Toro News Columnist Culto 1978 - Sei granata in Argentina

1978 - Sei granata in Argentina

Francesco Bugnone
Culto Mundial / Sei granata partirono per l'Argentina con la Nazionale più spettacolare del torneo, ma tra esclusioni, tensioni interne e occasioni mancate il loro Mondiale lasciò più rimpianti che soddisfazioni

Francesco Graziani, Eraldo Pecci, Paolo Pulici, Claudio Sala, Patrizio Sala e Renato Zaccarelli: sono sei i giocatori granata che Enzo Bearzot convoca per i mondiali di Argentina 1978, mai così tanti in un campionato del mondo. Il Toro di Radice è una squadra fantastica che ha vinto uno scudetto e ne ha sfiorato un altro con numeri ancor migliori che se conquistato probabilmente avrebbe cambiato la nostra storia in maniera definitiva. Nel 1977/78 i granata hanno provato a tallonare la Juventus da vicino, ma, complici parecchi guai fisici, non hanno mai dato l’impressione di poter lottare davvero per il tricolore, ma siamo sempre di fronte a una squadra di altissimo livello e sei convocati possono andare addirittura stretti.

Il commissario tecnico punta sul blocco della Juventus, ma c’è chi come Graziani punta alla titolarità forte dell’apporto dato durante le qualificazioni. Questa convinzione inizia a sbriciolarsi dopo l’ultima amichevole disputata prima della partenza per il Sudamerica che, come spesso succede nella storia della Nazionale, è fonte di problemi. Lo 0-0 contro la Jugoslavia è accompagnato dai fischi dell’Olimpico di Roma e dalle forti perplessità della stampa. Il giocatore più colpito dalla contestazione è proprio “Ciccio” al posto del quale si chiede l’innesto di Paolo Rossi, rivelazione del campionato con ventiquattro reti che il Vicenza ha appena riscattato alle buste ai danni della Juventus per una cifra record. Graziani ritiene ingiusto il trattamento subito dal pubblico, mentre Bearzot, al di là delle offese che gli sono arrivate dagli spalti, medita dei cambiamenti all’assetto nonostante le dichiarazioni di prammatica.

L’Italia lascia lo stivale alle prese con uno dei periodi più bui del dopoguerra, nel pieno degli anni di piombo: il corpo di Aldo Moro è stato trovato senza vita nel bagagliaio di una Renault 4 rossa in via Caetani solo poche settimane prima. L’aereo atterra in un paese che si trova in una situazione ancora più cupa retto dalla sanguinaria dittatura militare di Videla, spietata nei confronti degli oppositori e tollerata, se non peggio, dall’Occidente. Di desaparecidos, dei bambini strappati alle famiglie degli oppositori e dati in adozioni a famiglie vicine al regime, di violenze e di torture non si parla ancora: c’è un mondiale, un paese che prova a mostrarsi grande agli occhi del mondo, meglio girare la testa.

La Nazionale va in ritiro all’Hindu Country Club di Don Torquato, una prigione dorata con un clima che paradossalmente è migliore di quello vissuto nel ritiro di Monaco quattro anni prima dove aleggiavano ancora le ombre dell’antenato di Settembre Nero alle Olimpiadi 1972. Nella stessa struttura si trova anche la Francia, primo avversario degli azzurri che sono capitati in un girone di ferro con transalpini, Ungheria e Argentina. La sfida coi padroni di casa chiuderà il girone.

Il due giugno a Mar de la Plata l’Italia esordisce contro Platini e compagni. Paolo Rossi è in campo, Graziani viene sacrificato: racconterà che la moglie, venuta in Argentina a vederlo, si è messa a piangere una volta scoperta l’esclusione. Quarantaquattro secondi e gli azzurri vanno sotto: Six si invola sulla sinistra vanamente inseguito da Gentile e Scirea poi cross al centro dove Bellugi rimane colpevolmente tagliato fuori permettendo a Lacombe di battere Zoff con un gran colpo di testa. Pecci si trova in tribuna e rimane stupito dall’aver visto alcuni giornalisti italiani esultare.

La Nazionale reagisce allo svantaggio con un atteggiamento coraggioso fatto di trame veloci e tecnicamente valide arrivando al meritato pareggio al 29’ quando proprio Paolo Rossi è scaltro nel dirottare in rete un pallone impazzito dopo un’incornata di Causio respinta della traversa. Dopo l’intervallo arriva il momento del primo granata nel mondiale con Renato Zaccarelli che sostituisce Antognoni. I due avrebbero potuto giocare insieme con la maglia del Toro, ma questa e un’altra storia sportivamente dolorosa.

Il cambio si rivela decisivo. Al 52’ Rossi affonda a sinistra e crossa radente a uscire. Zaccarelli è in avanti rispetto al pallone, ma corre subito all’indietro trovando una difficile coordinazione per colpire la palla. Il movimento è perfetto col pallone colpito al volo a incrociare che si infila nell’angolino basso opposto prendendo in contropiede Bertrand-Demanes. “Zac” si fa valere anche in difesa nel sofferto finale e l’Italia porta a caso una giusta vittoria in rimonta. Anche l’Argentina vince con le stesse modalità contro l’Ungheria qualche ora dopo. La stampa italiana sfoga la sua voglia di staffetta ipotizzandone una tra Antognoni e Zaccarelli con entrambi gli interessati che allontanano l’ipotesi con forza rimettendosi alle decisioni del ct.

Sarebbe lecito aspettarsi l’innesto di Zaccarelli dal 1’ contro l’Ungheria, ma Bearzot schiera la stessa formazione anti-Francia. Renato vive un pizzico di delusione, ma davanti ai microfoni dichiara che se Zoff crede in un assetto è giusto che insista. Graziani ci tiene a non polemizzare col commissario tecnico, di cui apprezza l’onestà nel comunicargli l’esclusione, ma dice di soffrire “come soffrirebbe chiunque si vede tolto qualcosa cui credeva di avere diritto”. Non gli resta che farsi trovare pronto, il Mondiale è lungo. Si inizia a ipotizzare che in caso di qualificazione acquisita ci sarà spazio per lui come per altri giocatori del Toro.

L’Italia, che non batte i magiari dai tempi del Grande Torino, sfodera un’altra grande partita con tre gol (Rossi, Bettega e Benetti) e tre legni: la qualificazione al girone semifinale è cosa fatta. Graziani trova i suoi primi minuti mundial subentrato a 7’ dal termine a Bettega toccato duro. La successiva vittoria dell’Argentina contro la Francia qualifica anche l’albiceleste e la partita che chiuderà il gruppo avrà solo in palio la sede di quelle successive: Buenos Aires o Rosario.

Si inizia a parlare di eventuali rotazioni con Bearzot che apre all’idea soprattutto per le non perfette condizioni fisiche di qualche titolare, ma senza sbilanciarsi eccessivamente.

Alla vigilia del match sono in molti a dare in campo Claudio Sala, Zaccarelli, Graziani e Pulici. Pupi non parla: la bocca è cucita a causa dell’equivoca battuta di un giornalista che ha rischiato di compromettere la sua pace familiare. Giovanni Arpino scrive di lui su La Stampa: “Attende questo momento dal 1974, quando venne portato in Germania ad «ammirare» i fantasmi di Rivera e Riva. Ieri l’altro un giornalista torinese lo «sbatté» sul suo quotidiano dicendo che il «bomber» sta occhieggiando una ragazzuola. Segue telefonata di moglie inferocita, segue muso lunghissimo e sguardo incattivito del «bomber» granatiero.”

Claudio Sala parla, ma non dice molto di più non essendoci ancora certezze sulla formazione:

“Ai tempi di Italia-Finlandia (girone di qualificazione al Mondiale, ndr) ci fu una lunghissima altalena tra Causio e il sottoscritto: fui preso in mezzo, dichiarai, proclamai e finii per stare in panchina. Io sono pronto per giocare. Ho fatto un lunghissimo viaggio aereo per questa ragione. Se dovessi restare in panchina non farei nascere casi. Non sono tagliato per certe cose”.

Il più allegro è Graziani: sembra proprio che toccherà a lui partire dal primo minuto anche se le variazioni di Bearzot fossero minime.

Passano le ore e il mistero sulla formazione si infittisce: si vuole aspettare l’allenamento di rifinitura. Poi viene rivelato che giocheranno gli stessi partiti dal 1’ contro Francia e Ungheria. Niente blocco Toro, niente Graziani, niente Maldera. Si inizia a ipotizzare una protesta dei titolari che non vogliono lasciare il loro posto financo per una gara. Bearzot, anni dopo, dirà che era una questione di serietà visto che, al momento dei sorteggi, col ct argentino Menotti si era detto che, in caso di ultima gara ininfluente per il percorso di qualificazione, avrebbero messo o entrambi i titolari o entrambi le riserve. Si parla anche di un intervento dall’alto di Carraro, ma l’ipotesi più gettonata è quella della rivolta di Bettega e compagni. Una vicenda sicuramente gestita male da tantissimi punti di vista e che ancora brucia sulla pelle di molti.

L’Italia vince la partita con l’Argentina proprio grazie a un gol di Bettega al termine di una splendida azione, ma perde Bellugi per infortunio. Zaccarelli disputa 17’ al posto di Antognoni. Risparmiare quei 90’ ad alcuni titolari sarebbe potuto tornare utile dopo, così come evitare amare esclusioni ad alcuni giocatori avrebbe giovato al loro umore quando chiamati in causa nelle partite successive.

Scrive Bruno Perucca su La Stampa: “Bearzot da un lato considerava utile qualche cambio, dall'altro vedeva I giocatori in salute e temeva di rompere il filo del 'discorso* Iniziato con Francia e Ungheria. Avrebbe comunque operato delle varianti (Grazianl per Rossi, di certo; Zaccarelll per Tardelli onde non correre II rischio di una squalifica del bianconero, già ammonito una volta), ma ha preso atto con piacere della ferma presa di posizione del componenti della squadra tipo. Di qui la conferma della formazione, la delusione evidente di chi contava di giocare. Solo Claudio Sala non coltivava Illusioni: «Già una volta prima di Italia-Finlandia a Torino si disse che dovevo giocare poi sapete come è andata. Ora aspetto a parlare alla fine delle partite, dopo averle giocate». Adesso diventa difficile analizzare gli umori del clan azzurro dopo un tira e molla che ha avuto II suo punto fermo nella partita di Ieri sera. Un blocco di giocatori sarà certamente soddisfatto di aver mantenuto una certa 'Superiorità' (una malintesa superiorità, se si considera che in un campionato del mondo i ventidue dovrebbero fare blocco non solo per ritirare I premi), l'altro blocco non sarà certamente soddisfatto del comportamento dei compagni. E' Inutile nascondere la verità, all'Interno della Nazionale I colori sociali si sfumano, ma bianconeri e granata sono pur sempre 'alleati temporanei' e non di più. Va ad onore di Grazianl, comunque, una dichiarazione di Ieri secondo la quale le eventuali delusioni si annullano nel clima sano della squadra. Bearzot ha la colpa di non aver saputo o potuto, chiarire la situazione per tempo: Il ct doveva annunciare i cambi, se II credeva opportuni, chiarendo al blocco di Mar del Piata — chiamiamolo cosi tanto per capirci — che sarebbe tornato In campo per le semifinali secondo logica.”

L’Italia resta a Buenos Aires in un girone ben poco morbido con Germania Ovest, Austria e Olanda, ovvero le due finaliste del mondiale precedente e l’altra squadra rivelazione del torneo. All’Argentina tocca il Brasile con Perù e Polonia di contorno. Le prime di ogni girone si giocheranno il mondiale, le seconde la finale per il terzo e quarto posto.

Si comincia contro i tedeschi e l’Italia nel primo tempo va vicinissima al gol in due circostanze sempre con Bettega prima con un’azione trascinante in cui evita anche il portiere ma trova un acrobatico salvataggio di Kaltz sulla linea e successivamente, dopo un buco di Vogts, con una conclusione a colpo sicuro che termina incredibilmente fuori.

La ripresa vede in campo Zaccarelli al posto di Antognoni e l’innesto di “Zac” aumenta ulteriormente la spinta degli azzurri che reclamano un rigore: dopo un traversone di Cabrini che inganna Maier ma si stampa sulla traversa, Bettega continua la sua giornata poco fortunata calciando ancora a botta sicura, ma trovando la respinta di Kaltz, forse con un braccio. Zaccarelli va vicino al gol in due circostanze con una punizione alta di poco e un colpo di testa su cui Maier è costretto al miracolo per deviare in angolo. Inquadrato mentre esce dal campo a fine partita con addosso la maglietta bianca del succitato Kaltz, Renato sembra rimuginare sulle occasioni mancate. La Germania è stata demolita, come dice un tifoso intervistato da Gianfranco D’Angelo per la Rai, ma la vittoria non è arrivata nonostante una bella prestazione. Forse sarebbe potuto servire l’ingresso di Graziani del secondo tempo al posto di un Rossi stritolato dai panzer tedeschi, ma non c’è controprova. La prestazione di Zaccarelli, che ha limitato Bonhof facendosi anche valere in avanti, apre alla titolarità nelle gare successive a discapito di Antognoni. La contemporanea vittoria dell’Olanda sull’Austria per 5-1 complica i piani anche per la differenza reti.

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Alla vigilia della partita contro l’Austria l’Italia attua un silenzio stampa antesignano di quello di Spagna 1982 per mantenere la concentrazione anche se qualcuno dice che serva a evitare polemiche sia sull’esclusione di Antognoni sia sulle dichiarazioni del presidente vicentino Farina critiche sulla modalità d’impiego del “suo” Paolo Rossi. Sarà proprio l’attaccante a decidere l’incontro con una rete di rapina a punire un erroraccio di Strasser. Nonostante la pressione non arriveranno altri gol col portiere Koncilia superstar su Zaccarelli (ancora tra i migliori), Tardelli, Cuccureddu e Graziani, subentrato a Bettega, che si vede strozzare l’urlo in gol da un vero miracolo su una conclusione sotto misura. Il 2-2 fra Olanda e Germania Ovest costringe gli azzurri a vincere contro gli orange per conquistare la finale. C’è qualche preoccupazione dal punto di vista fisico, mentre parte della critica si scaglia contro Graziani per la rete fallita, benché ininfluente.

Contro l’Olanda l’Italia gioca un inizio di partita stupendo con la sola pecca di sbagliare alcune scelte offensive e di fallire assist per questione di millimetri. Ci pensano gli avversari a darci una mano con Brandts che nel tentativo di anticipare Bettega in scivolata infila la propria porta e travolge il portiere Schrijvers costringendolo a lasciare il posto a Jongbloed, il titolare dell’Arancia Meccanica del 1974 con il numero otto sulla schiena. La seconda parte della frazione è più cattiva con l’Olanda che si innervosisce e picchia (Zaccarelli, nuovamente proposto dal 1’, resta qualche minuto fuori dal campo per un intervento di Neeskens) con l’arbitro Martinez che fatica a tenere in mano la situazione.

Dopo l’intervallo entra in campo a sorpresa Claudio Sala per Causio, sostituito per averlo più fresco nell’eventuale finale. Il Poeta per conformazione fisica non è proprio il giocatore più adatto a subentrare in corsa, ma il problema è che l’Italia per motivi di stanchezza e per l’aumento della spinta olandese inizia ad arretrare troppo. Al 50’ Brandts rimedia alla sua autorete con una staffilata da una ventina di metri che si insacca sotto la traversa e colora di arancione l’accesso alla finale. L’arbitraggio di Martinez inizia a essere particolarmente severo con gli azzurri che esauriscono progressivamente la loro spinta e vedono polverizzati definitivamente i sogni di gloria a causa di una conclusione di Haan (che in precedenza avrebbe meritato un rosso) da distanza siderale col pallone che colpisce il palo e termina in rete avviando una serie di ingiusti processi a Dino Zoff. L’ingresso di Graziani a partita compromessa non sortisce miracoli. La sconfitta in extremis della Germania contro l’Austria apre le porte alla finale per il terzo posto contro il Brasile, beffato dalla mermelada peruana che dà il via libera alla finale dell’Argentina.

Con Benetti e Tardelli squalificati e Zaccarelli infortunato dopo le botte degli olandesi tali da impedirgli l’abituale recupero record, contro i carioca arriva il momento di Patrizio Sala che è al settimo cielo per l’occasione che gli si prospetta. Il primo pericolo portato dagli azzurri è una doppia conclusione di Antognoni nel giro di pochi secondi: parata di Leao prima e incrocio scheggiato poi. Al 38’ Causio e Rossi si scambiano i ruoli abituali in maniera vincente col secondo a crossare da destra e il primo a segnare di testa. Sulle ali dell’entusiasmo l’Italia sfiora il raddoppio con Patrizio Sala, che non si limita a contenere Dirceu lanciandosi talvolta in avanti, che calcia forte da fuori, Leao che non trattiene e sulla mischia che ne consegue Rossi trova il piede del portiere avversario e Causio scheggia la traversa. Il tempo si chiude col terzo legno azzurro colpito da Rossi che, costretto ad allargarsi per evitare Leao, calcia con poco spazio e mette sul palo esterno.

Come contro l’Olanda l’Italia cala nella ripresa e come contro l’Olanda la punizione arriva da lontano. Nelinho sorprende Zoff con un’incredibile conclusione carica d’effetto dal lato destro dell’area al 64’ e al 71’ è fatale un sinistro poco oltre la lunetta di Dirceu su sponda di Mendoça. Al 78’ altro spezzone per Claudio Sala che prova in tutti i modi a far fruttare quei pochi minuti facendosi valere con dribbling e tackle. Allo scadere una punizione di Causio pesca in area Bettega che di testa colpisce la traversa e sull’ennesimo legno della spedizione cala il sipario, è ora di fare le valigie.

A proposito di valigie, Paolo Pulici è un asso nel farle, riesce a fare stare tutto l’occorrente in breve tempo e per questo i compagni gli affidano l’incombenza. Queste le sibilline parole di Claudio Sala in un recente incontro patrocinato da Tuttosport per ricordare lo scudetto del 1976: “In Argentina Pulici ha fatto le valigie per diciotto giocatori, perché era bravissimo a mettere tutto quello che avevamo comprato (…) allora ha fatto la valigia a me, a lui (Zaccarelli, ndr), a tutti quelli del Torino, poi cominciavano quelli della Juve, ha fatto la valigia a Zoff e a Scirea, poi non ha più voluto sapere perché gli altri non meritavano che lui facesse quella cosa”.

Ciccio Graziani ha reagito all’esclusione con una signorilità non comune. Siccome ogni tanto la ruota gira sarà titolare nel Mondiale di Spagna di quattro anni dopo diventando campione del mondo.
Eraldo Pecci chiederà a Bearzot di non essere più convocato se il ct non lo vede regolarmente in campo: una richiesta indubbiamente originale, senza polemica, ma soprattutto onesta. Alla Pecci.

Paolo Pulici è andato a due mondiali senza giocare un minuto, disputerà un’amichevole contro la Turchia nel settembre successivo e fermerà il suo numero di presenze in nazionale a diciannove con cinque reti.

Claudio Sala è stato forse il più penalizzato da quel mondiale. Chiuderà la sua esperienza di lì a qualche mese con l’ennesimo spezzone in una sconfitta nell’ex Cecoslovacchia.

Pat Sala giocherà ancora un paio di partite in Nazionale (sostituito contro la Turchia, subentrante contro il Lussemburgo). Per lungo tempo ha avuto l’immagine della sua gara col Brasile come foto profilo di WhatsApp.

Renato Zaccarelli ha disputato il mondiale più soddisfacente della truppa granata, si ritaglierà ancora spazio in sei occasioni. Il cambio di ruolo nel Toro, col progressivo arretramento a libero, gli toglierà opportunità in azzurro, ma venticinque presenze e due reti sono un ruolino di tutto rispetto.

Sul cuore granata di Enzo Bearzot non si deve e non si può discutere ed è giusto che abbia perseguito le sue idee professionali senza guardare la sua fede. Certo che la gestione della viglia fra Italia e Argentina e quella di Claudio Sala sarebbero potute essere migliori, ma in compenso nel 1982 azzeccherà tutte le scelte, anche quelle contro-intuitive, e alzerà la coppa del mondo dopo un crescendo rossiniano. Se l’Italia 1982 è statala più forte, forse quella di quattro anni prima è stata la più “bella” e spettacolare. Quel quarto posto, sebbene inatteso, va stretto, ma nel calcio va così-

L’Argentina vince il mondiale 1978 battendo 3-1 l’Olanda. La gente festeggia per le strade mentre a poca distanza gli oppositori vengono torturati nei centri di detenzione clandestina. Cinque anni dopo, in seguito alla sconfitta nella guerra delle Falkland, verranno indette elezioni democratiche che metteranno la parola fine a uno dei regimi più crudeli (e tollerati) della storia recente. Ma può smettere di sanguinare una ferita così grande?


FRANCESCO BUGNONE - Classe 1979, tifoso del Toro dal 1985 grazie a Junior (0 meglio, a una sua figurina). Il primo ricordo un gol di Pusceddu a San Siro, la prima incazzatura l'eliminazione col Tirol, nutro un culto laico per Policano, Lentini e...Marinelli. A volte penso alla traversa di Sordo e capisco che non mi è ancora passata.