Simeone: "Potevo andare al River, sono rimasto. Abate ha le idee chiare"
Il ritorno al River Plate, per Giovanni Simeone, avrebbe significato molto più di un semplice trasferimento. In estate il “Cholito” è stato davvero vicino a lasciare il Torino per tornare in Argentina, ritrovare una squadra a cui è legato affettivamente e aprire un nuovo capitolo della propria carriera. Alla fine, però, ha prevalso la volontà condivisa con il club granata di proseguire insieme, con la convinzione di poter dare ancora molto alla squadra, dentro e fuori dal campo. Ai microfoni di Sky Sport Insider, oggi, venerdì 16 ottobre, l’attaccante è tornato sulla scelta estiva, raccontando il legame con il River e le ragioni della sua permanenza in granata.
"Il River è una squadra a cui voglio tanto bene" ha dichiarato l'argentino, prima di ripercorrere le tappe della decisione: "È vero: ho avuto la possibilità di andarci, avrei cambiato calcio e vita... ma io e il Torino abbiamo deciso insieme che c’era bisogno di me in questa squadra e sono molto contento di essere rimasto. Ho capito che serve anche la mia leadership per aiutare i compagni giovani che sono arrivati. Serve esperienza e voglio dimostrare di poter continuare a fare quello che ho fatto l’anno scorso".
Il gol manca ancora...
In attesa della settima gara di Serie A, Simeone non ha ancora segnato una rete in campionato. Abate e i tifosi attendono il primo gol, ma il centravanti non vuole trasformare il digiuno in un’ossessione. Nel raccontare le difficoltà incontrate nelle ultime settimane, l'argentino ha ricordato anche il problema fisico accusato prima della sfida contro la Roma, sottolineando l'importanza del lavoro svolto dallo staff per recuperare in tempo: "Parto dalla partita contro la Roma: due giorni prima ho avuto un blocco alla schiena e mi era già capitato a Napoli, è difficile tornare in pochi giorni. Per fortuna sono comunque riuscito a giocare, ho resistito e ho provato a dare tutto quello che avevo andando anche vicino alla rete. Devo ringraziare tutto lo staff per avermi aiutato a recuperare così in fretta. Comunque, il gol non è un problema: non ci penso tanto, ma ci devo provare tutte le partite. A volte non si riesce e conosco queste dinamiche: ci sono partite in cui ti sblocchi in un attimo o magari ti possono capitare partite senza rete. So come funziona".Da Abate a Comuzzo: questione di identità
Il passaggio più interessante riguarda però Ignazio Abate. Simeone ne apprezza l’energia e la disponibilità al dialogo con i giocatori. Nel suo giudizio trova spazio anche il lavoro sul campo: l'argentino sottolinea le idee del tecnico e la volontà di costruire un’identità di gioco riconoscibile, portando avanti il progetto con continuità: "È giovane, ma conosce molto bene l’Italia per quanto ha giocato qui. Sa come funziona la Serie A, ha tanta energia, gli piace avere rapporto con i giocatori. Ascolta molto, è una cosa buona: cerca di trovare il modo migliore per far stare bene i giocatori. Se pensiamo al campo, ha idee, un’identità precisa che vuole portare avanti partita dopo partita".Infine, l'attaccante ha indicato Pietro Comuzzo come il compagno che più lo ha sorpreso, soffermandosi sulla maturità mostrata dal difensore nonostante la giovane età: "Tra i giocatori se devo dire uno che mi ha sorpreso quello è Comuzzo. Pietro sembra esperto ma è giovanissimo, ha ancora tanta strada da fare. Prendiamo la partita proprio contro la Fiorentina: è stato bravissimo ad annullare uno come Mastantuono. Mi ha colpito molto".
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