Toro News Toro Lotta di classe, il povero Toro contro il borghese Como: mercato a confronto

Lotta di classe, il povero Toro contro il borghese Como: mercato a confronto

Andrea Novello
Il calciomercato delle due squadre che si affronteranno stasera: c'è chi ha speso tanto e chi è andato al risparmio

"La storia di ogni società sinora esistita è storia di lotte di classi", scrivevano Karl Marx e Friedrich Engels nel Manifesto del Partito Comunista. Nel calcio, naturalmente, le rivoluzioni non si fanno sulle barricate, ma a colpi di milioni, tra una sessione di mercato e l’altra. E alla vigilia di Torino-Como, in programma stasera, la differenza tra le due realtà è evidente: da una parte un Toro abituato a fare i conti con risorse limitate e a cercare occasioni, dall’altra un Como sostenuto da una proprietà ambiziosa, pronta a investire cifre da grande club. Due modi diversi di costruire una squadra, due filosofie che si incontrano sul campo dopo essersi allontanate parecchio davanti alla scrivania.

A rendere concreta questa distanza sono i numeri del mercato estivo: il Como ha investito circa 137,5 milioni di euro, mentre il Torino si è fermato a circa 27,3 milioni. Più di 110 milioni di differenza, una forbice che racconta bene il diverso peso economico dei due progetti. Tra gli investimenti lariani spiccano operazioni come quelli legati alla riconferma di Nico Paz per circa 60 milioni, mentre per Kean la formula prevede un prestito oneroso e un obbligo di riscatto, per un’operazione complessiva da 35 milioni di euro più bonus, oltre ai 30 milioni di Chalobah. A questi si aggiunge una sfilza infinita di giocatori scelti dai dirigenti e da Fabregas: da Milla, a Kaiki, Couto, Ricci, Liberali e Sanchez.

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Il mercato granata, invece, è stato costruito con un budget decisamente più limitato, cercando di distribuire le risorse tra più reparti. Gli investimenti più importanti sono stati Rolando Mandragora, arrivato dalla Fiorentina per circa 5 milioni, i quasi 6 milioni totali di Belghali tra prestito oneroso e obbligo e i 2,5 per Kian Fitz-Jim, oltre alle operazioni meno onerose per Mascardi e Patterson. Per altri innesti, come Perri, Oristanio, Bragança, Comuzzo e Fortini sono arrivati con accordi temporanei che prevedono diverse possibilità di riscatto. Una strategia che consente di ampliare le alternative a disposizione di Abate senza affrontare subito esborsi paragonabili a quelli del Como, ma che lascia al club granata meno margine per puntare su colpi di grande impatto economico.

Alla fine, però, la lotta di classe del calciomercato lascia spazio al verdetto più importante: quello del campo. Il Como arriva a Torino con una potenza economica nettamente superiore, ma i milioni investiti non garantiscono punti né vittorie. Questa sera, all’Olimpico Grande Torino, il Toro avrà l’occasione di dimostrare che tra borghesia e proletariato calcistico non è sempre chi spende di più ad avere l’ultima parola. Il mercato può fotografare le differenze di partenza, ma per novanta minuti saranno undici contro undici a giocarsi tutto.

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