Tra ironia e speranza: don Robella racconta la sua rinascita
"Il primo ricordo? Ho chiesto: 'Cos'ha fatto il Toro?' La risposta è stata: 'Ha perso 3-2'... volevo dire al medico: 'Ok, riaddormentatemi un attimo'". La solita ironia, questa volta con una voglia di vivere ancora più strepitosa, emerge dalle parole di don Robella in un’intervista al TGR Piemonte. Parole pronunciate dopo il gravissimo incidente in auto sulla Torino-Savona, e dopo venti giorni di coma e cinque mesi in ospedale.
"Due cose mi hanno salvato: l’intervento dei medici, che mi hanno rimesso a nuovo e hanno fatto un miracolo, e la preghiera delle persone", afferma il cappellano del Toro: "Questo periodo mi ha costretto a fermarmi, a riflettere... e a scoprire due o tre cose: c’è un’assunzione del dolore che non toglie la possibilità di poter vivere. Credo che sia importante dare un messaggio positivo e scoprire che la qualità del nostro vivere è data anche dalle persone che ci circondano". Poi uno sguardo al suo Torino, ieri sotto la guida di Baroni, oggi sotto la gestione di D’Aversa: "Il Toro di D’Aversa non mi dispiace. È un toro simpatico con una certa intensità. Vediamo".
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