Toro News Toro Torino, Petrachi: “Ambiente non sano e disfattista, bisogna cambiare le cose”
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Torino, Petrachi: “Ambiente non sano e disfattista, bisogna cambiare le cose”

Eugenio Gammarino
Il direttore sportivo del Torino Gianluca Petrachi si è soffermato sul futuro e l'esonero di Baroni

Il direttore sportivo del Torino Gianluca Petrachi, intervenuto ai microfoni di Sky, si è soffermato su vari temi come il ritorno in granata e la stagione attuale passando per l'esonero di Baroni e il calciomercato. “Ho trovato sicuramente un ambiente depresso, non sano, molto disfattista da un certo punto di vista. Quindi molto complicato. Anche nel 2010 arrivai in un momento difficilissimo ma la contestazione era figlia di risultati sportivi che non arrivavano. Oggi c’è un malessere più profondo che sinceramente è difficile da vivere. Bisogna affrontarlo con coraggio, cercando di cambiare questo malpensiero - ha affermato Petrachi - Ce la sto mettendo tutta. Sto cercando di infondere quel tremendismo del Toro, quell’idea del senso di appartenenza. Sono cose che mi hanno fatto apprezzare e amare questo posto, soprattutto quando l’ho perso. Dal primo dei magazzinieri all’ultimo dei calciatori cerco di far capire questo, perché diventa fondamentale in un momento così difficile in cui non abbiamo totalmente il supporto della gente, del tifoso, della Maratona. Mi piacerebbe tanto che i calciatori possano capire cosa sia la passione granata“.

Il ds granata ha poi parlato dell'obiettivo salvezza e le aspettative su D'Aversa, soffermandosi anche sull'esonero di Ba: “Penso che in questo campionato così complicato per come è nato e proseguito, la salvezza sia comunque un obiettivo molto, molto importante. Per tutto il discorso ambientale che dicevo prima. Cercare di isolare la squadra, renderla quasi asettica a ciò che succede esternamente non è semplice. Ho fatto il calciatore, un po’ di esperienza ce l’ho: il giocatore difficilmente si assume delle responsabilità, cerca sempre un alibi. Purtroppo l’alibi al Torino c’è perché è sempre colpa di qualcun altro. Mi auguro che si riesca in questa impresa, perché se ci si sta dentro si capiscono le difficoltà che si incontrano tutti i santi giorni ad arrivare in fondo a questo campionato. È evidente - continua Petrachi - che mandare via un allenatore sia sempre una sconfitta. Anche io sono arrivato in corsa, quindi la scelta di Baroni non è figlia di una mia gestione, ma non c’entra niente: quando si manda via un allenatore comunque qualcosa si è sbagliato. Baroni è un bravo allenatore e anche un amico, quindi la difficoltà è stata maggiore. Ma quando si arriva a un certo punto, purtroppo bisogna prendere delle decisioni difficili, drastiche. Fanno parte del nostro mondo del calcio, bisogna saperle accettare. Penso che Marco, da persona intelligente quale sia, abbia compreso che al Torino bisognasse dare una scossa“.

Infine, Petrachi ha poi concluso soffermandosi sulla sua propensione a guardare in Sud America per il mercato e realizzare un Torino vincente come quello dell'era Ventura:“In realtà io ho cercato di creare innanzitutto un blocco italiano, con i Darmian, Vives, Moretti, Bovo, Gazzi, Sirigu: avevamo sempre 6-7 undicesimi di titolari che erano italiani. Abbiamo avuto Belotti, abbiamo avuto Immobile, attaccanti che sono diventati della Nazionale. Ogni tanto, è vero, ho pescato in Sud America o da altre parti: è un mercato aperto, ampio, ma l’idea di creare un gruppo di italiani è una cosa che mi piacerebbe fare. A gennaio per esempio ho preso Prati, un ragazzo con prospettive. A me piacerebbe ricreare quel gruppo di ragazzi che possa poi dare struttura e solidità per il futuro. Per poi, da lì, aggiungere qualche straniero. Torino vincente? Mi piacerebbe realizzarlo, però bisogna lavorarci tanto e avere unità di intenti. Ero stato calciatore di Ventura, conoscevo la sua mentalità, il suo modo di fare calcio, c’era una simbiosi in tutto ciò che si faceva. A me piacerebbe costruire innanzitutto questo tipo di unità. Che poi possa essere con D’Aversa o un altro allenatore, questo non lo so. Lo dirà il tempo, però le basi partono da una visione calcistica. La mia è quella di creare un sistema unito“.