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Belotti e la perdita della Nazionale: le difficoltà non dipendono solo da lui

Gianluca Sartori

Focus On / E' tutto il collettivo granata a dover mettere il capitano nelle condizioni di fare gol

"Belotti non convocato in Nazionale dopo due anni è una notizia. E per il capitano granata è una botta al morale non indifferente. Questa si presentava per lui come la stagione del riscatto dopo la precedente annata in chiaroscuro, in cui avrebbe dovuto dimostrare che il vero Belotti è quello da 26 gol e non quello da 10. Dopo otto giornate, Belotti ha segnato due gol (uno su rigore) e ha perso la Nazionale. La strada è ancora lunga, ma il momento certamente non è dei migliori. L'attuale poca prolificità in campionato di Belotti è un dato oggettivo, ma lo è anche il fatto che Roberto Mancini non guardi più di tanto a quanto succede nel campionato italiano per fare le sue convocazioni.

"DATI OGGETTIVI - Certamente quanto emerge dalla Serie A non è il primo criterio seguito dal ct, che ha convocato attaccanti con uno score uguale o anche inferiore a quello di Belotti (Caprari ha 3 presenze e 2 gol, Berardi 6 presenze e 2 gol, Zaza 5 presenze e 1 gol, Giovinco non vestiva la maglia della nazionale da tre anni). Ma probabilmente Belotti non è un tipo di calciatore per cui Mancini stravede. Lo si era già intuito a settembre, quando per il match in casa del Portogallo gli venne preferito dall'inizio uno Zaza ancora non in forma nonostante il Gallo, nella partita precedente contro la Polonia, da subentrato contribuì ad aiutare la squadra a raggiungere il pareggio. In ogni caso non è positivo per Belotti che, nelle gerarchie di Mancini, anche Cutrone gli sia passato provvisoriamente davanti. Ora il Gallo avrà quindici giorni di tempo per riflettere con calma.

"LA MANOVRA LATITA - Si può discutere sul fatto che l'attuale Gallo meriti o no l'azzurro; nel lasso di tempo passato dall'ultima sosta a quella di oggi, il capitano del Torino non ha certo rubato la scena. Altrettanto certamente, le colpe non sono solo sue. Belotti è un centravanti generoso e letale sotto porta, che per rendere al meglio ha bisogno di due componenti: uno stato fisico-mentale al top e una squadra che lavori per lui, fornendogli palloni in area di rigore. Per quanto riguarda la prima condizione, ci siamo: anche ieri contro il Frosinone Belotti si è battuto bene, è andato vicino al gol cogliendo un palo, ha giocato con intensità. Può fare meglio, ma la manovra della squadra lo deve mettere in condizione di battere a rete con più frequenza di quanto succede oggi. Invece l'intesa con Zaza latita ancora; i due giocatori di maggior qualità (Soriano e Falque) al momento sono ai margini per motivi diversi; i rifornimenti dagli esterni e sulle palle inattive sono davvero esigui. Mazzarri, nella sua carriera, si è contraddistinto per la prolificità dei suoi attaccanti, da Bianchi a Cavani a Pazzini: ora l'obiettivo deve essere ripetersi con Belotti. A dare le risposte deve essere lui, per primo, ma i compagni lo dovranno aiutare.