Torino: il muro si alza, ma serve ancora un mancino
Una maglia per tre. E una certezza chiamata Ardian Ismajli. Il Torino ricostruisce la difesa, il reparto che più ha sofferto nella passata stagione: 63 gol incassati, la seconda peggior retroguardia della Serie A. È proprio da qui che Ignazio Abate ha iniziato a lavorare durante il ritiro di Pinzolo, con l’obiettivo di costruire una linea più aggressiva, più alta e soprattutto più sincronizzata. Il nuovo Toro nasce dalla fase difensiva. Con gli arrivi di Pietro Comuzzo ed Eray Cömert, però, cambiano anche le gerarchie. Dietro Ismajli, chiamato a prendersi la leadership del reparto, prende forma una nuova concorrenza per due posti. Resta però un’esigenza precisa: serve ancora un difensore mancino per completare la linea.
Coco, Comuzzo e Comert nell'attesa di un mancino
Alle spalle di Ismajli, finora incaricato da Abate a farsi leader di reparto, nasce una sfida a tre per due maglie da titolare. Tre difensori con la stessa iniziale: Coco, Comuzzo e Cömert.
Saúl Coco parte da una posizione molto diversa rispetto agli altri. Perché negli ultimi anni è stato una certezza: titolare con Vanoli, confermato da Baroni e poi anche da D’Aversa. Un percorso di continuità testimoniato dai numeri: nell'ultima stagione ha timbrato 35 presenze in Serie A, tutte dal primo minuto, per un totale di 3090 minuti giocati. Il rinnovo fino al 2029 aveva rappresentato il riconoscimento del suo peso all’interno della squadra, ma il nuovo corso targato Abate cambia le prospettive.
Il Torino vuole una difesa più aggressiva, capace di accettare l’uno contro uno e di difendere anche lontano dalla propria area. Un contesto in cui anche chi sembrava intoccabile deve rimettersi in discussione. La maglia da titolare non è più un punto di partenza: è un obiettivo da riconquistare. In ogni caso, Coco resta una pedina fondamentale per duttilità e affidabilità: può giocare sia da centrale sia da braccetto, oltre a rappresentare una soluzione naturale come cambio di Ismajli.
Pietro Comuzzo rappresenta invece un'investimento di prospettiva. Classe 2005, arrivato dalla Fiorentina, è un profilo che incarna perfettamente le richieste di Abate per la retroguardia: aggressività, coraggio nell’uscita, capacità di accorciare in avanti e difendere lontano dalla porta. Un centrale moderno, già abituato alla Serie A ma con margini di crescita ancora importanti. Il club ha scelto di puntare su di lui portandolo in granata con un prestito oneroso con diritto di riscatto fissato intorno ai 19 milioni di euro. Una cifra significativa, soprattutto considerando la storia recente degli investimenti granata. Proprio per questo la sua gestione sarà uno degli aspetti più delicati: il minutaggio dovrà accompagnare la crescita del giocatore, ma anche essere coerente con un’operazione economica che il Torino dovrà valutare con attenzione.
Eray Cömert arriva invece con un bagaglio diverso. Meno prospettiva, più esperienza. Il difensore svizzero conosce il calcio internazionale, ha giocato un Mondiale e porta con sé una caratteristica preziosa per Abate: la capacità di adattarsi. Centrale in una linea a quattro, braccetto in una difesa a tre, all’occorrenza anche soluzione davanti alla retroguardia. Si tratta di un elemento pronto, chiamato ad alzare immediatamente il livello della competizione interna.
Ed è proprio questa la differenza rispetto alla scorsa stagione: la difesa non ha più ruoli assegnati in anticipo. Coco non è più il titolare da confermare, Comuzzo non è solo il talento da aspettare, Cömert non è soltanto l’uomo d’esperienza. Sono tre profili diversi che si giocano spazio nello stesso reparto, mentre Ismajli si prepara a farsi leader. Il nuovo muro granata sta prendendo forma, ma manca ancora un pezzo fondamentale. Per completare la linea voluta da Abate serve un centrale mancino: l’ultimo tassello per dare equilibrio a una difesa chiamata a cambiare volto.
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