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La discriminante per cacciare un allenatore

Davide Bonsignore
Da cosa dipende un esonero? Quali cause portano al cambio in panchina? La questione non riguarda Amorim, per ora

"La discriminante per cacciare un allenatore", è il titolo di questo articolo. Riflettendoci, però, è corretto soltanto in parte. Esiste una discriminante principale, sicuramente, che leggerete nelle prossime righe. Ma vale per Ruben Amorim tanto quanto altre statistiche che fanno del portoghese un allenatore "incacciabile".

Amorim, un allenatore "incacciabile"

La sconfitta per due reti a zero in casa contro il Benfica, all'esordio in Europa League, pesa come un macigno sui giudizi di chiunque nei confronti della squadra di Amorim e della sua panchina. Da mercoledì sera si parla di caporetto, di squadra che non funziona, di mancanza di soluzioni (nulla di nuovo per chi segue e tifa il Torino, visto che è una grande costante delle ultime stagioni, compresa questa, iniziata in salita con un ex Milan come Ignazio Abate in panchina). Una persona che non segue la Serie A potrebbe dire: "Certo, starà facendo schifo. Senza vittorie in campionato, come si fa?" La realtà è che a mancare, però, non sono le vittorie. Quella contro il Benfica è stata la prima sconfitta in stagione per il Milan. In campionato sono arrivate due vittorie, contro Torino e Venezia, e due pareggi, contro Juventus e Lazio. Otto punti in quattro partite, con una proiezione - precoce, ma tant'è - a settantadue punti. Due punti in più dell'anno scorso. Gli stessi punti che avrebbero permesso al Milan di qualificarsi in Champions. E allora di che parliamo?

Certo, c'è chi sta facendo meglio (Roma e Inter a punteggio pieno, Como e Lazio con una vittoria in più, Cagliari sopra di un punto). Certo, il Milan fatica a trovare idee nell'ultima trequarti di campo (1,8 gol a partita con un 1,43 di xG e 1,45 di xGOT, 13% di percentuale realizzativa, 2,8 grandi opportunità mancate a partita su 3,5 totali). Certo, talvolta (e)stupiscono anche alcune scelte di formazione (ma perché Estupinian e non Moreira? Solo un stolto non comprende le differenze tra i due giocatori, anche se si parla di Estupinian). Certo... E tutte queste statistiche, in ogni caso, non raccontano una squadra senza gioco, non raccontano una squadra senza idee. Raccontano una squadra che deve trovare una quadra. Quadra che, però, esiste.

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La discriminante principale: la fiducia

E poi la discriminante regina di tutte le altre: per cacciare un allenatore ci vuole una motivazione forte. E nella stragrande maggioranza dei casi la motivazione la si trova nel temibile "scossone". Quando i giocatori non sanno più che pesci prendere c'è bisogno di uno scossone: cambi allenatore e improvvisamente cambia tutto. Ma nel momento in cui un giocatore, parlando a nome della squadra pur senza fascia, esprime in mondovisione la fiducia verso il tecnico, allora cambia tutto. E l'ha fatto De Winter dopo la sconfitta di San Siro (via PianetaMilan.it): "Amorim ci fornisce un'impostazione tattica precisa e una struttura di base, ma poi tocca a noi interpreti in campo aggiungere quel pizzico di ritmo e inventiva per costruire palle gol minacciose. Crediamo ciecamente nella filosofia del mister".

Quando un allenatore viene esonerato, difficilmente si sono sentiti giocatori parlare di fiducia nei periodi precedenti. Per fare un esempio che ben conoscono i tifosi del Torino: quante volte i giocatori granata hanno parlato di fiducia nei mesi precedenti all'esonero di Baroni? Nessuna. Anzi, Vlasic pur di non rispondere alla domanda dopo il 3-0 di Ferraris si è rifugiato nel riferimento alla società: "Io sono un calciatore, non devo parlare di queste cose: c'è una società che decide". Lo stesso Vlasic che un mese prima parlava del "giorno più brutto della mia carriera" dopo la sconfitta per 6-0 contro il Como, sviando nuovamente la domanda su Baroni: "Siamo una squadra. tutti noi. Dobbiamo reagire tutti insieme, con tutta la società. Non è colpa di uno solo. Dobbiamo andare avanti insieme".

Insomma, ad Amorim restino le chiavi di Milanello. Ad ora non ci sono gli estremi, né la gravità, né l'urgenza, per esonerare un allenatore della sua caratura. I sonni tranquilli attualmente ci sono, ma non diventino una comodità d'abitudine, perché nel calcio queste situazioni impiegano poco a stravolgersi. Non c'è di che preoccuparsi, visto che Amorim è certo di essere "sempre preoccupato: sia dopo una sconfitta sia dopo una vittoria giocata male".

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