Vlasic, 8 gol e 3 assist: eguagliata la miglior stagione in granata
Per incorniciare quella che è la miglior stagione di Nikola Vlasic al Torino basterebbero probabilmente delle fredde cifre. Un numero, l’8, che racconta il più alto dato realizzativo del croato da quando ha sposato il granata. E contando anche gli assist, 3, si arriverebbe a 11 partecipazioni al gol. In questo caso, non si può parlare di qualcosa di inedito. Cinque gol e sei assist li aveva già offerti nella sua prima annata, la 2022-2023. Anche se, alla 34a giornata, dove ci troviamo ora, avrebbe ancora dovuto segnare al Verona e offrire due assist a La Spezia. Ma l’evoluzione del croato è percepibile anche a occhio nudo: non è mai stato così coinvolto, così leader emotivo e tecnico. Una responsabilità che gli è stata cucita addosso e da cui non si è sottratto. È lui il volto di questo Toro, nel bene ma soprattutto nel male, quando servivano delle spiegazioni, quando i granata vivevano la loro battaglia interna. È lui il volto di quel Torino kamikaze di Baroni, come lo è anche del riscatto sotto la gestione D’Aversa. Ed è lui ad aver deciso la partita che forse più di tutte segna una rottura col passato: un Toro che, una volta sotto di due reti, non ha tenuto i remi in barca e, anzi, può persino rammaricarsi di non aver completato la rimonta. Un percorso, quello del croato, che cronologicamente giunge fino al rigore con l’Inter e che poggia le sue basi in un altro tiro azzeccato dagli undici metri contro i nerazzurri.
Quel primo faccia a faccia con Sommer
È stata l’estate del 2024 a segnare un punto di svolta. Dal numero 16 al numero 10, che sapeva già di un altro tipo di investitura. In quei giorni era alle prese con quei fastidi muscolari che si erano frapposti tra lui e gli Europei con la Croazia e con le ultime tre giornate di campionato e le prime cinque dell’anno successivo. E anche prima di quell’Inter-Torino del 5 ottobre 2024 non era al meglio delle condizioni. Da febbricitante osserva tutta la partita in panchina fino all’84’. Ed è lì che avviene una sorta di involontario passaggio di testimone. È la notte del crac di Zapata, che pochi mesi prima era stato nominato capitano per gli addii di Buongiorno e Rodriguez. Sarebbe cambiata l’intera stagione del Toro di Vanoli. In quel doppio cambio entra anche Vlasic. Con i granata sotto 3-1, Masina si guadagna un rigore e dagli undici metri si presenta il croato. Sommer indovina l’angolo, ma non può farci nulla.Un obiettivo chiaro
Vlasic avrebbe poi offerto un assist a Cagliari ma, complice una preparazione ridotta ai minimi termini, avrebbe rallentato per ritrovare nuova linfa nel girone di ritorno, diventando un perno del 4-2-3-1 di Vanoli. “Adesso sto bene fisicamente e vi garantisco che è tornato il vecchio Nikola”, diceva. Segna al derby, al Bologna, all’Empoli, ma poi si ritrova nuovamente a posizionare un pallone sul dischetto il 2 maggio, 364 giorni dopo quel Torino-Bologna che gli aveva fatto chiudere la stagione anzitempo. Il Toro è sotto di una rete con il Venezia in casa e al 74’ Elmas guadagna un penalty. Vlasic, col destro, va nell’angolino. “Per me è stata una stagione difficile”, confidava allora nel post partita. “Sarà importante per me fare bene il ritiro con la squadra”. Un desiderio tutt’altro che infondato, visto che, per un motivo o per l’altro, al Torino non gli era mai capitato. E, da Prato allo Stelvio, subito ha dichiarato le proprie intenzioni: “Voglio provare ad andare in doppia cifra nel prossimo campionato”.Vlasic si prende il Toro
Il suo viaggio ambizioso verso il numero che porta sulle spalle e che vorrebbe tradurre in statistica comincia in una serata infausta per i granata. Jesus Rodriguez regala al Toro la possibilità, dagli undici metri, di fare 1-1. C’è un po’ di maretta con Asllani su chi dovesse incaricarsi del tiro. “Sono io il rigorista. Ho sempre fatto gol su rigore e l’ho preso io”. Vlasic è freddissimo: palla da una parte, Butez dall’altra. Poi sarà manita per il Como. “Abbiamo fatto sei risultati utili, ma oggi è stata una brutta partita”, commentava, ma Vlasic si è ufficialmente sbloccato e nel mese di dicembre segna in tutte le partite. Contro il Milan, Tomori mette un rigore sotto l’albero e Vlasic lo scarta: Maignan tocca, ma è palla in fondo al sacco. Anche in questo caso un gol inutile ai fini del risultato. La giornata dopo decide la partita con la Cremonese e poi quella con il Sassuolo: ancora specialità della casa. Simeone si guadagna il rigore, Vlasic lo trasforma, spiazzando di netto Muric. È lui il capocannoniere del Toro e lo ribadisce anche con il Cagliari, nell’ultima del 2025. Un gol purtroppo illusorio.Vlasic, nella buona e nella cattiva sorte
Dopo il Cagliari arriva la vittoria di Verona e poi il lento trascinarsi verso l’esonero di Baroni. Segnerà contro il Bologna, ma sono soprattutto altre doti quelle che emergono in quella fase, che si scindono da una già certificata leadership in campo. Da capitano, qual è diventato con la precarietà fisica e di minutaggio di Zapata. È lui a esprimere i sentimenti della squadra a Como, dopo il 6-0. “Posso dire che oggi la partita era veramente per me una vergogna, forse il peggior giorno della mia carriera calcistica”. E anche a Genova, chiamando i suoi compagni a fare di più: “Nel senso che devono andare a dormire il prima possibile, mangiare meglio, venire un po’ prima all’allenamento…”, preparando così il terreno alla filosofia di Roberto D’Aversa, che ha martellato su questi concetti. E con il nuovo tecnico è un Toro che fa punti e va a giocare a San Siro, con il Milan, con sfacciataggine. E a San Siro, come ha detto D’Aversa, “ha dimostrato di sapere giocare alla pari contro grandi campioni come Modric e Rabiot”. Dà il via all’azione dell’1-1 e poi trasforma un altro rigore nel finale. Questa volta Maignan si butta dall’altra parte, mentre Vlasic trova l’angolo alto.L’Inter e altre 4 partite per stupire
E si arriva dunque alla chiusura del cerchio, al settimo rigore trasformato su sette da quando è granata. Ma in generale, contro l’Inter, è stata la sua intera partita a essere cartina di tornasole del percorso sontuoso. “Intendo utilizzarlo il più possibile vicino alla porta per valorizzarlo al meglio”, affermava D’Aversa il giorno prima e, in una posizione tra centrocampo e trequarti, inventa, offre una palla d’oro finita purtroppo nei piedi sbagliati di Saul Coco. Ma è la partita a cui ci ha abituato in questa stagione: simposio tra qualità, quantità e abnegazione. E in una rimonta gagliarda, ecco la ciliegina sulla torta. Ancora lui contro Sommer, 568 giorni dopo. Un destro secco, nel sette: imparabile per lo svizzero. E se già ha stupito D’Aversa: “Pensavo fosse forte, ma non così completo”, ora resta un margine di quattro partite per stupire ancora di più. La doppia cifra dista due gol. Di rigore o con il rigore mostrato dall’investitura a leader, l’obiettivo esplicitato a Prato allo Stelvio può essere ancora alla portata.© RIPRODUZIONE RISERVATA