Torino, il pagellone di fine stagione: Prati 5.5, ci vediamo a settembre?
Il nome di Matteo Prati era già noto a Torino prima ancora del suo arrivo in granata. L'ex centrocampista del Cagliari si era fatto conoscere sotto la Mole segnando proprio contro il Toro nella vittoria in rimonta dei rossoblù di dicembre. Classe 2003, regista fino a giugno 2025 della Nazionale Under 21 e tra i giovani italiani più promettenti del suo ruolo, era arrivato in granata per essere un rincalzo in regia e un valido sostituto di Ilkhan. Il Torino ha scelto di puntare su di lui con un prestito corredato da un diritto di riscatto fissato a 7 milioni di euro, cifra che testimonia la fiducia riposta nelle sue qualità.
L'impatto, però, non è stato quello che molti si aspettavano. Pur trovando spazio nel corso della stagione, Prati non è mai riuscito a ritagliarsi un ruolo centrale nelle gerarchie granata. Le sue prestazioni hanno alternato spunti interessanti a momenti di maggiore difficoltà, senza quella continuità necessaria per imporsi in un ruolo delicato come quello di regista. Il talento resta evidente, ma in questi mesi si è visto soltanto a tratti.
Prati e un compito da regista che non convince del tutto
Il confronto con Emirhan Ilkhan è stato inevitabile. I due sono quasi coetanei - Ilkhan è un classe 2004, Prati un classe 2003 - ma interpretano il ruolo in maniera differente. Il turco si è distinto per personalità, intensità e capacità di incidere sul ritmo della squadra, diventando uno dei punti di riferimento del centrocampo granata. Prati, invece, ha mostrato caratteristiche diverse: una regia più ordinata, fatta di gestione del possesso, passaggi semplici, talvolta anche scolastici, e ricerca dell'equilibrio.
Se dal punto di vista tecnico le qualità non mancano, sul campo la differenza di rendimento è stata evidente. Ilkhan è riuscito a dare continuità alle proprie prestazioni e a lasciare un'impronta riconoscibile sul gioco della squadra; Prati, al contrario, è rimasto spesso sullo sfondo, senza riuscire a trasformare il proprio potenziale in una presenza costante. Anche quando è stato chiamato a sostituire il compagno, non è mai riuscito a farne sentire meno l'assenza. Va comunque considerata l'attenuante dell'ambientamento. Cambiare squadra e contesto tattico richiede tempo, soprattutto in un ruolo che impone responsabilità e letture continue, oltre che di essere un tutt'uno con i compagni. Prati ha sicuramente bisogno di un periodo più lungo per mostrare appieno il proprio valore, ma il primo bilancio non può dirsi pienamente soddisfacente. E questo pone dubbi sul suo futuro, questo periodo più lungo ci sarà?
Il voto di fine stagione: 5.5, rimandato a settembre?
Facciamo il punto. Prati non ha deluso per mancanza di talento, bensì perché non è mai davvero riuscito riuscito a incidere. Nel corso della stagione non è riuscito a conquistare stabilmente il ruolo né a rappresentare una vera alternativa a Ilkhan, pagando sia il confronto con il compagno sia le difficoltà di adattamento a un nuovo contesto. Le attenuanti non mancano: l'età è dalla sua parte, il ruolo di regista richiede tempo per essere assimilato e il potenziale che aveva convinto il Torino a puntare su di lui resta evidente. Allo stesso tempo, però, viene difficile ricordare partite in cui sia stato realmente decisivo o abbia lasciato un segno tangibile sulla stagione granata. Per questo il giudizio non può andare oltre il 5,5: non una bocciatura definitiva, ma nemmeno una sufficienza. Il talento c'è, il percorso di crescita è ancora lungo e il Torino dovrà capire se continuare a investirci in vista del futuro. Per ora, il verdetto è uno solo: rimandato. Ci vediamo a settembre?
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