Toro News Toro Toro, rimonta da applausi con l’Inter ma solo una vittoria da svantaggio
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Toro, rimonta da applausi con l’Inter ma solo una vittoria da svantaggio

Matteo Curreri
I granata hanno recuperato 7 punti dopo essere andati sotto, ma i 20 svantaggi stagionali restano una zavorra. Con D’Aversa però il trend è cambiato

Alla vigilia di Torino-Inter, Roberto D’Aversa aveva chiesto coraggio, di provare a sovvertire gli sfavori del pronostico. Vincendo, i nerazzurri si sarebbero avvicinati ulteriormente al ventunesimo scudetto e dal Toro non ci si poteva aspettare una prestazione da sparring partner. Non sarebbe stato giusto: dopo il 5-0 all’esordio e un quarto di Coppa Italia affrontato con distrazione, complici gli orrori del campionato, mostrarsi arrendevoli contro i futuri campioni d’Italia avrebbe significato consegnarsi nuovamente a un cammino al passo del gambero. Non sarebbe stato giusto per ciò che i granata sono stati in grado di fare con il tecnico subentrato a Marco Baroni. D’Aversa ha già salvato il Toro e ora al Toro si chiede di non mollare la presa, di non approcciare all’ultimo tratto di stagione con la sufficienza di chi ha già raggiunto il proprio (minimo) obiettivo e progetta le settimane di ferie.

Dopo Cremona qualche dubbio iniziava a insinuarsi: troppo brutta la gara dello Zini, troppo deludente quello 0.14 di xG e l’unico tiro in porta arrivato al 94’. E invece Cristian Chivu, alla fine, ha dovuto ammetterlo: “Loro ci hanno creduto, ci hanno messo l’anima e l’hanno pareggiata”. Sì, l’Inter probabilmente ha staccato la spina, pensando di gestire fino alla fine. Ma il Toro è riuscito a non disunirsi, a cavalcare “quello scatto di energia di cui avevamo bisogno”, come racconta il Cholito Simeone, autore del gol che ha riaperto i giochi. Ed è un lusso, vero, quello di provare addirittura rammarico per non essersi tolti il fardello di una vittoria contro l’Inter che manca dal 2019: “Forse alla fine avremmo potuto ribaltare del tutto il risultato”, ha commentato D’Aversa, che può rincuorarsi del fatto che la squadra non lo stia abbandonando nel momento del bisogno (una conferma da conquistare) e che continui a credere nella causa, mettendo in soffitta i retropensieri autodistruttivi.

Toro: il peso di 20 svantaggi, ma il trend con D’Aversa è cambiato

Il 2-2 non è pesante in termini di classifica: ormai non conta più nulla. Ma conta per la tenuta mentale di questo Torino. Per i granata, domenica, è arrivato il settimo punto dopo essere passati in svantaggio. Ma il serio problema di questa stagione è che il Torino per ben 20 volte si è ritrovato a rincorrere. E peggio dei granata hanno fatto solo sei squadre. A D’Aversa è successo raramente di ritrovarsi sotto nel punteggio: a Napoli, con l’uno-due firmato da Alisson Santos ed Elmas, e due volte contro il Milan, prima con il gol di Pavlovic neutralizzato da Simeone, poi con la fuga definitiva di Rabiot e Fofana. Poi è toccato incontrare un’altra big come l’Inter per provare la stessa sensazione. Il resto è tutto ascrivibile alla gestione Baroni.

L’ex tecnico granata, esonerato dopo il 3-0 con il Genoa, era riuscito a pareggiare da situazione di svantaggio contro Lazio (3-3), Pisa (2-2) e Fiorentina (2-2), ma proprio contro il Genoa, suo carnefice, all’andata era riuscito nel sorpasso… all’ultima curva e sotto la Curva Maratona. Thorsby, l’autogol di Sabelli e la rete nel recupero di Maripan. Questi gli unici tre punti guadagnati dal Torino quando tutto remava contro. E in questa classifica speciale della Serie A, per punti ottenuti dallo svantaggio, i granata sono dodicesimi. Un dato sostanzialmente in linea con quanto racconta la graduatoria generale della Serie A, dove il Toro è tredicesimo a quota 41.

Ma da questi numeri emerge inevitabilmente il punto interrogativo che accompagna le ultime settimane: il Toro avrebbe fatto meglio con un cambio in panchina più tempestivo? Perché i 20 svantaggi stagionali restano una zavorra, ma restringendo lo sguardo alle ultime otto gare, quelle marchiate D’Aversa, i granata sono finiti sotto soltanto tre volte e contro le tre squadre che oggi occupano il podio. Il segnale più chiaro del lavoro impostato dal nuovo staff dal 23 febbraio, chiamato a intervenire su una squadra che subiva 1,8 gol a partita. Sì, qualcosa è cambiato e la rimonta dallo 0-2 contro l’Inter lascia pensare che i panni da vittima siano finiti in tintoria e che, dopo tante partite chiuse tra gli olé avversari, il Toro voglia finalmente matare il torero.