Il Toro a due facce: la rivoluzione ibrida che sta trasformando il gruppo di Abate
La striscia positiva del Torino e la recente vittoria per 3-0 al Tardini raccontano di una squadra ritrovata ma l'origine di questo salto di qualità risiede in una precisa intuizione tattica di Ignazio Abate: la trasformazione del sistema di gioco dal 3-5-2 ad un 4-4-2 più dinamico e camaleontico. Un assetto più "ibrido" studiato nei minimi dettagli dal tecnico granata durante la sosta e capace di subire una metamorfosi a seconda delle fasi del match, garantendo più copertura difensiva e una pericolosità offensiva che nelle prime uscite mancava sensibilmente.
Svolta tattica a due tempi: come è cambiato il Toro di Abate
In fase di non possesso, i granata mantengono la compattezza della linea a tre difensiva sostenuta dai quinti; quando però la palla passa tra i piedi dei giocatori di Abate, la struttura si riorganizza con sincronismi precisi. Comuzzo da centrale scala nel ruolo di terzino sinistro, liberando la spinta di Alessio Cacciamani che si alza sulla linea dei centrocampisti diventando un'ala d'attacco pura a supporto delle due punte. Sul versante opposto, la costante proiezione offensiva di Belghali garantisce ampiezza e superiorità numerica, costringendo gli avversari a schiacciarsi e concedendo spazio alle inserzioni centrali. Esempio lampante sono i due gol di Parma nel primo tempo di Adams e Simeone, nati dall'incessante spinta offensiva degli uomini di Abate.
Toro camaleontico: così i granata hanno imparato a soffrire
L'altro ingranaggio fondamentale di questa metamorfosi è la cerniera di centrocampo. l'intuizione del "doppio play" formato da Rolando Mandragora e Daniel Bragança ha conferito al Toro una qualità nel palleggio che in avvio di stagione appariva un mero miraggio. La regia a due tempi del portoghese e del mediano italiano permette di uscire con personalità dalla prima pressione avversaria, ripulire i palloni e innescare rapidamente la coppia d'attacco Adams-Simeone. Ma la vera forza di questo sistema ibrido risiede nella mentalità: il Toro da l'impressione di poter diventare una squadra capace di dominare il gioco ma anche di "saper godere della sofferenza" nei momenti di massimo sforzo avversario, chiudendosi a riccio per poi punire al primo varco utile.
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