Torino, cercasi Ciammaglichella: l'analisi della situazione
Un discorso molto attuale per quanto riguarda il nostro movimento calcistico. Si parla sempre delle evidenti difficoltà per i giovanissimi di approdare nel calcio che conta, quello dei grandi e dei palcoscenici prestigiosi. Ragazzi con qualità anche importanti che finiscono per perdersi o per bloccarsi, senza fare quello step successivo da permettergli il grande salto di qualità. Cosa sta succedendo ad Aaron Ciammaglichella?
Una carriera da "tappe bruciate" per Ciammaglichella
Il suo è un nome ben noto all'interno del Torino, ma anche nel panorama calcistico. Classe 2005, cresciuto nel vivaio granata, di lui si sempre parlato un gran bene. Mezzala di mestiere, nella giovanili si era messo brillantemente in mostra, tanto da bruciare anche qualche tappa rispetto ai propri colleghi. Nell'ultimo anno di Juric il giocatore aveva iniziato a collezionare anche qualche presenza in panchina con la prima squadra, non trovando mai però l'esordio a differenza di Dellavalle e Savva. Quell'anno le statistiche con la Primavera erano state di altissimo livello: 31 presenze in campionato, 9 gol e 5 assist. Tanta qualità, la sensazione di essere anche fuori categoria da un certo punto di vista. E non va dimenticato come fosse considerato uno dei miglior talenti di questa generazione. Sulla carta però.
Due stagioni negative
La stagione 24/25 si apre con l'esordio in Serie A agli ordini di Paolo Vanoli contro l'Atalanta. Era la seconda giornata di campionato, i granata si imposero per 2-1 contro i bergamaschi. La scelta però è stata quella classica, il prestito per accumulare minuti, gioco ed esperienza. Nella carriera di Ciammaglichella ecco che arriva la Ternana, in Serie C. Siamo ben prima del fallimento societario e il centrocampista ha tutto quello che gli serve per potersi imporre. Ma la realtà è un'altra: colleziona solo 7 presenze e l'anno dopo in Serie B con la Juve Stabia proprio di Abate non va meglio. Le presenze sono appena due.
Il rischio è quello di perdersi
Non sono stati anni facili dunque per il centrocampista, che non ha ancora trovato la sua dimensione nel calcio che conta. Questo è un problema molto frequente nel movimento italiano, perché molti talenti non riescono a reggere l'impatto con il mondo dei grandi. Resta ancora nel giro della Nazionale, ha ancora 21 anni e c'è tutto il tempo per dimostrare tutte le sue qualità. Il rischio che si perda però è sempre dietro l'angolo: la sua stessa crescita, al momento, sembra essersi bloccata. Per lui si profila il prestito, nella speranza che possa ritrovarsi.© RIPRODUZIONE RISERVATA