Toro News Columnist Caro Ignazio, anche noi vorremo una squadra meno tremenda ma più tremenda!

Caro Ignazio, anche noi vorremo una squadra meno tremenda ma più tremenda!

Alessandro Costantino
Il Granata della Porta Accanto/ Gli sforzi del mister sono encomiabili e meriterebbero un contesto tutto attorno completamente diverso

Sono convinto che Abate stia facendo tutto bene in questo suo inizio di avventura sulla panchina granata. Ha entusiasmo, ha grinta, ha energia, ha idee, ha voglia, ha rispetto e, soprattutto, ha grossa empatia con l'ambiente che lo circonda. Per certi versi il suo approccio mi ricorda quello di Vanoli, che avrà anche "allenato i tifosi" come gli rinfacciò il suo datore di lavoro, ma seppe entrare nel mondo granata come pochi allenatori hanno saputo fare prima di lui. Abate è probabilmente più bravo di Vanoli come mister, se non altro perché è arrivato qua, a parità di esperienza, una dozzina di anni prima dello stesso Vanoli, ma ha ancora comunque tutto da dimostrare. Comincerà a farlo dalla partita col Milan, uno scherzo del destino che lo mette di fronte al suo debutto in A al club che lo ha consacrato quando era giocatore. Dicevo che adoro quanto sta facendo Abate e soprattutto come lo sta facendo perché sono sempre più convinto che se avesse trovato una proprietà diversa, una proprietà non così compromessa ed impresentabile agli occhi dei tifosi, sarebbe davvero potuto diventare scintilla e comburente di un nuovo fuoco capace di riaccendere le braci sopite nel nostra fantastica tifoseria.

+Il problema è che non basta fare tutta una serie di lodevoli iniziative come tenere aperto il Filadelfia, portare i giocatori al Museo della Storia e della Leggenda Granata, credere nei giovani, cercare di instillare una mentalità propositiva e resiliente nel gruppo squadra se poi dietro non hai una società che per prima tira la carretta nella stessa direzione. E questo mi dispiace tantissimo perché gli sforzi del buon Ignazio, che ancora non sappiamo che frutti daranno sul campo (leggi risultati...), sono encomiabili e meriterebbero un contesto tutto attorno completamente diverso. Ascoltando la sua conferenza stampa pre partita non ho potuto non notare la non voluta ironia dietro l'ingenua frase pronunciata del mister "voglio una squadra tremenda come impone la nostra tradizione" chiaramente riferendosi al "tremendismo" granata. Di squadre tremende in senso letterale purtroppo ne abbiamo avute parecchie negli ultimi venticinque anni per cui anche noi tifosi condividiamo questo augurio di Abate: non possiamo che unirci al suo desiderio di una squadra meno tremenda in senso letterale, ma più tremenda in senso granatamente storico!

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Se questa trasformazione dipendesse solo dalla voglia e dalle capacità dell'allenatore scommetterei ad occhi chiusi che sicuramente avverrebbe. Purtroppo ci deve del mettere del suo anche Petrachi, da qui al primo di settembre entro la chiusura delle contrattazioni, e la società nel sostenere il mister nelle eventuali difficoltà e nel fare i giusti investimenti a tutti i livelli. E non parlo solo di mercato. Mi viene da pensare, ad esempio, che il Torino FC, pur essendo parte in causa, non ha fatto nessun commento ufficiale alla notizia che il Comune ha dato il via libera all'iter per la costruzione del Museo Granata al Filadelfia: una delibera di fatto storica che sancisce l'inizio del percorso reale che porterà a chiudere il cerchio del progetto del Nuovo Filadelfia. Il silenzio di Cairo in merito è stato assordante, un vero acufene, per usare una metafora tanto cara al presidente, per le orecchie di noi tifosi. Invece di cavalcare l'onda di un momento storico atteso da tutti con grande trepidazione il patron si è guardato bene dal mettere bocca sulla vicenda visto che lo step successivo sarà la ricerca di 6 milioni di euro per finanziare l'opera. Non sia mai che poi qualcuno si sogni di battere cassa dalle parti di via Magenta a Milano, potremmo maliziosamente pensare a fronte di un così basso profilo...Eppure, faceva notare qualcuno, la cifra necessaria per realizzare il museo è più o meno la stessa servita per comprare un Demba Seck o un Abloukhal qualunque o per pagare il lordo dello stipendio di Biraghi per due stagioni: visto, quindi, che si buttano via soldi in maniera discutibile nell'area tecnica perché non farlo con un fine nobile e con gloria imperitura finanziando l'opera direttamente?

Inoltre a gettare altre ombre sull'operato di questa società non si può non ricordare che il brand Torino si sta depauperando ogni anno di più (anche questa è notizia di questi giorni) e vale ormai, tolte le quattro/cinque big italiane, che sono su cifre molto più alte, più o meno la metà di quello delle squadre delle nostra fascia (Fiorentina, Bologna, Lazio, Atalanta). La metà: 35 milioni contro i 60/80 delle squadre citate. Anche il bacino tifosi attestatosi a circa 420mila unità (in crescita di un paio di punti percentuali sull'anno precedente) è però ormai più che dimezzato rispetto al milione abbondante di tifosi che il Torino vantava in Italia fino a prima dell'inizio del nuovo millennio. Ecco perché dico che la società dovrebbe fare le cose per bene e e questo modo deve seguire una sola via: quella dell'ambizione. Solo così le idee di Abate avrebbero terreno fertile in cui crescere e la tifoseria stimolo e impulso ad avere fiducia nel presente e nel futuro. Facciamo, quindi, un grosso in bocca al lupo ad Abate per questo esordio in serie A: sia lui che noi come tifosi ci meritiamo una squadra più tremendista. E un contorno societario che sia all'altezza...


ALESSANDRO COSTANTINO - Da tempo opinionista di Toro News, do voce al tifoso della porta accanto che c’è in ognuno di noi. Laureato in Economia, scrivere è sempre stata la mia passione anche se non è mai diventato il mio lavoro. Tifoso del Toro fino al midollo, ottimista ad oltranza, nella vita meglio un tackle di un colpo di tacco. Motto: non è finita finché non è finita.

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