Toro News Toro Toro, il vero merito di D'Aversa: una difesa finalmente registrata
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Toro, il vero merito di D'Aversa: una difesa finalmente registrata

Andrea Novello
Da reparto fragile a punto di forza: meno gol subiti e più equilibrio, così i granata hanno cambiato marcia

Per gran parte della stagione si è parlato di un Toro fragile, incapace di reggere dietro e spesso tra le peggiori difese del campionato. Emblematico il dato al momento dell’esonero di Marco Baroni, arrivato dopo il 3-0 subito contro il Genoa: 47 gol incassati in 33 partite. Con l’arrivo di Roberto D’Aversa, però, qualcosa è cambiato. Il tecnico è riuscito a ridare equilibrio a un reparto che sembrava allo sbando, come dimostrano i numeri recenti: 7 gol subiti nelle ultime 7 gare. Un dato che va letto anche nel dettaglio, considerando che ben 5 reti sono arrivate contro Milan e Napoli, avversarie di livello superiore. Nelle altre partite, invece, il Toro ha mostrato maggiore solidità, concedendo appena un gol a Verona e Parma e mantenendo la porta inviolata contro Lazio, Pisa e Cremonese. Un cambio di passo evidente, che passa non solo dall’organizzazione difensiva ma anche da una ritrovata compattezza mentale: proprio questa solidità, meno appariscente ma più concreta, è stata una delle chiavi principali della salvezza raggiunta e del miglioramento nei risultati.

Le chiavi della svolta: ordine, gerarchie e compattezza

Ma cosa è cambiato davvero? D’Aversa ha lavorato su pochi concetti chiari, riuscendo però a incidere in modo concreto. Il primo riguarda la disposizione dei giocatori: finalmente i granata sono stati impiegati nei loro ruoli naturali. In questo senso, il mercato di gennaio ha dato una mano decisiva. L’arrivo di Ebosse ha colmato una lacuna, che perdurava da anni, permettendo di avere un mancino stabile nel ruolo di braccetto sinistro nella difesa a tre e riportando Coco sulla destra, con benefici evidenti anche nella costruzione del gioco. Altro aspetto fondamentale è stato quello delle gerarchie. La linea difensiva ha trovato una sua stabilità con Coco, Ismajli ed Ebosse come riferimenti, affiancati sugli esterni da Pedersen e Obrador. Una continuità che ha dato sicurezza al reparto e ridotto gli errori individuali. Infine, la vera svolta è arrivata nella coesione tra i reparti. Se nella prima parte di stagione la squadra appariva lunga e disordinata, come visto in gare contro Como o Genoa, oggi il Toro si muove con maggiore compattezza, accorciando le distanze e lavorando in modo più logico tra difesa, centrocampo e attacco. Una base ritrovata, forse non spettacolare, ma decisiva per cambiare il volto della stagione e raggiungere l’obiettivo salvezza.