Festival dello Sport, Cairo: "Vorrei fare qualcosa ripartendo da zero"
Il presidente del Torino Urbano Cairo è presente al Festival dello Sport, dove ha partecipato all'incontro con Gianmarco Tamberi "Sempre più in alto"
Il suo sogno da bambino? "Sono emozionato di essere qui con Tamberi, che ha dato tante soddisfazioni. Io da bambino volevo giocare a calcio. Mi piaceva e giocavo, ma evidentemente mi mancava qualcosa. Mio padre, grande spinta nelle mie attività, aveva giocato a calcio, ci teneva che io facessi bene come calciatore. Quando ho iniziato l'università ho deciso di fare l'imprenditore. Avevo tanti sogni, ma questi due i più importanti".
Presidente, parlando di obiettivi, qual è stato finora il suo oro olimpico? "La cosa bella, nelle cose che fai, più che il risultato ottenuto è il percorso che ti porta a raggiungerlo. Il mio oro olimpico, fino ad oggi, potrebbe essere la mia scalata di RCS, da solo contro i grandi colossi dell'imprenditoria italiana. Però preferisco pensare al percorso che mi ci ha portato, più che alla soddisfazione di averlo raggiunto. Il percorso è bellissimo".
Sveliamo il segreto di questo percorso. Quali sono le sue regole? "Ai vent'anni di RCS ci siamo trovati in una riunione della rete di vendita. In quell'occasione ho deciso di stilare i comandamenti che ci hanno portato avanti e ognuno ha detto i motivi per cui abbiamo fatto delle cose buone. Abbiamo fatto una selezione e poi scritto il decalogo: dieci regole che abbiamo stampato.
Quali sono i dieci punti del decalog0? "1. Nulla è impossibile; 2. Nulla accade se non lo hai sognato; 3. Osa e abbi coraggio; 4. Pensa positivo; 5. Lavora in squadra; 6. Condividi gli obiettivi e lavora con entusiasmo; 7. Sii veloce; 8. Non accontentarti; 9. Raddoppia gli sforzi nelle difficoltà; 10. Agisci con onestà. Il primo punto, soprattutto, bisogna sempre averlo in mente. Anche quando qualcosa è difficile, tutto è difficile e tutto si può raggiungere. Bisogna essere squadra e fare tutto quello che serve".
Ci sono stati dei sacrifici? "Ho sicuramente dovuto rinunciare a qualche cosa anch'io, ma sono rinunce che ti pesano fino a un certo punto. Ho la fortuna di fare un lavoro che mi piace, l'editoria mi piace e il calcio pure, un po' meno quando mi contestano, ma non importa. Quindi alla fine sacrificavo qualcosa per farne un'altra che mi piaceva. Poi arrivavo al punto in cui andavo a letto tardi e pensavo lo stesso a quello che dovevo fare. Ad esempio, in quell'estate pazzesca in cui ho preso il Toro avrò lavorato 120 ore alla settimana e non staccavo neanche quando dormivo, avevo sempre la testa sul progetto. E poi con questo modo di fare ho vissuto delle emozioni incredibili".
Qual è il messaggio dell'Urbano Cairo imprenditore che vorrebbe restasse alla gente? "Quello di una persona che ha amore per le cose che fa e che cerca di farle con le risorse che ha. L'efficienza è fondamentale, e io ho fatto dei risanamenti di aziende senza mai toccare il personale. Non ho mai pensato che la scorciatoia migliore per aggiustare le cose fosse tagliare il personale: guardiamo adesso come si evolve il mondo con l'intelligenza artificiale, le persone vengono sostituite. Io voglio trasmettere agli altri quello che so per farli lavorare nel modo migliore possibile. Quando vedo qualcuno che arriva e mi lascia dopo cinque anni ed è una persona totalmente cambiata per me è bellissimo, perché significa che gli ho dato qualcosa di davvero importante".
Quali sono i prossimi obiettivi? "Dobbiamo sempre avere dei sogni e degli obiettivi. Vorrei fare qualcosa partendo da zero, ripartire fondando qualcosa. Io ho sempre una grande fiducia di potercela fare".
Se oggi un giovane editore le chiedesse un consiglio, oggi che l'editoria ha dei problemi, cosa gli direbbe? "Se il giovane editore ha passione e voglia gli direi di andare avanti. Mettiamo che voglia lanciare un giornale: io nel mio mestiere ho imparato che la cosa più importante è scegliere il direttore giusto. Se non ce l'hai non devi lanciare il giornale. Questo è un insegnamento che ho tenuto sempre ben a mente quando ho lanciato i miei giornali, e anche quando li ho acquistati. Bisogna essere sicuri che il direttore scelto sia l'uomo giusto o la donna giusta".
Se dovessi chiedere la sua asticella? "Beh, l'obiettivo non dev'essere numerico, ma qualcosa che ti fa battere il cuore. Qualcosa di nuovo, da cui ripartire da zero. Io ho degli impegni quindi non posso lasciare le cose che ho già per farne delle nuove, certo che trovare qualcosa su cui buttarsi… se c’è qualcosa che mi dà uno stimolo speciale mi piacerebbe farlo".
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