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Sauro Tomà, l'ultimo custode: la leggenda sopravvissuta a Superga

Andrea Croveri
Il 10 aprile del 2018 si spense l'ultimo dei più Grandi

"Puoi essere vivo quando porti la morte nel cuore?".

Il 10 aprile 2018 si spense Sauro Tomà, la leggenda sopravvissuta del Grande Torino: l’ultimo frammento vivente di quella squadra mitica che continuò a respirare quando tutto il resto si fermò tra le colline di Superga. Nato il 4 dicembre 1925 a Rebocco, arrivò a Torino nel 1947. Terzino grintoso, inizialmente alle spalle di Virgilio Maroso, seppe conquistarsi spazio in una squadra irripetibile, contribuendo alla conquista degli ultimi due scudetti del Grande Torino. Il destino lo fermò alla vigilia della trasferta di Lisbona: un problema al menisco lo costrinse a restare a casa. Quella che sembrava una semplice sfortuna si trasformò in una salvezza, ma anche in una condanna silenziosa. Il 4 maggio 1949, con la Tragedia di Superga, il Grande Torino scomparve. Da quel momento iniziò una vita diversa: non solo quella di ex calciatore, ma quella di testimone.

Dopo le esperienze con Brescia e Bari, si ritirò a soli trent’anni, tornando a Torino, a pochi passi dallo stadio Filadelfia. Scrisse per ricordare, per non lasciare che il tempo consumasse tutto. Nel suo Me Grand Turin consegnò parole rimaste come una ferita aperta: "Ero vivo, non ero partito. Ma puoi essere vivo quando porti la morte nel cuore?".

A distanza di decenni, Superga continua a essere colpita da gesti incomprensibili e vergognosi. Proprio nelle giornate delle Feste pasquali è stato distrutto il totem plastificato che da circa vent’anni accompagna i visitatori davanti alla Lapide commemorativa del Grande Torino: un cartellone multilingue che raccontava il significato profondo di quel colle, le gesta e la storia degli Invincibili. Un atto privo di rispetto non solo per la memoria granata, ma per lo sport intero e per ciò che quei nomi rappresentano: uomini diventati eterni.

La morte di Sauro Tomà, il 10 aprile 2018, a pochi giorni da quella di Emiliano Mondonico, ha segnato la fine definitiva di un’epoca che però continua a vivere nel ricordo. Perché Sauro Tomà non è stato soltanto un sopravvissuto: è stato la leggenda che ha continuato a respirare. L’eco umana degli Immortali.