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Mandragora e Pobega, una maglia per due: per Juric non insieme. E con Ricci…

Alberto Giulini

Se da un lato è legittimo chiedersi perché Pobega sia rimasto in panchina, dall'altro bisognerebbe anche domandarsi perché Juric dovrebbe rinunciare a Lukic e Mandragora

Uno o l'altro: è stato molto chiaro Ivan Juric alla vigilia della gara contro il Sassuolo. Quando gli hanno chiesto quali fossero le gerarchie tra Mandragora e Pobega, il tecnico granata ha fin da subito messo in chiaro come la convivenza tra i due appaia ad oggi improbabile. Difficile far giocare insieme due mancini, ne risentirebbe la fluidità della manovra. "Dovrei metterne uno a destra, ma avrebbe difficoltà nel trovare la giusta posizione e muovere bene la palla" ha spiegato Juric, che nel girone di ritorno sarà dunque chiamato a gestire il dualismo tra giocatori molto importanti.

IL DUALISMO - Perché ora che Mandragora si è definitivamente lasciato alle spalle i problemi al menisco, il tecnico ha avuto la possibilità di scelta tra due elementi di alto profilo. Da un lato una garanzia come l'ex Udinese, dall'altro un giovane che in sua assenza si è preso la scena risultando anche il miglior marcatore della squadra nel girone d'andata. Un lusso per un allenatore, che dopo la sosta ha mandato un messaggio chiaro: tre volte in campo Mandragora, tre volte in panchina Pobega, impiegato solamente nei finali. L'esclusione del giocatore scuola Milan non è passata inosservata, eppure il campo e le prestazioni hanno dato ragione a Juric. Già contro Fiorentina e Sampdoria non aveva affatto sfigurato, ma è soprattutto contro il Sassuolo che Mandragora ha confermato di essere un giocatore fondamentale per la squadra. Perché l'ex Udinese è un leader carismatico oltre che tecnico e la fascia da capitano al braccio (in assenza di Belotti ed Ansaldi) ne è la chiara dimostrazione.

IL LEADER - Se da un lato è legittimo chiedersi perché Pobega sia rimasto in panchina dopo un ottimo girone d'andata, dall'altro bisognerebbe anche domandarsi perché - in questo momento - Juric dovrebbe rinunciare a Lukic e Mandragora. Squadra che vince (e convince anche, in questo caso) non si cambia, si suol dire. Detto delle difficoltà nel far convivere due mancini, si arriva dunque ad un ballottaggio a due per una sola maglia da titolare. E se Pobega fino a questo momento ha trovato tantissimo spazio, è anche perché il dualismo con Mandragora è mancato per larghi tratti della stagione e con questo è di fatto venuta meno anche la concorrenza. Ora che il napoletano è rientrato, il giocatore scuola Milan sta inevitabilmente trovando meno spazio. Questo non significa comunque che verrà accantonato definitivamente: il campionato è ancora lungo, il gioco di Juric molto dispendioso e poter contare su ricambi di qualità sarà fondamentale per continuare ad alzare il livello di settimana in settimana.

CON RICCI - Alla luce delle parole di Juric, si può intuire come potrebbero cambiare le rotazioni con il possibile approdo in granata di Samuele Ricci (Qui le ultime novità). Con l’arrivo del giovane regista il tecnico si troverebbe di fatto a gestire quattro potenziali titolari per due soli posti. In questo caso, Ricci dovrebbe però rappresentare in alternativa a Lukic, pur con caratteristiche diverse. Da questo punto di vista non dovrebbe essere intaccato il dualismo tra Mandragora e Pobega, che rimarrebbero in ballottaggio per un posto sul centrosinistra. E sarebbe sbagliato, almeno in questa fase della stagione, pensare che il giocatore del Milan sia stato accantonato perché a Torino in prestito secco. Alla base delle scelte di Juric ci sono valutazioni squisitamente tecniche: per il tecnico Pobega e Mandragora sono centrocampisti completi e ritenuti alternativi, ma rinunciare a quest’ultimo significherebbe togliere dal campo un leader. Dualismo sia, dunque, fino al termine della stagione: la certezza, per il Toro, è poter contare su due centrocampisti estremamente affidabili.