Un abbraccio un po’ più lungo
Di Alberto Lovisolo
Sabato 25 luglio 2026
È da un po’ che non lo chiamo e che non passo in officina: come un figlio distratto dalla vita, sento il bisogno di alimentare il bene che ci lega. Lo chiamo:
� Angel, andoma a mangé mi e ti al Ponte Barra, còs it dis? »
« Volontiera, ma a l’é già invitame Gianni Romeo a l’Sporting… ven con nui! »
E così passo a prenderlo a casa, in via Madama Cristina, e poi andiamo a prendere il suo amico Gianni.
Angelo è sempre stato una buona forchetta, ma quel giorno fa fatica a finire un piatto di spaghetti al pomodoro. C’è una malinconia nuova, non addolcita da quel bel sorriso che sapeva lenire un affanno, una tristezza... un “sagrin”.
Lo riporto a casa.
� Ven a ca mia un moment, ch’it dago na còsa… »
Parcheggio.
� Büta nen an órdin, neh… »
Ogni angolo della casa è un pezzo di vita: le foto dei suoi cari, una cornice sulla tavola del salottino con il ritratto della moglie scomparsa da poco. E poi le targhe commemorative, i libri impilati, le foto del Toro e dei suoi amici ciclisti, i monili in Capodimonte sopra i centrini fatti all’uncinetto. Casa sua ricordava un po’ la sua officina di corso Tortona: una stratificazione di vita e di amore in cui lui trovava tutto e di tutto ti sapeva spiegare.
� Aspeta un moment… andoa l’hai bütala? Ah… a l’é sì! »
E mi porge un libro e una pergamena. Conosco bene quella pergamena: gli fu regalata dall’amico Gino quando lasciò la carrozzeria del quartiere San Salvario per trasferirsi in corso Tortona. È una poesia in piemontese, un omaggio all’anima luminosa di Angelo.
� Nò… Angel… ten-la ti… a l’é un ricòrd car… »
Ma Angelo insiste.
Anni prima, me l’aveva letta nella sua carrozzeria, col frastuono delle martellate sulle lamiere.
Ci salutiamo, come facciamo sempre, con un abbraccio. Solo che questa volta dura un po’ di più.
È l’ultima volta che vedo Angelo.
Volevo rivederlo. L’avrei chiamato in questi giorni... avevo un libro da portargli e una bella dedica in testa.
Oggi Angelo è andato via, e con lui un pezzo di Torino in cui solo lui sapeva condurti.
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