l'occasione di dire grazie per il rapporto umano che si è creato con loro. Il patrimonio che ci danno è grandissimo”.
Claudio Sala: "Radice la mossa giusta. Se avessimo vinto il secondo scudetto..."
I quattro protagonisti del tricolore sono stati accolti da un’ovazione, come si fa oggi allo stadio. Il cognome urlato a gran voce da chi assisteva seduto o in piedi, con trepidazione, come se a breve stessero per scendere in campo e battersi per la squadra a cui hanno dato la loro esistenza. “Abbiamo creato un rapporto tra di noi diverso e che io rimpiango – spiega Roberto Salvadori – quell’anno si partiva sicuramente non con l’aspettativa di vincere lo scudetto. Radice però fin dall’inizio era un martello e, di volta in volta, miglioravamo e potevamo anche ambire a vincere”. E parlando di Radice ha esordito anche Claudio Sala: “Io ci avevo già lavorato a Monza. Quella è stata la mossa giusta per una squadra che l’anno precedente non aveva fatto granché. Quando arrivò mi prese e mi disse: ‘Senti, tu da quest’anno non giocherai col 10, che andrà a Zaccarelli, ma col 7 e, allo stesso tempo, dovremo nominare un capitano’. Io, per l’ala, non avevo nessuna prerogativa e con il dribbling mi sono salvato. Radice è stato un allenatore forte perché era riuscito a far giocare la squadra come voleva lui, come l’Olanda. Abbiamo vinto quello scudetto, è vero, recuperando cinque punti alla Juventus, ma ne abbiamo perso un altro. Se avessimo vinto anche quello scudetto avremmo cambiato le sorti della storia granata”.Pulici: "Il pallonetto a Zoff? Non mi ha ascoltato"
“Il 10 me l’hanno dato senza che lo volessi. Era una maglia pensatissima, era quella di Valentino Mazzola”, racconta Renato Zaccarelli. “A trainare il gruppo eravamo io e Pupi, ma anche Radice, nonostante problemi al ginocchio, correva con noi. Radice era autorevole ma non autoritario. Non guardava la nostra vita privata. Al venerdì sera ci portava in ritiro volontario a Villa Sassi. Nel menù sempre branzino al sale. Erano momenti di grande aggregazione”. Poi ha preso parola Paolo Pulici, soffocato dalla calca, dall’affetto di chi negli anni lo ha imparato a vedere come un amico, un padre, un nonno acquisito. Gli puoi stringere la mano, ringraziarlo. Una presenza, in carne e ossa, per un uomo chiamato leggenda, o semplicemente ‘Pupi’. Un uomo autore di gesta intramontabili, raccontate con l'ironia e l'umiltà che lo contraddistinguono: “Il pallonetto a Dino Zoff? Gli avevo detto di non uscire dai pali, lui non mi ha ascoltato...”. Oppure: “Il gol dello scudetto? Se ero a mezzo metro da terra, in tuffo, è perché Claudio aveva sbagliato il cross”. “Quel cross era di Ciccio, io una palla così bassa non te l’ho mai data”, replica Sala. Da gemello a gemello, Pupi dice: “Andavamo d’accordissimo, eravamo bravi a non essere mai uno vicino all’altro. Se sbagliavano il cross per me, c’era Ciccio che ci pensava”. E ora l’attesa è tutta verso l’appuntamento del 16 maggio nello stadio in cui sono diventati campioni, per la Partita della Storia. Il tempo sembrerà fermarsi a 50 anni prima, con la corsa di Salvadori, la classe di Zaccarelli, i dribbling di Claudio Sala e le reti di Puliciclone.© RIPRODUZIONE RISERVATA