Aboukhlal e Cacciamani: due facce di una medaglia da ridisegnare con Abate
“La società ha deciso di rimandarlo a casa”, aveva avvisato Roberto D’Aversa alla vigilia di Torino-Sassuolo, fissando così il ritorno di Aboukhlal ufficialmente all’anno venturo. Oggi si trova in Marocco, in vacanza, mentre i suoi ex compagni della nazionale si trovano nel continente americano a giocarsi i Mondiali e a mettere in seria difficoltà il Brasile di Ancelotti. “Penso ancora a quei momenti”, aveva scritto qualche giorno fa su Instagram, tornando con la mente a quasi quattro anni addietro, a quella spedizione qatariota a cui prese parte e che si infranse, battendo ogni pronostico, soltanto in semifinale. Un monito ulteriore per farsi trovare pronto a una ripresa dei lavori che comincerà prima di tutti. Sarà infatti l’ex Tolosa ad aprire i cancelli del Fila per rimettersi in sesto. Sulla sua pelle, l’intervento di revisione artroscopica a cui si era sottoposto in Olanda, resosi necessario a causa del persistente fastidio al ginocchio sinistro. Un lungo soggiorno nella terra natia (è nato a Gorinchem, nell’Olanda meridionale), intervallato dalla visita agli Invincibili lo scorso 4 maggio. Ma il suo servizio era già concluso, interrottosi sul più bello, quando le difficoltà emerse sul campo avevano trovato uno sbocco nell’ultimo tratto dell’era baroniana.
Aboukhlal, un’opzione per Abate: a sinistra c’è anche Cacciamani
Il classe 2000 è probabilmente la cartina di tornasole di una delle tante cose che tra Baroni e il Toro non hanno funzionato. A partire dal lavoro estivo totalmente sconfessato: dal 4-2-3-1, in cui Aboukhlal avrebbe avuto una collocazione offensiva, come ala dietro l’unica punta, il corso degli eventi condusse il tecnico toscano a rifugiarsi nel 3-5-2. Lo spaesamento ne fu solo la più naturale delle conseguenze. Prima del 4 gennaio, a Verona, Aboukhlal aveva infatti cominciato soltanto una gara dal primo minuto, nel pomeriggio horror contro l’Atalanta (0-3, ultima vittoria di Juric con la Dea...). Ma proprio da quella partita con gli scaligeri arrivarono i primi segnali incoraggianti. E mentre Ngonge, l’altro spiazzato dalla variazione tattica, dovette prendere il primo biglietto di sola andata verso Barcellona, sponda Espanyol, il marocchino trovò il modo di reinventarsi in un ruolo che gli richiedeva abnegazione sia in fase offensiva sia nel fare qualche passo indietro. Il minutaggio accresciuto è stato paradossalmente la sua spada di Damocle: prima le noie muscolari, poi la contusione al ginocchio con annessi titoli di coda al suo primo anno chiaroscuro in Serie A da 15 presenze complessive.Come tutti gli stravolgimenti di paradigma, anche in questo caso Aboukhlal dovrà imparare a fare di necessità virtù. Lo spartito tattico, sulla carta, non subirà variazioni, se non in una propensione più offensiva messa in mostra da Ignazio Abate a Castellammare di Stabia. Ora, per l’acquisto più oneroso della scorsa estate (quasi 10 milioni di euro con i bonus), saranno mesi caldi, di studio e anche di confronto con l’astro nascente che, come un bagaglio a mano, Abate si porterà dietro dall’esperienza in Serie B: quel Alessio Cacciamani che quest’anno ha sparigliato le carte, confermando le buonissime avvisaglie emerse nel suo assaggio di Serie A sotto la gestione Vanoli. Cacciamani ha dimostrato di saper interpretare con costanza quel ruolo di esterno sinistro a doppia funzione, con quella sfacciataggine tipica della sua età. Tutt’altro che timido l’esterno jesino, che qualche giorno fa si è pure interfacciato con la Coverciano che conta, anche se imbottita di junior come lui. E sarà bagarre a sinistra, in attesa non solo di capire le condizioni di Aboukhlal, ma anche i risvolti del mercato, con Rafa Obrador che resta ancora un’ipotesi avvincente nonostante i 9 milioni richiesti dal Benfica. Il suo ritorno, magari lavorando a uno sconto, non è da escludere. E con gli annali problemi su quel versante di campo, Abate potrebbe ritrovarsi a fare i conti con il problema opposto.
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