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Un Gatto Magico ci salverà

Marco Severini
Appuntamento con la Storia / Gatto Magico Olivieri portiere granata parò ben due tiri dagli undici metri

Mentre in queste giornate di vigilia dell’esordio ufficiale del Torino tengono banco le dichiarazioni del presidente su possibili uscite – tanto per cambiare – e le altre trattative di calciomercato, giornalisti e tifosi sono intenti a scrutare nuovi acquisti e i calciatori che più si sono messi in evidenza nella passata stagione alla ricerca dell’uomo che possa dare una svolta.

Raramente nella storia granata, se si eccettuano il mitico Bacigalupo e il giaguaro Castellini, tale attenzione si è concentrata su chi difende i nostri pali, anche se il neo-acquisto Diego Mascardi, carrarese, classe 2009, si è già distinto per l’imponente struttura fisica (195 centimetri di altezza) e la qualità di para-rigori.

Ma se guardiamo indietro alla gloriosa storia granata, non sono certo mancati portieri di grande livello.

Nella seconda metà degli anni Trenta del secolo scorso, il conseguimento del secondo trofeo della storia (la Coppa Italia, 1936) e il piazzamento al terzo posto per due anni consecutivi riportarono il buonumore tra i tifosi, soddisfatti del fatto che i giocatori di una formazione tutta torinese piemontese aveva dato il meglio di sé.

Nei campionati di quel frangente, il Torino tornò a lottare per le posizioni di vertice, contendendo per una parte del campionato – come al solito, la prima – le gare agli squadroni. Il 1938 fu l’anno del terzo Mondiale di calcio, disputatosi dal 4 al 19 giugno 1938 in Francia e vinto dall’Italia campione in carica: ancora una volta, non c’erano granata in formazione e si segnalavano cinque giocatori dell’Ambrosiana-Inter e tre di Bologna, Roma e Triestina, nella quale giocava un certo Nereo Rocco. Il Toro venne guidato in panchina dall’ungherese Guyla Feldmann (1890-1955), dopo che l’austriaco Cargnelli era stato sostituito da Janni. Già difensore in alcune squadre ungheresi tra 1906 e 1924, Feldmann (1890-1955) aveva allenato alcune squadre tra Cecoslovacchia, Germania e Ungheria per poi approdare al calcio italiano nel 1928 come allenatore della Fiorentina da cui, dopo una parentesi sulla panchina di una formazione rumena, passò al Palermo, all’Ambrosiana-Inter e, nel biennio 1936-38, al Torino. Una volta conseguita la cittadinanza italiana, Feldmann venne obbligato dalle leggi fasciste a cambiare il nome di battesimo in Giulio.

Il Toro fece in quest’anno un acquisto sensazionale, il portiere veronese Aldo Olivieri (1910-2001), appena laureatosi campione del mondo in Francia: celebre per il coraggio nelle uscite e la spettacolarità degli interventi che gli valsero il soprannome di Gatto Magico, Olivieri ripagò subito la fiducia nella gara di esordio (18 settembre), vinta per 1-0 con la Triestina, con rigore tirato dal torinese Federico Allasio (1914-87), padre della celebre della attrice Marisa; dal canto suo Gatto Magico Olivieri portiere granata parò ben due tiri dagli undici metri. La Stampa commentò l’indomani: «la partita si è svolta all’insegna dei calci di rigore».

Il Toro lo aveva ingaggiato tre mesi dopo la vittoria ai Mondiali: Olivieri era stato salutato in persona dal capo del fascismo che, dopo Italia-Norvegia 2-1, gara disputata al Vélodrome di Marsiglia, gli disse: «So che l’eroe siete stato voi: avete salvato l’Italia». In realtà, Olivieri era tutto fuorché fascista e nelle sue memorie avrebbe ricordato i ventimila antifascisti giunti al Vélodrome per fischiare la Nazionale azzurra: «fischiarono - giustamente - il nostro saluto romano. Segnammo subito, poi crollammo. La Norvegia pareggiò a 7’ dalla fine. All’88’ mi venne incontro Knut Brynildsen. Calciò all’incrocio, andai a prendere la palla lassù, in cima. […] Prima di battere l’angolo, il norvegese chiese di sospendere il gioco, volle stringermi la mano, un tempo si usava così. Nei supplementari Piola fece 2-1».

Grazie anche al portierone di natali veneti il Toro fece sognare i tifosi perdendo un’unica gara nelle prime undici gare e conquistando il vertice, portando a casa anche vittorie particolari (5-1 alla Lucchese in casa, 3-0 al Bologna sul suo campo e al Napoli al Filadelfia) e imponendosi 3-2 nel derby, all’undicesima.

Di questa squadra che avrebbe concluso la stagione al secondo posto, a quattro punti dal Bologna vincitore (prendendogli comunque tre punti su quattro), facevano parte l’interno padovano Walter Petron (detto Lallo), il centravanti piacentino Giovanni Gaddoni e Luigi Ferrero (1904-84), un altro ragazzo di Borgo San Paolo, che sarebbe divenuto, secondo la moda del tempo, allenatore, guidando per un biennio gli Invincibili.

Non nuovi a certi sguardi, gli strisciati seguivano le gesta di Gatto Magico e, il 6 gennaio 1939, all’atto dell’addio del loro portiere Gino Camerario, spezzino che si trasferiva a difendere i pali della formazione della sua città natale, non casualmente La Stampa titolò: Un futuro Olivieri?

Ma Gatto Magico giocò quattro splendidi anni solo sula riva granata del Po per chiudere la carriera di calciatore nel Brescia, nella stagione 1942-43.

Dopo la più che discreta stagione di Alberto Paleari, c’è più di una sensazione circa il fatto che Mascardi possa diventare il nuovo Gatto Magico, dando un senso suggestivo e particolare alla nuova stagione granata.